Retorica neraIl complottismo suprematista dei meloniani e la sostituzione etnica della destra

Da giorni ministri, sottosegretari e parlamentari della maggioranza non fanno altro che parlare di lotta alla droga, all’immigrazione e addirittura al comunismo. Una fuffa ideologica che oscura mediaticamente i moderati della coalizione. Se n’è rimasto ancora qualcuno

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C’è da chiedersi, di fronte alla valanga nera che pare non fermarsi un giorno, dove siano i famosi moderati del centrodestra, gente tipo Maurizio Lupi, Giorgio Mulè, Gianfranco Rotondi, lo stesso Guido Crosetto (e per quel che gli compete, Carlo Nordio), cosa pensano tutti questi della strategia che i nuovi governanti del Paese, ritenendo di esserne i padroni, hanno in animo di sviluppare sino alle Europee in un crescendo di avvertimenti, rivalse, mistificazioni. 

Nessuno di questi che si interroghi sul fatto che il centrodestra è morto e sotterrato. Proprio in questi giorni si stanno celebrando i suoi funerali perché proprio in questi giorni è scattata la mobilitazione generale di ministri, sottosegretari, parlamentari – e naturalmente della leader di Fratelli d’Italia provvisoriamente anche presidente del Consiglio. Tutti a suonare una grancassa che non è solo politica in senso stretto ma anche e soprattutto culturale – meglio: ideologica – una musica ritmata da rumorosi allarmi. Contro la sostituzione etnica, contro la droga, più sullo sfondo – ancora! – contro il comunismo e quant’altro la retorica nera riesce a raggranellare nella sua scarsella del risentimento. 

Ieri è toccato al potente ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida tuonare contro il pericolo della sostituzione etnica, un lugubre classico dell’ideologia fascista e postfascista che scaturisce dal mai sopito incubo per un inverosimile complotto in base al quale il fenomeno dell’immigrazione sarebbe pianificato da chissà quale entità per creare una sorta di gregge multietnico in sostituzione delle popolazioni residenti in Europa. 

Per il grintoso ministro dell’Agricoltura, da mesi impegnato a difendere l’italianità di qualunque cosa, vicino dunque a una vera e propria ossessione autarchico-nazionalistica (peraltro condivisa con Meloni o per altro verso con il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e Fabio Rampelli sulla questione della lingua), «vanno incentivate le nascite, va costruito un welfare per consentire di lavorare a chiunque e avere una famiglia. Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica», e si lambisce qui la fobìa per qualche mister X di rango pluto-giudaico-massonico, identica a quella di Matteo Salvini che gridava all’Italia sotto attacco per via degli sbarchi di centinaia di disperati sulle nostre. 

Non siamo nemmeno lontanissimi delle teorie antisemite, della corruzione del sangue, la spettrale base ideologica del nazismo, e con questo non si vuole certo dire che l’Italia è governata da hitleriani e però qualche brivido dinanzi a certe espressioni viene spontaneo. 

A sua volta la cognata del ministro, cioè la presidente del Consiglio, ieri ha usato un concetto solo un pochino diverso quando inaugurando il Salone del mobile a Milano ha spiegato che per risolvere il problema della scarsezza di manodopera serve appunto una politica per la natalità e poi far lavorare le donne più che gli immigrati. Esattamente il contrario di quanto sostengono, non Elly Schlein, ma Confindustria e Bankitalia, gli immigrati sono decisivi per la nostra economia, altro che. Ma Meloni preferisce la supremazia dei nostri, degli italiani, hai visto mai. 

Le teorie complottiste fanno parte dell’armamentario ideologico della destra europea (vedi Viktor Orbán) e da noi sono recentemente penetrate a livello politico soprattutto per colpa della Lega: ne parlò il Governatore della Lombardia Attilio Fontana (si scusò poi per aver adoperato l’espressione «razza bianca») e lo stesso Salvini, oltre a un po’ di gente del circo mediatico, da Diego Fusaro a Claudio Messora. 

Finché restiamo ai bassifondi del dibattito pubblico passi ma è chiaro che quando la bandiera della sostituzione etnica viene presa tra le mani del partito di maggioranza relativa che esprime la presidente del Consiglio che poi va col finto sorriso sulle labbra ai quattro angoli del mondo, beh, questo divenga un problema politico enorme. 

E ancora una volta, nelle stesse ore del vaneggiamento del ministro-cognato, Sergio Mattarella si è trovato, in quel di Auschwitz, a dover ricordare le responsabilità catastrofiche del fascismo italiano, non certo immune, anzi, dal più puro razzismo. Perché nei discorsi di Fratelli d’Italia i fantasmi nazionalisti scolorano in fretta verso il razzismo contenuto nell’avversione per gli altri e nella paura che qualcuno voglia sostituire noi con gli immigrati. 

Allora ecco il giro di vite sulla protezione speciale, simbolo del ritorno al salvinismo in salsa meloniana contro il quale le opposizioni stanno facendo il possibile malgrado la tirannia dei numeri parlamentari. Ed ecco per altro verso ma in splendida sintonia spuntare senza un minimo di decoro l’ex sottosegretaria Augusta Montaruli, sempre FdI, già condannata per peculato per rimborsi folli di spese assurde, tra le quali un libro porno, proporre pene più dure per chi consuma droghe leggere (fino a cinque anni).

Niente di cui aver paura, solo che sono segnali, avvertimenti, voglia di usare le maniere forti, come il decreto sui rave, la proposta sul divieto di usare parole straniere, le mistificazioni su via Rasella, è tutta una fuffa nera che oscura totalmente i cosiddetti moderati e rende più buia la scena politica e la vita nazionale.

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