Parla Valeria MontebelloLa tecnicizzazione del sesso e le contraddizioni del porno a portata di clic

«Oggi parliamo tanto di sesso sui social, ma nei fatti siamo molto indietro: c’è un’analfabetizzazione. Ci sono sempre più paranoie, ansie da prestazione, senso di inadeguatezza», ci racconta la scrittrice

courtesy of Chora Media

Il sesso oggi è ovunque. In TV, al cinema e sugli schermi dei nostri telefonini. Se ne parla tanto. Se ne parla spesso. Se ne parla anche troppo. Dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo e invece non è così. Perché è sempre meno spontaneo e sempre più virtuale, e farlo per davvero o solo via chat, ci mette in difficoltà. Lo spiega in questa intervista Valeria Montebello, classe 1990, scrittrice e sceneggiatrice, che ha raccontato attraverso i podcast i molti orrori e le poche delizie della vita sessuale degli uomini e delle donne di oggi, tra scrolling ossessivo delle App di dating, sexting e porno on demand.

Perché fare un podcast, anzi ben due, sul sesso?

È iniziato tutto nel 2020. Ho scritto un articolo sulle dick pic (non richieste) per il quotidiano Il Foglio dal titolo “Pene d’amor perdute” a cui è seguito, pochi giorni dopo, un altro articolo per Rivista Studio sul sexting, la pratica di fare sesso in chat nata durante la pandemia, che oggi è la nuova normalità. Dopo averli postati sui miei profili social sono stata travolta da migliaia di messaggi di perfetti sconosciuti che mi hanno inondata di domande, ossessioni, paure, desideri e paranoie relative al sesso. Non sono né una psicologa, né una sessuologa eppure uomini e donne di qualsiasi età mi hanno mandato screenshot di chat erotiche per chiedermi consigli. In quel momento ho capito che c’era un analfabetismo totale così, dopo aver tenuto una serie di corsi di sex writing presso l’Accademia di scrittura creativa Molly Bloom di Roma, ho deciso di parlarne apertamente prima con il podcast “Il sesso degli altri”, che è più narrativo, e l’anno successivo con “È solo sesso”, un glossario sentimentale diviso per temi dedicato al mondo delle relazioni e dell’erotismo contemporaneo.

Chi ti scriveva e cosa ti scriveva?
Donne e uomini, ragazzi di vent’anni e boomer di sessanta o settant’anni di qualsiasi orientamento sessuale. Le domande avevano a che fare con la ricerca della validazione dei propri desideri sessuali o consigli su come scrivere e cosa scrivere in una chat di sexting. 

Ci sono ancora degli aspetti del sexting che sono un tabù?
Certo, come cerco di far capire attraverso i podcast oggi parliamo tanto di sesso sui social, ma nei fatti siamo molto indietro. Ci sono sempre più paranoie, ansie da prestazione, senso di inadeguatezza. E lo dimostrano i messaggi che mi arrivano. Preferiscono scrivere a me piuttosto che al partner per chiedermi se una foto può funzionare o meno, se una frase è ad effetto o no. Nella realtà è difficile parlare dei propri desideri sessuali. In più considera che le donne sono più spaventate degli uomini nel fare sexting e nell’inviare materiale hot come foto o video, c’è sempre la paura che lui li possa mostrare agli amici o metterli in rete.

Che tipo di foto mandano le donne?
Beh, diciamo che se l’uomo manda il pene la donna risponde con le tette o con la foto del sedere.

Secondo te le nuove tecnologie fanno danni o aiutano la pratica del sesso?
Secondo me fanno più danni, ma mi rendo anche conto che aiutano tante persone, magari timide, che non riescono ad approcciare di persona e grazie ai siti di incontri si sentono più tutelati e sicuri. Ci sono però anche tanti svantaggi, come quello di trasformare il sesso in qualcosa di distopico. Era una cosa naturale, come mangiare e bere, adesso invece sta diventando tutto più complicato.

Ad esempio?
La fruibilità estrema del sesso oggi in realtà è qualcosa che blocca e crea problemi: nessuno vuole più sudare, tutti preferiscono la comodità dello stare online, perché nella vita vera invece si deve uscire dal confort zone e rischiare. Il virtuale è un rifugio grazie al quale avere un piacere momentaneo. Il sexting non lo fai con il fidanzato o la fidanzata, ma con uno sconosciuto/a, qualcuno che hai incontrato su Instagram o su un altro social o su un App di incontri. Non è semplice sesso telefonico, come quello del secolo scorso o prima dell’avvento di internet, è un vero e proprio porno personalizzato sul telefonino, la scatola nera delle nostre vite, fatto di frasi, immagini, suoni, eccetera. 

In questo la figura della donna come si pone? È lei che prende l’iniziativa o semplicemente sta al gioco?

Il sexting nasce dall’accordo tacito tra due persone consenzienti dove si fa sesso in maniera virtuale, ci si scambia foto e video a contenuto sessuale, non in preparazione di un incontro reale futuro, ma per il solo piacere di farlo. Di solito è l’uomo che inizia inviando una dick pic e la donna sta al gioco, ma può capitare anche il contrario. 

Ph. Pietro Baroni

Quindi, nella realtà, si fa meno sesso?
Sì, si fa sempre meno sesso reale. Lo hanno dimostrato anche molte ricerche, pubblicate soprattutto da testate americane. La pandemia poi non ha contribuito a migliorare la situazione, anzi, diciamo che ha contribuito a far scoprire le gioie del sesso online.

Una volta il porno era proibito, difficile da reperire, circondato da un alone di mistero. Oggi possiamo fruirlo liberamente e quando vogliamo dal nostro smartphone. Il nostro modo di immaginare e vivere il sesso è cambiato?

L’industria pornografica è sempre esistita, ma prima era fatta di star che vivevano perlopiù in California nella San Bernardo Valley, ora è immersiva e non solo per i siti raggiungibili da chiunque. La piattaforma OnlyFans, ad esempio, è stata una rivoluzione: con un abbonamento dai 3 ai 50 euro hai a disposizione creator che inventano contenuti soft porno apposta per te. Molti però vogliono solo piccoli momenti di quotidianità, come uno scatto appena svegli al mattino, mentre si studia, si gioca al computer o si fa una torta. Così si ha l’illusione di avere una relazione. Questa intimità surrogata rende sempre più difficili i legami veri.

Insomma, il porno a portata di clic ci ha reso la vita sessuale più difficile?
Il porno ha reso la nostra vita più libera, ma allo stesso tempo molto più difficile. Libera perché è tutto sdoganato, non ci sono più tabù, difficile perché il porno è diventato un elemento di tecnicizzazione del sesso: siamo portati a fare sesso come lo vediamo nei film, senza essere autentici. Quando poi ci caliamo nella vita reale, abbiamo l’idea sbagliata che l’incontro sessuale debba trasformarsi in una vera e propria performance dove dobbiamo dare il meglio di noi con tanto di posizioni, ammiccamenti, parole ad effetto, gesti, espressioni. 

Puoi fare un esempio?
In questi giorni mi hanno scritto tanti ragazzi e ragazze riguardo a un genere di porno che va ora di moda in cui la donna si sottomette totalmente all’uomo. Ad alcune donne piace, mentre ad alcuni uomini spaventa, in quanto non si sentono rappresentati e non amano vedere sullo schermo un tipo di rapporto di questo tipo, preferiscono altro.

I giovani non guardano più i porno per imparare?
Anche, ma non solo, molti guardano video hot solo per esplorare il proprio desiderio.

Cosa ne pensi dunque dell’educazione sessuale nelle scuole?

Servirebbe tantissimo, anche perché molti ragazzi e ragazze giovanissimi oggi si informano non solo guardando film hard, ma anche sui profili social delle sex influencer che spesso danno consigli sbagliati.

Tipo?
Non mi scorderò mai questa diretta che avevo visto: c’era una sex influencer da milioni di followers che analizzava tutti i messaggi che la sua community le aveva mandato rispondendo alla domanda su quale fosse il posto più strano dove lo avevano fatto e lo facevano. Una ragazza le aveva scritto che lo faceva a letto con il suo fidanzato. I commenti erano assurdi, andavano da “che schifo” a “anni di lotta e ancora stai così, magari ti piace pure il missionario”.

Ci sono piattaforme come Pornhub e Youporn che oggi offrono contenuti creati appositamente solo per un pubblico femminile. Erika Lust, ad esempio, è una delle più famose registe di porno pensati per le donne da una donna. Cosa ne pensi di questa nuova versione dell’hard più femminista ed etica?
Mi è capitato di vedere alcuni film solo per donne e sono stata colpita dal fatto che sono filmati molto soft, dove lo storytelling la fa da padrone e dove gli sfioramenti sono la norma. Mi ricordano vagamente i vecchi film a luci rosse degli anni Settanta. Sicuramente avranno le loro estimatrici. Il mondo del porno è in continua evoluzione e sforna ogni giorno nuove proposte.

È per questo che le piattaforme abbondano di tantissimi generi diversi?
Sicuramente. Quello che voglio dire è che il porno ha cambiato la nostra idea di normalità. Oggi viene considerato normale depilarsi le parti intime, o il sesso anale. Una volta la penetrazione anale era riservata ad occasioni speciali, oggi è la normalità. È vero che il porno può allargare i desideri e ci permette di esplorarli in lungo e in largo, ma la vera domanda rimane: quanto le cose che facciamo a letto sono frutto dei nostri desideri e quanto invece sono inculcati da ciò che abbiamo visto in un porno?

Vale sia per gli uomini che per le donne?
Gli uomini ammettono di vedere porno da sempre, hanno chat goliardiche di WhatsApp che abbondano di contenuti vietati ai minori come, ad esempio, la fantomatica chat del calcetto che non è altro se non un susseguirsi di video e meme sessuali. Per noi donne invece è tutto diverso. Se ormai è sdoganato parlare apertamente di sesso, oggi per le donne rimane ancora difficile ammettere che amiamo raggiungere il piacere da sole guardando un film erotico, come se questo privilegio fosse riservato solo al mondo maschile. 

Le donne, però, oggi sembrano avere grande consapevolezza del loro corpo, che amano, accettano e mostrano sempre di più. Cosa ne pensi? 
Io non credo che il femminismo della quarta ondata, fatto di hashtag e battaglie su Instagram, abbia portato a una vera consapevolezza del corpo. Si rivendica il diritto di non depilarsi esattamente come nel Sessantotto. Poi, per fortuna, sono stati fatti grandi passi avanti per i diritti civili, c’è un uso della terminologia identitaria più consapevole, ma non tutte le battaglie in voga oggi sono così contemporanee. C’è ancora molto da fare. 

Non pensi che la situazione odierna sia il risultato delle lotte in nome della libertà fatte in questi ultimi quindici anni, che ci hanno permesso di accettare e considerare come norma la fluidità e il poliamore, ma che alla fine ci hanno un po’ ingabbiato?

C’è un grande spaesamento oggi. Se non vivi il sesso in un determinato modo sei fuori dal tempo, se vuoi una dimensione erotica semplice ti senti come un alieno. Molti ragazzi e ragazze giovanissimi mi hanno scritto dicendomi che guardano i porno, ma quello che loro cercano in una relazione è l’amore e il cosiddetto vanilla sex, ovvero il sesso classico, e per questo si sentono spaesati e non capiti. 

La situazione di oggi è dunque questa?
Siamo rimasti sospesi tra i tempi dell’amore reale e quelli dell’amore virtuale. Oscilliamo tra il porno e la goffaggine.

Due parole che non sembrano andare molto d’accordo. 
Il porno in questi ultimi anni ha sdoganato tutto, ma penso che l’intimità, l’essere se stessi, senza ansie da prestazione, goffi, inesperti e impacciati potrebbe essere veramente l’ultimo tabù del porno.

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