Allons antifa de la PatrieIl salvifico doppio turno in Francia e il dovere dell’elettore democratico

Non sarà facile per un liberale votare ai ballottaggi del 7 luglio un candidato di France Insoumise, né per un elettore comunista sostenere un politico macroniano. Ma per fortuna lo si farà per evitare i fascisti al governo

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Non c’è dubbio che il doppio turno sia l’unico sistema elettorale che può confermare ma anche correggere l’indicazione politica emersa al primo turno. Consente dunque maggiore libertà di scelta all’elettore, che al primo turno vota il candidato che preferisce e al secondo o lo conferma o sceglie quello che può bloccare il più lontano da lui. Ha due colpi in canna, insomma. 

Politicamente, il doppio turno aiuta chi sa allearsi, anche se in funzione puramente anti: nel caso francese dopo lo choc del voto di domenica ha preso corpo le bloc, questa alleanza repubblicana macroniani-Fronte popolare per fermare il partito di estrema destra di Marine Le Pen ma in teoria potrebbe anche accadere il contrario, quindi di per sé non è vero che il doppio turno aiuta per forza la sinistra: è che i democratici possono estendere le loro alleanze mentre la destra più dei suoi confini non va. 

Così, nella situazione francese il doppio turno è una benedizione perché consente, seppure forzatamente, di fare ciò che in Italia non è stato politicamente possibile, cioè un’alleanza democratica larghissima che avrebbe costretto Giorgia Meloni a continuare a fare quello che ha fatto tutta la vita, cioè sbraitare all’opposizione. 

Bloccare gli eredi dei fascisti grazie a un’intesa agevolata, se non addirittura obbligata, dal meccanismo elettorale è il compito difficile ma non impossibile per le forze democratiche francesi. Con tutti i problemi, beninteso, che un’alleanza forzata comporta. Non è facile per un liberale votare un candidato di France Insoumise che pensa che i palestinesi abbiano diritto a una terra «dal fiume al mare», così come verrà il mal di pancia all’elettore comunista chiamato a votare per un sostenitore del capitalismo, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Ucraina. Ma lo si farà. 

Quando in gioco c’è la qualità della democrazia si sceglie il meno peggio, si trova un punto di equilibrio, si accantonano i dissensi, si rinviano a dopo. Meglio un’alleanza priva di un progetto politico unitario che un partito che quel programma ce l’ha ma è anti europeo, xenofobo, nazionalista, amico di Vladimir Putin e probabilmente inabile sul piano economico. Meglio la padella che cadere nella brace. Lunga vita al doppio turno, una speranza per le forze democratiche.

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