God save the ZarLe interferenze russe nella campagna elettorale del Regno Unito

Il vicepremier Oliver Dowden ha identificato un comportamento coordinato su Facebook a sostegno delle posizioni del Reform Uk di Nigel Farage, unico partito che attribuisce la colpa della guerra in Ucraina all’Occidente e che chiede a Zelensky di scendere a patti con Vladimir Putin, cedendo territori

LaPresse

Le elezioni anticipate del Regno Unito, convocate dall’impopolare premier conservatore Rishi Sunak, hanno riportato in auge il politico protagonista della Brexit, Nigel Farage, che dal 2021 ha rinominato il suo partito populista Reform Uk. Nell’attuale legislatura conta un unico deputato alla Camera dei Comuni, fuoriuscito dai Tories, ma la situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni del 4 luglio. Il partito di Farage ha infatti presentato candidati in quasi tutti i collegi e i sondaggi gli attribuiscono una percentuale significativa di circa il sedici-venti per cento dei voti. Tuttavia, il sistema elettorale britannico è uninominale e penalizza molto le liste che non arrivano prime nei singoli collegi, perciò secondo le stime Reform Uk può aspirare solo a una sparuta pattuglia di eletti sui seicentocinquanta totali. Il Partito laburista dovrebbe godere di una maggioranza solida, guidata da Keir Starmer.

Eppure, Farage è stato in grado di dominare il dibattito inglese su vari fronti, dall’immigrazione ai rapporti con l’Unione Europea, erodendo ulteriormente i voti dei Conservatori a picco nei consensi. Tra le posizioni molto controverse del politico euroscettico c’è quella sulla guerra. Infatti, Farage ha dichiarato che Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina perché l’Occidente ha provocato la Russia con la sua estensione a est, uno degli argomenti di propaganda preferiti del Cremlino. Secondo il leader populista, «abbiamo provocato noi questa guerra», gli occidentali, e il presidente Zelensky dovrebbe scendere a patti con il dittatore russo, «altrimenti non resteranno più giovani uomini in Ucraina». Musica per le orecchie del regime russo che cerca di infiltrare le istituzioni europee e indebolire il fronte di sostegno a Kyjiv.

Un altro candidato di Reform Uk, Julian Malins, durante un comizio ha raccontato di aver incontrato Putin e di avergli parlato per dieci minuti, gli era sembrato «molto bravo, non è l’austriaco con i baffetti tornato in vita», ma per questo giudizio positivo è stato fischiato dagli elettori presenti. Poi ha cercato di correggersi, dicendo che gli sembra «un buon presidente russo, ma non un brav’uomo nel senso cristiano». Per ironia della sorte Malins è candidato nel collegio di Salisbury, proprio dove i sicari di Putin nel 2018 sono andati ad avvelenare Sergej Skripal e sua figlia Yulia con l’agente nervino Novičok. Malins ha condannato il tentato omicidio ordinato da Mosca, ma ha definito assurda l’idea di non scendere a patti con Putin. Motivi per cui la vedova di Alexander Litvinenko, anch’egli avvelenato a Londra dagli assassini del Cremlino, si è detta «disgustata» dai commenti di Farage e Malins.

I candidati di Reform Uk non nutrono per Putin della stessa ammirazione mostrata in passato da Matteo Salvini e Marine Le Pen, ma hanno espresso posizioni molto critiche nei confronti della politica euroatlantica nella guerra in Ucraina e spingono per un compromesso in cui Zelensky dovrebbe rinunciare all’integrità territoriale del suo paese in cambio della pace. Hanno perciò amplificato nel dibattito politico britannico quelle posizioni prima marginali e di fatto filorusse. Per questo motivo, durante un comizio di Farage alcuni contestatori hanno polemicamente esposto sul palco una grande foto di Putin con la scritta «I love Nigel».

Il rapporto della Commissione parlamentare Intelligence e Sicurezza pubblicato nel 2020 ha concluso che le interferenze russe nella politica interna britannica siano concrete. Molti sospettano che Mosca abbia sostenuto le posizioni a favore della Brexit con vari metodi, operazione che sarebbe in linea con le solite tecniche di destabilizzazione russe sintetizzate nella sigla Fimi: Foreign Information Manipulation and Interference.

Un caso preoccupante e più recente di manipolazione deriva invece da una campagna su TikTok. Secondo un’inchiesta della Bbc, infatti, l’algoritmo del social network cinese suggerisce ai giovani utenti ed elettori britannici contenuti generati dall’intelligenza artificiale e disinformazione sui leader dei due principali partiti: Starmer e Sunak. Molti dei video propagandistici hanno migliaia di visualizzazioni e contengono dichiarazioni false degli esponenti laburisti o conservatori. Tra le narrazioni veicolate c’è quella secondo cui i politici vorrebbero mandare i giovani inglesi a combattere per l’Ucraina o Israele. I giornalisti della Bbc hanno notato che la reazione nei commenti a questi contenuti fasulli è l’invito a votare Reform Uk, il partito di Farage. Non è chiaro se a scrivere i commenti siano utenti reali o bot automatici.

Il vicepremier britannico Oliver Dowden ha dichiarato che è stato identificato un Coordinated Inauthentic Behaviour (Cib) di cinque pagine Facebook a sostegno occulto di Farage con duecentomila follower, definendolo un esempio da manuale di interferenza russa. Esiste perciò il rischio concreto che Mosca tenti di influenzare il dibattito politico a Londra con la manipolazione informativa, come è già riuscita a fare in altri paesi europei.

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