
Domenica 27 ottobre in Moldova i riflettori erano puntati sul palazzo della Repubblica, iconico edificio nel quartiere governativo di Chișinău, per il dibattito finale tra Maia Sandu e Alexandr Stoianoglo, i due candidati che si affrontano al secondo turno delle presidenziali. Non avendo trovato un accordo sul moderatore, respinto da Sandu perché giudicato di parte, la scelta è ricaduta su un botta e risposta tra i due, dieci domande ciascuno che serviranno ai cittadini a compiere l’ultima decisiva scelta il 3 novembre.
Fun fact: «Per la prima volta due candidati alla presidenza della Moldavia sono anche cittadini di un altro Stato, la Romania». Lo rilevava alla vigilia del dibattito Vasile Ernu, intellettuale moldavo da anni cittadino di Bucarest. Nel 2018 l’allora presidente romeno Traian Băsescu, in uno slancio «unionista», aveva infatti concesso la cittadinanza romena a settecentomila moldavi. Oggi sono circa un milione quelli ad averla ottenuta.
«Sono a favore di un’unica cittadinanza. Perciò ho scelto quella romena e rifiutato altre possibilità, dato che abito qui. La doppia cittadinanza è una contraddizione», dice Ernu, nato a Odesa da famiglia moldava, vissuto a Chișinău ed emigrato in Romania con l’ondata degli studenti borsisti negli anni Novanta. Studenti che oggi rappresentano una parte importante del mondo intellettuale romeno. Uno dei motivi per il quale la Romania guarda con il fiato sospeso al 3 novembre, tanto da trasmettere in diretta il dibattito sui suoi canali tv.
L’assenza di un moderatore ha reso lo scambio serrato, ma educato e privo di digressioni. I due sfidanti hanno duellato pacatamente, senza dare spettacolo e intervenendo nella lingua di Stato, il romeno, padroneggiata da Sandu senza accento locale, e da Stoianoglo con meno brio e una cadenza russa molto riconoscibile. Non è tenera la candidata presidente quando esordisce: «Su questo palco ci sarà un cavallo di Troia, in cui sappiamo che si nascondono Platon, Dodon, Șor e altri. Sono sicura che nessun moldavo vuole essere governato da una persona così».
Un incipit forte, a cui Sandu fa seguire constatazioni sul passato dell’avversario, che da procuratore nazionale non avrebbe perseguito i responsabili del famoso «furto del miliardo» a danno di tre banche moldave (2012-2014). Questo fatto, dice la presidente, avrebbe tolto notevoli risorse anche al suo governo per realizzare molti dei progetti in programma. Eppure rivendica la costruzione di settecento chilometri di strade, acquedotti, asili nido, ospedali, investimenti nell’università e tre miliardi stanziati per la sanità, risultati che «tutti possono toccare con mano». Stoianoglo replica vagamente che la sfidante «non ha prove concrete» per dimostrare le sue accuse e che «può dire quello che vuole, ma la vita per i moldavi non è migliorata».
Ha ragione in parte il candidato socialista, che per gran parte del dibattito punta il dito sui mancati traguardi del mandato di Maia Sandu: «Non c’è un collegamento diretto tra Chişinău e Bucarest», «I moldavi all’estero non possono partecipare al programma di credito immobiliare Prima casa e non possono mandare soldi in Moldova». La diaspora, che ha votato Maia Sandu in massa al primo turno (settantuno per cento), sta a cuore alla presidente: «Quanto abbiamo fatto è stato per tutti, anche per i cittadini all’estero che ci chiedono di migliorare le condizioni dei loro cari rimasti qui». Anche la legge sull’invio di denaro è stata «resa più rigorosa per impedire l’afflusso di soldi di Șor».
Infine l’offesa più grande per Sandu, che secondo Stoianoglo non avrebbe realizzato «alcun progetto concreto di investimento regionale per avvicinare la Moldova all’Ue». Ma i ponti costruiti, l’acquisto di autobus, i tanti progetti culturali realizzati con la Romania parlano da sé, ribatte Sandu, così come il progetto Satul european (Villaggio europeo) volto ad ammodernare la rete idrica nelle campagne moldave, dove molte località non dispongono di acqua potabile e devono portarla da fuori. Un altro programma simile, Mă implic, co-finanziato dalla Svizzera e dagli enti locali, ha il merito di aver coinvolto i cittadini tramite consultazioni pubbliche.
Un mandato complesso per Maia Sandu che ha coinciso con la pandemia e la guerra in Ucraina, ma che la presidente ha saputo difendere nel faccia a faccia con «l’uomo del Cremlino». L’affondo sulle frodi elettorali su cui la polizia sta indagando non lascia dubbi: «Lei pensa che la Romania sosterrà l’uomo di Mosca? Abbiamo avuto trenta anni di elezioni libere. Ora gruppi criminali comprano su vasta scala i voti dei cittadini. Lei pensa che le elezioni funzionino così?».
Dal canto suo Stoianoglo, che ha sostenuto il no, accusa Sandu di aver fissato il referendum sull’Ue nel giorno delle presidenziali per servire i suoi scopi personali: «Lei è l’unica che ne ha beneficiato». E ancora: «Sono certo che la maggioranza dei cittadini sostiene l’Ue, ma bisogna spiegare prima loro che cos’è». Vero: la campagna per il referendum non ha brillato in termini di contenuti, se escludiamo le (pochissime) convention europeiste, i pochi cartelloni e manifesti blu che hanno riempito le strade del paese, il poco spazio nei media.
Ma il candidato socialista è sempre vago quando Sandu gli pone domande puntuali su «cosa farebbe per migliorare la rete idrica» e su «che tipo di relazione instaurerebbe con la Romania, con l’Ucraina». Stoianoglo non ha dubbi nel ritenere che con Russia e Cina sia necessario dialogare e avere rapporti. Sostiene che con l’Ucraina i rapporti in futuro saranno più forti, ma «per ora sono solo dichiarativi, non ho visto nessuna iniziativa per la pace», colpendo nel vivo una comunità nazionale che dall’inizio della guerra ha accolto settecentocinquantamila rifugiati.
Dal febbraio 2022 quasi tutti i cittadini della Transnistria hanno richiesto il passaporto moldavo, rivendica poi Sandu, mentre in Gagauzia, territorio di origine dell’avversario, si difende dall’accusa di aver «distribuito soldi secondo i suoi interessi». In realtà, dice Sandu, proprio in Gagauzia si è investito più che altrove, per progetti concreti, con «tassi di interesse molto bassi».
La pacatezza del dibattito è stata salutare, in un clima generale ancora oggi teso. Denis Dermenzhi, direttore dell’agenzia di stampa Ipn, ha commentato a caldo: «Maia Sandu ha vinto di misura», mentre «Stoianoglo non parla bene romeno e non sembrava così sicuro di sé».
Ma secondo Cătălina Bălan dell’Università di Bucarest, Maia Sandu, in qualità di presidente uscente e ricandidata, si sarebbe trovata «in una posizione privilegiata, di cui non avrebbe però saputo approfittare abbastanza». Un errore è stato quello di concentrarsi troppo sui risultati del proprio mandato piuttosto che «sulla legittimità e sulla fiducia ottenute per il suo paese presso i leader del mondo libero». D’altro canto, Stoianoglo non ha comunque brillato, incapace di«di sedurre un elettorato disinformato, disorientato, disilluso, che si sente trascurato dai politici che lo rappresentano, a prescindere dal colore politico».
Sul quotidiano Libertatea. Vasile Ernu scrive che «entrambi hanno confermato una linea comune ma con sfumature diverse: la posizione pro-Ue, la collaborazione con la Romania riconosciuta come primo partner, il sostegno all’Ucraina e la lotta alla corruzione». Solo sulla Russia sembrano divergere: «Stoianoglo ha una posizione simile a quella della Turchia: condanna politica, ma via libera al business».
Come voteranno i moldavi dopo questo dibattito? La testata bilingue Newsmaker lo ha chiesto agli abitanti di Chișinău. Secondo alcuni, «le cose erano già chiare e non si aspettavano novità». Per altri non è stato un vero dibattito perché «le risposte erano preparate». La maggior parte «al secondo turno voterà chi ha già votato al primo». Un ragazzo si dice «molto deluso dai politici che aspirano al potere ma anche da chi vota. Molti giovani credono a quello che c’è su Internet».
I moldavi quindi non sanno votare? Ernu è convinto di no: «Nel 2020 dov’era la mano di Mosca? All’epoca i moldavi hanno votato con decisione per l’Europa stupendo il mondo intero». Infatti Maia Sandu vinse le presidenziali con il cinquantotto per cento dei voti. «Tutti i sondaggi recenti indicano un forte proeuropeismo. Non incolpate gli elettori». Allo stesso tempo, però, «Dare la colpa solo a Şor & propaganda è troppo facile: c’è qualcosa di molto più complesso e profondo». Oltre alla guerra, non dimentichiamo «la frattura tra città e campagne, ma soprattutto la povertà, il collasso economico, la delusione per il governo Pas». La sfida di Maia Sandu sarà quindi convincere delusi e indecisi che questi quattro anni sono stati solo l’inizio di un percorso e che vale la pena continuare. Le parlamentari in primavera potrebbero essere una sfida ancora maggiore.
Resta il fatto che a pochi giorni dal voto sembra difficile recuperare una generazione delusa. Al netto delle ingerenze, non possiamo non pensare al ruolo che la Romania avrebbe potuto avere, se i suoi esponenti fossero stati più coinvolti nella campagna. Forse il team di Sandu non ha compreso che per la Moldova l’Europa “comincia” con la Romania, è la sua rappresentazione più vicina. Per non parlare del ruolo della diaspora e degli stati Ue.
Marco Imarisio ha definito la Moldova «un povero Paese da sempre in bilico tra eredità sovietica e affinità europea, ancora alla ricerca della sua vera identità». Ma forse è sbagliato cercare una “vera identità” per questo paese. Essere al crocevia tra Europa e Asia è la sua ragion d’essere e, con buona pace di ingerenze malevole o benevole, la sua sopravvivenza. Un valore aggiunto e un’esperienza che non possiamo permetterci di perdere.