Al settimo cieloL’Italia celebra la terza giornata nazionale dello spazio

Con un fatturato annuale di oltre due miliardi di euro e circa settemila impiegati, l’industria spaziale italiana è cresciuta sia in capacità che in esperienza, diventando il terzo maggior contributore dell'Agenzia Spaziale Europea

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Istituita nel 2021, si celebra oggi in Italia la terza edizione della giornata nazionale dello spazio. La scelta della data non è casuale, ma ricorda il satellite italiano “San Marco”, lanciato il 15 dicembre 1964. Si tratta del primo satellite europeo a essere stato progettato e costruito esclusivamente attraverso capacità nazionali, grazie al genio scientifico e alla maestria diplomatica di Luigi Broglio. Oggi, a distanza di più di cinquanta anni da quel lancio, quanto pesa l’Italia nello Spazio? E quanto vale lo Spazio nelle prospettive e strategie Italiane?

Il dinamismo del sistema spaziale italiano è cresciuto nel tempo, sia per capacità industriale che per esperienza scientifica, tanto che l’Italia compare oggi tra i pochi Paesi al mondo a poter vantare una filiera spaziale completa.  Se i numeri assoluti ci restituiscono l’immagine di un settore di nicchia, con un fatturato stimato in poco più di due miliardi di euro l’anno e circa settemila  persone impiegate, il suo peso e ruolo strategico appaiono sempre più importanti. Tutte le potenze planetarie (o che aspirino a divenirlo) fanno delle capacità spaziali un attributo di potenza e una dimostrazione delle capacità tecnologiche sia a uso interno che internazionale.

Terzo Paese contributore dell’Agenzia Spaziale Europea, come emerso dalla Conferenza ministeriale dell’ESA del novembre 2022, l’Italia è anche lo Stato Europeo ad aver dedicato allo spazio la fetta più consistente di risorse allocate nell’ambito del Next Generation EU con più di due miliardi di euro del Pnrr più della metà dei quali concentrati sullo sviluppo di una costellazione di satelliti di Osservazione della Terra, denominata: “IRIDE”. 

La nuova costellazione, che conferma e rafforza le capacità industriali e scientifiche domestiche, ha le caratteristiche per diventare uno strumento potente a disposizione delle autorità pubbliche, centrali e locali, e contribuire così al miglioramento delle politiche, in particolare nel rispondere alle sfide sempre più urgenti per il cambiamento del clima e la tutela dell’ambiente. Ampliando l’orizzonte, IRIDE potrebbe inoltre diventare uno strumento prezioso per la diplomazia con i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa.

L’Italia sta acquisendo una rinnovata consapevolezza e autonomia anche in campi strategici come quello dei lanciatori e dell’esplorazione. Nel primo settore, l’Italiana Avio, capofila del progetto Europeo Vega, ha ottenuto di poter operare il lanciatore Vega in autonomia rispetto all’operatore storico Arianespace.

Diversificate e ancora più promettenti, sono le carte italiane nell’ambito dell’esplorazione. Forte dell’esperienza acquisita nello sviluppo di infrastrutture pressurizzate per l’esplorazione (la metà del volume pressurizzato della stazione spaziale internazionale, ISS, è made in Italy), l’Italia si propone su più fronti. Attraverso l’Agenzia Spaziale Europea partecipa al programma internazionale Lunar Gateway e Moonlight (sistema di posizionamento e comunicazione sulla superficie lunare). Inoltre, è tra i primi firmatari degli accordi Artemis proposti dalla NASA, industrie italiane collaborano già a programmi di logistica spaziale (come Cygnus).

Italiani sono anche due tra i migliori e più noti astronauti dell’ESA (Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti) e due sono le nuove “leve”, ovvero gli astronauti selezionati nella classe 2022 tra le riserve. In aggiunta alla cooperazione con ESA, a gennaio 2024 il Tenente Colonnello Villadei partirà a bordo della missione privata Axiom 4 dopo aver fatto un volo suborbitale con Virgin Galactic. L’Italia è, infatti, l’unico paese Europeo ad avere anche un astronauta nazionale. E magari, come suggerisce il ministro Adolfo Urso, proprio in Italia potrebbe nascere uno dei primi spazioporti europei dedicati anche al turismo suborbitale.

A disciplinare un quadro così ampio e complesso, e con l’obiettivo di ridefinire la governance, arriverà a breve, la tanto attesa legge italiana sullo spazio. Sotto il segno di Broglio, uno dei padri dello Spazio in Italia alla cui intuizione, capacità e perseveranza, si devono il primo satellite e la piattaforma San Marco nell’Oceano Indiano che oggi ricordiamo, e in nome di quanti oggi danno lustro, anima e risultati allo spazio italiano, ci sembra che quest’anno ci sia motivo di celebrare una delle creazioni del Made in Italy che ci porterà lontano.