Libro verdePer la capacità fiscale europea serve creatività istituzionale

L’Ue si trova di fronte a sfide significative che richiedono una capacità fiscale autonoma dagli Stati membri. Bisogna creare nuovo debito pubblico europeo per affrontare aiutare la ricostruzione ucraina e finanziare la transizione ecologica attraverso un nuovo piano verde e sociale

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Chiusa con un pessimo accordo a cui si sono piegati sia la Commissione che il Parlamento europeo la partita della revisione del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 – che l’Assemblea aveva accettato nel 2020 con l’ambizione di trasformarlo in un forte atto politico alla fine di questa legislatura –  si accorgono ora in molti che l’Unione europea avrebbe urgente bisogno di una capacità fiscale autonoma dagli Stati, che le risorse assegnate al bilancio europeo sono totalmente inadeguate e che, in mancanza di risorse proprie, bisognerebbe creare nuovo debito pubblico europeo come si fece nel 2020 con il NGEU per far fronte agli effetti devastanti della pandemia.

Si potrebbe dunque affermare che abbiamo bisogno con urgenza di un bilancio di dimensioni federali gestito da un governo europeo

  • per finanziare la transizione ecologica nel quadro di un nuovo Piano Verde e Sociale come è stato sollecitato nei programmi elettorali dei Verdi e dei Socialisti europei
  • per sostenere la transizione digitale, gettando le basi di una politica industriale europea al fine di restituire concorrenzialità all’economia europea, 
  • per creare le condizioni di investimenti europei in tecnologie militari comuni allo scopo di spendere non di più ma meglio e con maggiore efficacia, 
  • per mettere da parte un capitale sufficiente quando si tratterà di aiutare l’Ucraina nell’opera di ricostruzione post-bellica garantendo un rigidissimo controllo contro i rischi della corruzione,
  • per avviare un serio ed europeo piano di investimenti in Africa e per l’Africa nell’interesse dei paesi di quel continente ma anche nel nostro interesse, 
  • per una politica di inclusione degli immigrati da paesi terzi nelle nostre società e nelle nostre economie,
  • infine, per stimolare un efficace partenariato fra pubblico e privato così come previsto dal diciassettesimo obiettivo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Un esame dettagliato di quelle che si chiamano “esternalità negative” con forti inefficienze economiche e sociali nelle nostre società che devono essere combattute per imporre una fiscalità equa potrebbe fornire alle istituzioni europee nuove idee al fine di arricchire il piano di risorse proprie su cui la Commissione europea – e in particolare il Commissario Gentiloni – ha lavorato dal 2020 su mandato del Consiglio e del Parlamento europeo.

Su queste esternalità negative e sulle conseguenti risorse proprie il Movimento europeo si appresta a presentare delle precise proposte insieme al Centro Studi sul Federalismo nell’ambito del suo “Libro Verde” dedicato alle elezioni europee a cui rinviamo i nostri lettori quando sarà pubblicato integralmente alla fine di febbraio sul sito www.movimentoeuropeo.itLe nuove risorse saranno necessarie sia per avviare il finanziamento di spese così come le abbiamo sintetizzate qui sopra che per creare le condizioni finanziarie indispensabili per garantire attraverso il bilancio europeo titoli di debito pubblico europeo con il pagamento degli interessi ai sottoscrittori che sono stati numerosi e superiori alle richieste quando si è trattato di avviare i piani Sure e Ngeu. In questo quadro, si potrebbe immaginare di rilanciare l’idea del Premio Nobel dell’economia Shiller di titoli perenni o irredimibili tali da aprire la strada a una forma innovativa di azionariato europeo in cui l’Unione europea potrebbe rappresentare un modello per l’economia internazionale.

Sull’idea di un nuovo debito pubblico europeo si sono spesi recentemente Mario Draghi, Emmanuel Macron e Kaja Kallas con argomentazioni e obiettivi diversi ma convergenti mentre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è azzardata a parlare di Defense EuroBond in vista del Piano per la difesa europea che potrebbe essere presentato al Consiglio europeo a fine febbraio in vista del Vertice del 22 marzo,  con l’aggiunta di una non necessaria fuga istituzionale in avanti di un futuro “commissario europeo alla difesa”. La strada verso una capacità fiscale europea è tuttavia irta di ostacoli politici e istituzionali ma anche di problemi di comunicazione che non sarà facile superare in tempi rapidi se le idee non saranno accompagnate da proposte creative che potrebbero essere sottomesse prima al dibattito in vista delle elezioni europee dal 6 al 9 giugno e poi nella prossima legislatura.

Mentre la creazione di nuove risorse proprie potrebbe a nostro avviso avvenire a trattato costante rispettando i pesanti vincoli del voto all’unanimità nel Consiglio e delle ratifiche nazionali previsti agli articoli. 311 e 312 TFUE da cui fra l’altro è esclusa la clausola della passerella, alle misure di cui abbiamo parlato più sopra non potrà essere applicato l’art. 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che è stato invece utilizzato per rispondere alle emergenze e agli eventi eccezionali legati alla pandemia con la creazione di SURE e del NGEU.

Dovremo dunque attendere un nuovo trattato-costituzionale che sostituisca quelli esistenti attraverso un processo costituente per tappe con il lavoro di elaborazione del Parlamento europeo, una concertazione con i parlamenti nazionali e l’approvazione di un testo definitivo da sottoporre a un referendum pan-europeo aprendo la via a un negoziato fra i paesi favorevoli e quelli contrari come prevedeva l’articolo 82 del progetto Spinelli nel 1984? O dovremo entrare nel labirinto di una convenzione così come prevista dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea sapendo che le raccomandazioni della convenzione adottate secondo il principio del consenso saranno tritate in una conferenza intergovernativa e poi sottoposte a ventisette ratifiche nazionali in molti casi per via di referendum nazionali o con un doppio voto parlamentare e popolare?

Per quanto riguarda il labirinto della convenzione sappiamo che la grande maggioranza dei ventisette governi non intende dare seguito alla richiesta contenuta nel rapporto votato dal Parlamento europeo il 22 novembre, che questa richiesta non sarà messa all’ordine del giorno del Consiglio europeo prima delle elezioni europee e che già due governi considerati più vicini alle idee del Parlamento europeo (quello belga attraverso la ministra degli esteri Hadja Lahbib e quello tedesco attraverso la ministra per gli affari europei Anna Luehrmann) hanno chiarito recentemente che non sarà convocata una convenzione per l’ostilità nel Consiglio e che sarà necessaria una maggiore “creatività”.

Vedremo se nel Parlamento europeo, che entrerà in funzione il 15 luglio, emergerà un gruppo di “coccodrilli” come quelli che dettero vita al famoso “Club” il 9 luglio 1980 su ispirazione di Altiero Spinelli e che convinsero la maggioranza dei loro colleghi ad avviare un processo costituente per superare l’ostruzionismo dei governi proprio in materia di bilancio.

Nel frattempo sarà necessario dare prova di creatività per cercare di superare gli ostacoli sulla via della capacità fiscale dell’Unione europea autonoma dagli  Stati membri: l’ipotesi su cui varrebbe la pena di lavorare potrebbe essere quella in cui il Parlamento europeo promuova la convocazione di una sessione straordinaria di “assise interparlamentari”, come quelle che sbloccarono nel 1990 il negoziato che portò al Trattato di Maastricht, dedicandole alle finanze europee con l’obiettivo di elaborare un protocollo che venga adottato dal Parlamento europeo e ratificato da parlamenti nazionali dando mandato alla nuova Commissione europea di tradurlo in proposte di piani finanziari da attuare con precise scadenze nel corso della legislatura.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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