Foresta verdePiantare un milione di alberi entro il 2025 per mitigare il cambiamento climatico

Il marchio di rum Flor de Caña ha lanciato una campagna di riforestazione che si propone di immettere settantamila alberi entro la fine dell’anno

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Il marchio di rum premium Flor de Caña è noto per il colore ambrato dei suoi distillati invecchiati. Ma non è l’unica caratteristica “cromatica” per cui il brand nicaraguense si distingue dai competitor del settore. Flor de Caña ha infatti sposato in pieno la causa green per contribuire a lasciare un futuro più verde per le generazioni future. Anche attraverso iniziative di lunga durata, come la campagna globale per piantare settantamila alberi lanciata nel 2022.

Non è la prima volta che Flor de Caña si impegna in progetti di riforestazione: dal 2005 a oggi l’azienda ha già piantato più di 800mila alberi ed è sulla buona strada per realizzare l’obiettivo di piantare un milione di alberi entro il 2025. Per riuscirci ha dato vita all’iniziativa “Together for a Greener Future”, supportata dall’ente ambientale One Tree Planted, che prevede una serie di eventi e iniziative sui social, da condividere con l’hashtag #TogetherForAGreenerFuture, per accrescere la consapevolezza sull’importanza della riforestazione.

La storia di Flor de Caña, distribuito in Italia da Velier comincia nel 1890, quando un giovane avventuriero italiano decise di fondare una distilleria ai piedi del vulcano San Cristóbal, il più alto e attivo del Nicaragua. Centotrent’anni e cinque generazioni dopo, l’intero processo produttivo continua sotto la supervisione della stessa famiglia. I rum Flor de Caña vengono distillati con il 100 per cento di energie rinnovabili e sono invecchiati in maniera naturale fino a trent’anni in botti ex bourbon senza ingredienti artificiali o zuccheri aggiunti. Il marchio ha ricevuto il premio Best Rum Producer of the Year durante l’International Wine and Spirit Competition del 2017, mentre nel 2021 agli Spirit Business Awards sono arrivati il Distillery Sustainability Award e l’Ethical Award per il suo primato nelle pratiche sostenibili. Traguardi importanti, che hanno convinto Debora Tarozzo a entrare nella famiglia Flor de Caña, fino a diventarne brand ambassador in Italia.

Classe 1978, dopo il diploma di geometra Debora decide di iscriversi alla facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche a Forlì, ma si rende subito conto che non è la sua strada. Nel frattempo, lavora nel bar-caffetteria di proprietà della famiglia, a Brescia, e qui succede qualcosa di magico. «Stare dietro il banco mi rendeva felice. È qualcosa di cui non potevo fare a meno: il relazionarsi con la clientela, l’amicizia che si crea con i colleghi e ovviamente la creazione di cocktail, sono componenti imprescindibili nella mia vita», spiega Tarozzo.

Il colpo di fulmine con la mixology stravolge la sua vita: Debora comincia a viaggiare per l’Italia, da Nord a Sud, con la voglia di assorbire tutti i segreti del bartending. Dopo un periodo di formazione classica con la famiglia Tonsi in Aibes, si specializza nel ramo del Flair Bartending presso la 3F di Milano. Lo studio e poi la padronanza di queste tecniche la portano dietro i banconi di importanti bar prima a Londra e poi in Costa Rica, e quindi nuovamente in Italia, in Costa Smeralda. Un valzer internazionale che accresce il suo bagaglio formativo e le mostra un nuovo lato della mixology. «Londra è stata una scuola importante, perché mi sono potuta confrontare con i migliori bartender al mondo e mettermi alla prova sotto molti aspetti. La voglia di viaggiare mi ha portato poi in Costa Rica, dove sono entrata in contatto con l’azienda Flor de Caña».

Spirito di intraprendenza e determinazione hanno portato Debora nel gotha italiano della mixology: oggi tiene corsi di formazione e collabora con le realtà più importanti del Paese. È lo stesso spirito che anima la distilleria Flor de Caña e ha reso il suo rum un prodotto unico per qualità e storia. L’ultrapremier prodotto in Nicaragua è infatti l’unico spirit certificato Carbon Neutral e Fairtrade, ed è realizzato con ingredienti e tecniche sostenibili. La materia prima di Flor de Caña viene da piantagioni di canna da zucchero di proprietà. La CO2, prodotta durante la fermentazione, è riciclata per la distillazione che avviene solo con energie rinnovabili. Il rum, senza zuccheri né additivi aggiunti, invecchia poi in botti ex bourbon soltanto con il calore naturale del clima nicaraguense.

L’impegno di Flor de Caña si traduce anche nella Sustainable Cocktail Challenge, un modo per sensibilizzare la comunità globale di bartender, chiamata a gareggiare miscelando il rum Flor de Caña con ingredienti e tecniche sostenibili. Ma non solo: «Vedo molte iniziative green da parte dei brand del nostro settore, e questo è un bene. Oggettivamente, però, Flor de Caña è il precursore di questa coscienza ecologista. Basta pensare a Zero Waste Cocktails, il progetto che mira a ridurre gli sprechi per servire cocktail unici e sostenibili». Si tratta di un’iniziativa pensata per accrescere la consapevolezza sull’importanza di ridurre i rifiuti alimentari e per coinvolgere i consumatori nella causa per «costruire un futuro più verde insieme, un cocktail sostenibile alla volta». Nel solo 2021, grazie alla Challenge, sono state raccolte complessivamente 10,4 tonnellate, con il supporto di oltre quattrocento bar e ristoranti sparsi in tutto il mondo.

Molti progetti, quindi, per un unico risultato. Una strategia in perfetta sintonia con la sua brand ambassador italiana. «L’azienda mantiene da molti anni un impegno costante nella transizione green, dedicando allo stesso modo molte attenzioni per la sostenibilità e l’uguaglianza di genere negli ambienti di lavoro. È una sensibilità che poche aziende del settore possono vantare e per questo sono orgogliosa di lavorare per un società come Flor de Caña, anche se ho dovuto combattere per arrivare dove sono oggi», aggiunge Debora.

La bartender bresciana – non chiamatela mai “barlady” – conosce bene gli ostacoli e le storture del mondo dei cocktail. Le prospettive sono molto diverse tra uomo e donna: nel mondo dell’hôtellerie e dei ristoranti gourmet c’è una gerarchia quasi militaresca nella quale è difficile entrare, meno nel mondo degli street bar e speakeasy. Detto ciò, le donne che lavorano dietro il bancone e nell’industria dell’alcol sono tante e in futuro saranno ancora di più.

I Diageo World Class, ovvero gli Oscar dei bartender, negli ultimi anni sono stati vinti molto spesso da donne, senza contare che in Italia alcune delle migliori aziende di beverage sono trainate o fondate da donne. All’estero, in particolare a Londra, questi preconcetti sono superati da tempo e «il bartending femminile è diventato sinonimo di tecnica, competenza, accoglienza e intrattenimento», spiega Tarozzo.

L’Italia avanza a passo lento, anche se «c’è sempre più spesso una ridistribuzione dei ruoli e perfino i bar storici delle nostre città, nei quali qualche anno fa venivo adocchiata come una creatura leggendaria, stanno cominciando a capire i vantaggi di una gestione femminile del locale». E quanto agli ostacoli da superare? «Il percorso per diventare una delle poche brand ambassador in Italia implica molti sacrifici, a partire dalla sfera privata. Bisogna fare i conti con rinunce, orari impossibili e continui spostamenti in tutto il mondo. Senza contare la concorrenza e l’invidia da parte dei colleghi uomini. Ma io sono testarda e perseverante. Avevo obiettivi chiari. E oggi la mia passione è cresciuta fino a diventare la cosa più importante. È il mio lavoro che ha scelto me».

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