Fiori, agrumi e vanigliaQuando un profumo rappresenta l’esuberanza dell’adolescenza

Gite in barca, feste, baldorie notturne e incontri inattesi. Ecco la narrazione che è stata scelta per “Devotion”, l’ultima fragranza di Dolce&Gabbana, grazie alla collaborazione con Katy Perry. Un odore, se lo si sa raccontare, contiene vita, contrasti e ricordi

courtesy of D&G

Devotion è il nome dell’ultima fragranza femminile di Dolce&Gabbana, un nome che evoca romanticismo, fedeltà, durata, ecco, l’incisione del tempo in una durata. La maison fondata nel 1985 è, a tutti gli effetti, un esempio di “devozione”: ai luoghi, alle atmosfere, alle porzioni del mondo che ha scelto, ossia l’Italia.

L’Italia meridionale, ammantata di languidi sguardi, donne che prendono il fresco fuori dalla porta di casa, mercati rionali, banchetti, bambini che scorrazzano tra i vicoli. Il mare. L’azzurro. Già una volta, per la campagna pubblicitaria di un altro profumo, Dolce&Gabbana aveva scelto la cornice dei Faraglioni di Capri. La fragranza si chiamava, per l’appunto, Lightblue. La ricordiamo tutti: l’erotismo, la voluttà contenuti in quel breve filmato sono diventati un vero e proprio manifesto, un manifesto non soltanto per il marchio, ma per la stessa nazione, identificata con quel languore, con la bellezza quasi accecante di Bianca Balti che esce dall’acqua, la superficie adamantina della pelle che brillava, irradiata dai raggi del sole.

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Adesso, la protagonista di Devotion è Katy Perry. Una straniera. Un’americana in Italia, nuovamente a Capri. Si aggira Katy Perry, tra gli stretti viottoli in discesa, saluta con la mano, contempla le signore sbucciare a mano i piselli, si trattiene insieme a un bambino. I suoi capelli scuri contrastano con la carnagione immacolata, con i grandi, teneri occhi azzurri. «Bella», le dice una donna, seduta su una sedia di paglia.Quello di Katy Perry è un viaggio, un’avventura. Emerge il tripudio della giovinezza, dell’estate, della spensieratezza. Grida, sullo yatch che si sospinge sul profilo increspato di bianco del mare, incontra lo sguardo penetrante di un ragazzo, lo soppesa, abbassa gli occhi.

Alza le braccia alla Taverna Anema e Core, il più celebre locale dell’isola, getta la testa all’indietro, canta, danza. È un inno alla giovialità, all’adolescenza che rende le stagioni una pletora di notti, di colori, di improvvise ascensioni. È ancora il ragazzo, sempre lui, lo stesso, che la aspetta, seduto nella piazzetta del porto e lei arrossisce, non si trattiene dall’indietreggiare appena. Forse dunque il segreto di Devotion è l’effetto che certi inattesi, inaspettati scontri con l’esistenza producono in noi, costringendoci sempre a restare loro fedeli, in qualche modo.

Per sempre legati. Nato dall’abbinamento intuitivo di Oliver Cresp, la freschezza dei fiori d’arancio incontra la vaniglia e gli agrumi canditi. Note care anche alla cantante, che effettivamente indugia sulla madeleine olfattiva che immediatamente le genera: «Il profumo dell’oceano e l’aria salmastra e frizzante mi riportano sempre a Santa Barbara, dove sono nata e cresciuta». E ammette di scegliere profumi a base di vaniglia da quando ha quindici anni. Eccola, l’adolescenza che torna.

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È stata una scrittrice, forse Daniela Ranieri, a raccontare che la vaniglia è dappertutto, è alla base di tutti gli odori che consideriamo “buoni”, che ci sono cari, e che accostiamo istintivamente a un’idea di tenerezza, di sicurezza, di positività: la casa; i biscotti; il letto, il guanciale, la federa del cuscino; il latte materno; la pelle, la seta; una certa idea di lontananza remota, esotica, orientale; i giardini; i fiori.Tutte le fragranze che in seguito si sono ispirate a questo corredo di ricordi, di sensazioni primigenie, hanno usato la vaniglia. Sapendo, o forse no, che i profumi hanno un rapporto strettissimo con il passato, dunque con l’identità, dunque con la devozione.

Dolce&Gabbana ne è consapevole, per questo si avvale delle immagini, dei significati, dei suoni della tradizione, da sempre, pur concedendosi di giocare un po’, come in questo caso, in cui sceglie a rappresentare la sua idea di fedeltà un’icona della musica pop, oltreoceano, diversissima dalle muse a cui si è ispirato nel tempo: diversissima, ad esempio, dal fascino altero, immoto, carnale di Monica Bellucci, dalla sensualità conturbante di Scarlett Johansson, dai contrasti di Bianca Balti, luminosa ed eterea. Forse perché le radici che risiedono in ciascuno di noi sono contemporaneamente seducenti e rassicuranti. Oscure e lucenti insieme.

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Si capisce, ad esempio, dal fatto che l’ispirazione originaria di questo profumo nasce dal panettone. Un dolce natalizio, lombardo per di più. Remote fissità geografiche convergono, da una parte lo scompiglio festoso del sud, il tumulto partenopeo, l’estate e l’isola, l’isola del piacere, della distensione; dall’altra il calore più tiepido dei vecchi forni milanesi, dove molti anni fa si improntò per caso la ricetta del panettone, la nebbia che si solleva dalle strade, le luci al di là delle finestre delle case, le tavole imbandite, l’aroma pungente dei canditi, della noce moscata. Non è un caso se Devotion è stato descritto come “gourmand”. «Succulento e dolce», lo definisce Katy Perry. E, a proposito delle sensazioni che le ha suscitato indossarlo, annusarlo, subodorarlo, dice: «Mi sentivo così autenticamente me: mi sentivo accogliente e dolce, giovane e deliziosa. Sembrava di flirtare e innamorarsi per la prima volta».

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