Un giudice a RomaDelmastro dice di essere orgoglioso di quanto fatto e di non volersi dimettere

In una intervista al Corriere della Sera, il sottosegretario alla Giustizia dichiara la sua innocenza: «Aspetto con serenità il dibattimento che inizia il 12 marzo per poter dimostrare che non ho compiuto alcun reato»

LaPresse

Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, rinviato a giudizio per rivelazione del segreto d’ufficio nel caso Cospito, in una intervista al Corriere della Sera ha rivendicato quanto fatto annunciando che non si dimetterà dal suo incarico. «Intendo continuare a esercitare il mio ruolo, al meglio, all’interno del ministero della Giustizia. Così come mi è stato chiesto dai tanti che in questo momento mi stanno testimoniando solidarietà per questo inconsueto rinvio a giudizio. Aspetto con serenità il dibattimento che inizia il 12 marzo per poter dimostrare che non ho compiuto alcun reato. Non ho passato alcuna carta. Ho risposto alla domanda di Donzelli cosa che è mio dovere fare e faccio con qualsiasi parlamentare. Sono orgoglioso di aver fronteggiato l’attacco frontale al 41 bis di terroristi e anarchici in combutta con la criminalità organizzata e della mafia».

Lo scorso 31 gennaio l’allora coinquilino a Roma di Delmastro il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha rivelato in una dichiarazione pubblica alla Camera dei deputati il contenuto di intercettazioni tra l’anarchico detenuto Cospito e alcuni mafiosi detenuti, in particolare Francesco Di Maio e Francesco Presta. Una informazione riservata che Delmastro non avrebbe potuto divulgare perché coperta da segreto d’ufficio. Dopo la denuncia formale del deputato dei Verdi Angelo Bonelli, la procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione per Delmastro perché anche se il documento era riservato e la sua diffusione vietata, il sottosegretario non ne sarebbe stato consapevole. Una tesi a cui non ha creduto la giudice per le indagini preliminari Maddalena Cipriani che ha rinviato a giudizio del sottosegretario alla Giustizia.

Secondo la gip la dicitura a «limitata divulgazione» rendeva coperti dal segreto quei verbali usati da Donzelli alla Camera. «La limitata divulgazione nulla c’entra col segreto di Stato. I segreti li decide la legge. Sono tassativi e tipizzati per questo», spiega Delmastro nella intervista al Corriere, chiarendo che Bonelli avrebbe sbagliato a denunciarlo perché quei documenti erano accessibili e non coperti da segreto: «Bonelli ha fatto un accesso generalizzato agli atti. Gli è stata riqualificata la richiesta come sindacato ispettivo. E ha avuto quello che chiedeva perché sono atti ostensibili».