Soffio vitaleGli ucraini ci insegnano l’amore per l’Europa, dice Pina Picierno

Sul palco de Linkiesta Festival, la vice presidente del Parlamento europeo ha espresso il suo sostegno alla causa di Kyjiv: «L’Europa è stata tragicamente distratta e me ne vergogno. Abbiamo tanto da farci perdonare per non aver colto al tempo la richiesta di Europa nell’Euromaidan»

Lorenzo Cera Valla

Pina Picierno è stata la prima politica italiana a chiedere pubblicamente l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Una battaglia politica a cui la vice presidente del Parlamento europeo crede fortemente e che ribadisce sul palco del Teatro Parenti, in occasione della quinta edizione de Linkiesta Festival: «Alcide De Gasperi diceva: “non basteranno le costruzioni istituzionali, all’Europa serve il soffio vitale”. Lo stesso che vediamo nell’Ucraina e che noi abbiamo smarrito. L’Europa è stata tragicamente distratta e me ne vergogno. Abbiamo tanto da farci perdonare per non aver colto al tempo la richiesta di Europa lanciata nell’Euromaidan. Li abbiamo snobbati e dobbiamo un risarcimento morale agli ucraini che ci insegnano l’amore per l’Europa».

Secondo Picierno «Esiste un attacco concentrico, ibrido, alle nostre democrazie liberali da parte delle autocrazie. Un attacco al multipolarismo e al sistema di valori occidentali. Dobbiamo chiederci: ha senso investire e credere nelle democrazie liberali? La risposta è sì. Perché colpevolmente abbiamo abbandonato da tempo la lotta alle autocrazie. La scommessa di Putin era dividere l’Europa e farci abbandonare l’alleanza atlantica. Nell’emergenza siamo stati bravi, ma ora siamo chiamati a dare risposte non retoriche. Dobbiamo ragionare su come rafforzare l’Unione europea, partendo dal voto del 6 giugno 2024».

Il rischio però è che le elezioni europee si rivelino il secondo tempo delle elezioni politiche del 2022 e non invece il grande dibattito sulla democrazia di cui avremmo bisogno, fa notare il direttore de Linkiesta Christian Rocca, moderatore dell’evento. «Bisogna fuggire dal terreno politico proposto dalla destra. La candidatura di Meloni sarebbe il segnale sbagliato di una nuova conta a livello nazionale. La posta in gioco è alta e ambiziosa. La maggioranza Ursula ha fatto tanto e bene, non dobbiamo smarrire la bussola. Anche le prossime alleanze al Parlamento europeo dovranno puntare sulla scommessa di cambiare l’Europa e riformarla».

La “maggioranza Ursula” sostenuta dal Partito popolare europeo, socialisti e liberaldemocratici però vive un momento di difficoltà politica. Non è un segreto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia puntato per mesi a costruire una alleanza tra il gruppo dei conservatori (Ecr) e il Ppe. Ma il risultato delle elezioni nazionali in Spagna e Polonia che ha visto la sconfitta delle destre, sembra appannare questo disegno politico. «Non ci sono margini numerici per immaginare una maggioranza diversa. Non parliamo di aritmetica, ma di politica: il tentativo di un pezzo dei popolari di cercare coalizioni diverse è fallimentare. Perché i cittadini europei non si appassionano a una “Europa minima”. Quando l’Europa si racconta come l’articolo di un trattato non emoziona. Dobbiamo spiegare loro come intendiamo cambiarla e ragionare sulle riforme: la difesa comune, il superamento del diritto di veto, un Patto di stabilità flessibile», spiega Picierno.

Perché il Partito democratico non ha il coraggio di fare una campagna elettorale chiara su questo tema? «Esistono sensibilità diverse. Il Pd è nato dall’unione di forze politiche diverse. C’è un dibattito interno nelle direzioni del partito, è inutile e sciocco negarlo. Ma per ora la barra della lotta alle autocrazie e la tutela delle libertà civili, politiche e sociali è stata mantenuta alta. E mi batto quotidianamente per tenerla alta. I progressisti esistono per rafforzare lo stato di diritto».

Per Picierno «La risposta della Commissione europea alla strage di Hamas del 7 ottobre è stata confusa ed è parsa all’inizio meno forte. Invece la risoluzione del Parlamento europeo è stata perfetta ed equilibrata nel chiedere una tregua umanitaria. Il governo Nethanyau in questi anni ha indebolito lo stato di diritto di Israele, ma dobbiamo dire a gran voce che è l’unica democrazia del Medio Oriente e sostenerla, nel rispetto dello stato di diritto».