GenosPuntare sui giovani per combattere l’egocentrismo in ambito artistico

Dalla mente di un personaggio un po’ distratto, a cui piace surfare con lo spirito in un immaginario tutto suo, disconnesso dalla realtà, nasce un brand di design da collezione che si ispira alla street culture, a persone, posti e… sentimenti

Ph. Louis De Belle

Appuntamento con la persona all’origine di Genos per un drink in un hotel distinto nel centro di Milano. È un pomeriggio umido, la clientela nervosa attorno a noi lascia intuire che siamo in piena settimana della moda. Ad accoglierci, la definizione schietta del suo brand ci proietta in men che non si dica in un universo parallelo: «Collettivo, influenze (di tutto, tranne il design), sogni». Spiega come il suo sia un collettivo volto a restare nell’anonimato, composto da una pluralità di monadi che condividono gli stessi interessi, difficile quantificarle. Ognuna fornisce il suo personale apporto al neonato brand. «Genos mi fa pensare a molte persone, tante emozioni che ho provato negli anni», prosegue il nostro ospite e la sua mente vaga chissà dove. 

«Non mi piace l’egocentrismo in ambito artistico, ecco perché il nostro marchio occulta un’idea di comunità. Spesso accade che molti designer e architetti non abbiano la possibilità di fare ciò che amano, lavorando su progetti commissionati che non li rappresentano completamente. Con Genos, invece, possiamo beneficiare di una libertà assoluta. O almeno cerchiamo di raggiungerla provando a realizzare idee a volte impossibili. Molti giovani ragazzi e ragazze vogliono far sentire la propria voce attraverso le loro creazioni. Ecco, personalmente mi rivolgo a questo nuovo pubblico. Ovunque andiamo, specialmente in Italia, ci imbattiamo in mentalità consolidate, che ci riportano agli anni Sessanta. Da allora, la maggior parte delle aziende di design ha scelto di andare sul sicuro. In pochi corrono il rischio di collaborare con giovani talenti, si preferisce lavorare con designer affermati, probabilmente a causa della concorrenza. Noi facciamo il contrario». 

Future Stool (Ph Louis De Belle)

Genos è tutto ciò. Dover e poter cercare il nuovo. Non essere mai legati a una singola persona, a un solo tema, a uno stile o a un metodo predefiniti, perché a lungo andare la propria conoscenza, le proprie capacità finiscono per esaurirsi. Osservando con attenzione il design dei singoli pezzi, emergono autori versatili, che scelgono approcci progettuali diversi e sollevano attraverso il loro operato i problemi socio-culturali stereotipati che li preoccupano. 

A volte prendendosi gioco di loro, con irriverenza. Da queste fitte collaborazioni – ed elucubrazioni –  risultano How Dare You?, una sedia oltraggiosa, Objects in the mirror are closer than they appear, uno specchio-autoritratto di monadi, Future, uno sgabello reminiscenza di antiche statue all’esterno con un cuore di legno laccato blu cobalto sfumato che simboleggia la volontà di cambiamento, e due tavolini: uno, Scattered Minds, che riflette sul tema dell’accettazione, e un altro, Post-Humanity, la cui superficie ricalca quella dell’asfalto milanese. 

Post humanity Coffee Table (ph Louis De Belle)

Liberamente ispirato a figure di rilievo in ambito creativo quali Yves Klein, Martin Margiela, Oscar Niemeyer o ancora il pittore mistico russo Evgeny Mikhnov-Voitenko, oltre che a una serie di dettagli che fanno riferimento alle strade, questo primo drop è frutto di un meticoloso processo di fabbricazione con materiali duraturi quali il metallo «che raramente si piega al desiderio umano», trattato e assemblato nelle colline della Val d’Elsa, in Toscana. 

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