Odio antisemitaUn vero percorso di pace inizierà solo quando Hamas capirà che eliminare Israele è impossibile

Nessuna coesistenza pacifica potrà mai realizzarsi fino a quando persisterà l’ossessione di cancellare lo stato ebraico, una fanatica ideologia criminale sostenuta dall’Iran, Hezbollah e da chi ha governato sinora Gaza. Il primo passo dovrà farlo chi governerà in futuro i palestinesi

LaPresse

Benjamin Netanyahu ha respinto la proposta americana che consisteva nella cessazione delle ostilità in cambio di un accordo con Hamas per la restituzione degli ostaggi, e nella possibilità graduale della costituzione di uno Stato palestinese dopo la guerra a Gaza, sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese. Netanyahu è convinto che solo la pressione militare e quindi la vittoria totale su Hamas possano riportare a casa gli ostaggi. Nessun cedimento nei confronti di assassini e stupratori, la guerra finirà solo quando Hamas sarà completamente distrutta; e per distruzione si intende cancellare per sempre la possibilità che Hamas continui a guidare un regime dittatoriale nella Striscia di Gaza, rendendo miserabile la vita di due milioni di palestinesi e minacciando la vita di milioni di israeliani con la prospettiva di riarmarsi e perpetrare un nuovo pogrom come quello del 7 ottobre scorso. 

Sulla questione della creazione di un futuro stato palestinese nel breve periodo, Netanyahu ha promesso di resistere alle pressioni degli Stati Uniti: «In qualsiasi accordo futuro, o in assenza di un accordo, Israele deve mantenere il controllo di sicurezza di tutti i territori a ovest del fiume Giordano, vale a dire Israele, Cisgiordania e Gaza. Questa è una condizione vitale, perché da quando Israele ha evacuato il territorio di Gaza, nel 2005, ha ottenuto solo terrore, terribile terrore».

Nel frattempo, continuano le contestazioni contro Netanyahu in Israele. Molti media israeliani lo accusano di essersi messo a fare il duro e il prepotente persino con gli americani voltando le spalle alla proposta dei due stati. Israele rischia di finire, per causa sua, totalmente isolata, come purtroppo sta già in parte accadendo, invece di usare un po’ di astuzia politica e diplomazia. Intanto, a complicare ulteriormente la situazione, la tragica notizia dei ventuno soldati morti, e il pressing continuo delle famiglie degli ostaggi, che hanno costretto Netanyahu, secondo il Wall Street Journal, a formulare una nuova proposta ad Hamas (che pare venga accettata): liberazione di tutte donne e bambini israeliani, in cambio di una pausa più significativa dei combattimenti, che Hamas, sicuramente, sfrutterà per riarmarsi e continuare la guerra. 

Yahya Sinwar e Mohammed Deif, i due capi di Hamas, sono dei pazzi furiosi, abbagliati da un delirio di onnipotenza a cui interessa solo proseguire questa guerra atroce contro Israele portando ulteriore distruzione a Gaza. Quindi che fare? Come raggiungere almeno parzialmente i tre obiettivi di questa guerra: neutralizzare Hamas, ridurre la sofferenza dei civili di Gaza e riportare gli ostaggi a casa? Non si sa. Di certo, quando questa guerra finirà, se si vuole davvero creare un futuro migliore, per gli israeliani come per i palestinesi, occorre che chi governi in futuro i palestinesi abbandoni ogni forma di odio antiebraico; quindi, la smetta di insegnare ai bambini nelle scuole che Israele è Satana, e di addestrarli sin da piccoli all’odio e alla vendetta.

Si, perché il vero problema, non sono i vari governi d’Israele che si sono succeduti o che si succederanno nel tempo, ma è l’islam radicale: sino a che persisterà questa ideologia criminale (supportata dall’Iran e dal suo braccio armato Hezbollah, e da chi ha governato sino a oggi Gaza) che ha il fanatico obiettivo di cancellare lo stato d’Israele in quanto stato ebraico, la situazione è destinata a non cambiare. Occorre che si capisca che eliminare Israele è impossibile, che Israele non si farà eliminare, e allora, forse solo allora si potrà iniziare un percorso di pace. La pace, poi, si fa gradualmente e il primo passo dovranno farlo i palestinesi, (chi li governerà) mostrare davvero intenzioni pacifiche, la voglia di costruire uno stato democratico che veda l’altro come partner e non come nemico che l’ha usurpato. 

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