Soluzione MeloniL’hotspot per i migranti in Albania potrebbe costare 300 milioni per 700 posti

Il costo sarebbe di undicimila euro per ospite tra realizzazione delle strutture, trasferimenti delle forze di polizia, strumentazione logistica e procedura d’asilo. Il tutto per un numero di persone che, bene che vada, si aggirerà sulle diecimila l’anno. Meno di un terzo delle trentaseimila annunciate

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Undicimila euro a migrante. Tanto, secondo Repubblica, potrebbe costare il progetto del governo Meloni di realizzare in Albania il centro di trattenimento per i richiedenti asilo, provenienti da Paesi sicuri. Nella fattispecie, il costo è di quasi 100 milioni solo per il 2024 e 50 milioni per ognuno dei quattro anni successivi previsti dal protocollo firmato da Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama. Quindi, almeno 300 milioni di euro in cinque anni per la realizzazione delle strutture, trasferimenti delle forze di polizia, strumentazione logistica e procedura d’asilo. Il tutto per un numero di persone che, bene che vada, si aggirerà sulle diecimila l’anno: meno di un terzo delle trentaseimila annunciate.

Perché, almeno nella fase iniziale, i posti che saranno attivati saranno 720 e non tremila. Il motivo è che permanenza dei migranti non sarà affatto mensile, ma potrà arrivare a 18 mesi.

Gli uffici tecnici dei ministeri degli Esteri e dell’Interno stanno lavorando per completare con le norme, e relativi oneri finanziari, la cornice vuota dell’accordo presentato alle Camere dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’accordo dovrà essere ratificato da un disegno di legge che approda oggi in preconsiglio dei ministri.

Ma se anche i 720 posti disponibili vedessero un turnover mensile, non si arriverebbe a novemila migranti in un anno, ma i richiedenti asilo che verranno portati in Albania difficilmente avranno risposta alla richiesta di asilo entro i 28 giorni previsti dalle procedure accelerate di frontiera. Tanto che, a differenza di quanto annunciato inizialmente, il governo non prevede più di tenere in Albania i richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri, ma anche quelli già espulsi e in attesa di rimpatrio che possono essere trattenuti fino a 18 mesi.

Per tenere lontano dall’Italia qualche migliaio di migranti, dunque, il governo si accinge a mettere in piedi una macchina molto costosa: 36 milioni di euro serviranno a realizzare i due centri, l’hotspot da 300 posti per le procedure di identificazione nel porto di Schengen e quello per il trattenimento a Gjader. E ancora 40 milioni almeno costeranno i viaggi, il mantenimento e le indennità di trasferta delle forze di polizia italiane, 7,5 milioni la strumentazione tecnologica, 2 milioni le spese della commissione territoriale per l’asilo che dovrebbe essere insediata ad hoc, più i costi di gestione del centro (almeno 8 milioni annui) che il governo vorrebbe affidare alla Croce Rossa come a Lampedusa.

Non sono calcolabili, al momento, i costi dei trasferimenti dei migranti sulle navi militari dal luogo del salvataggio in Albania, poi in Italia per sbarcare minori, donne incinte e persone fragili. E ancora i viaggi avanti e indietro per l’Adriatico di chi poi dovrà comunque essere portato in Italia, in caso di accoglimento della domanda di asilo o di scadenza dei termini del trattenimento.

L’accordo con Edi Rama prevede che nessun migrante dovrà mettere piede in territorio albanese ma solo nelle due aree messe a disposizione dell’Italia. E proprio le norme che dovranno regolare questa sorta di extraterritorialità sono il punto più delicato del disegno di legge che oggi, prima del preconsiglio dei ministri, vedrà un ultimo confronto tecnico per provare a evitare una prevedibile valanga di ricorsi dei migranti che verranno trattenuti in Albania. Il timore del governo è che, come avvenuto per il decreto Cutro, i giudici potrebbero smontare pezzo per pezzo anche il protocollo Albania.