Dopo più di nove anni alla guida del Canada, Justin Trudeau si è dimesso da primo ministro e da leader dei liberali. Il cinquantatreenne di Ottawa resterà a capo del governo fino a marzo inoltrato, consentendo ai vertici del partito di nominare un nuovo leader in vista delle elezioni federali.
«I canadesi meritano una vera scelta alle prossime elezioni e mi è diventato ovvio, con le battaglie interne, che non posso essere io quello che porterà lo standard liberale alle prossime elezioni», ha affermato Trudeau, leader più longevo dei Paesi del G7, lunedì 6 gennaio.
Il primo ministro in carica ha chiesto che il parlamento «resti sospeso» fino al 24 marzo proprio per dare tempo ai liberali di scegliere il volto che affronterà Pierre Poilievre, leader del partito conservatore, al voto. Al momento il centrodestra è in netto vantaggio nei sondaggi (44,2 per cento contro il 20,2 per cento dei liberali), e la popolarità di Poilievre è ai massimi storici.
«Ieri sera (l’altro ieri, ndr), a cena, ho raccontato ai miei figli la decisione che sto condividendo con voi oggi (ieri, ndr). Ho intenzione di dimettermi da leader del partito e da primo ministro, dopo che il partito avrà selezionato il suo prossimo leader attraverso un solido processo competitivo a livello nazionale», ha aggiunto Trudeau. Il presidente dei liberali, Sachit Mehra, ha dichiarato che questa settimana si terrà una riunione del consiglio direttivo del partito che avvierà il delicato processo di selezione del nuovo leader.
Le dimissioni di Trudeau sono il risultato di una crisi politica iniziata mesi fa e culminata con le dimissioni della ministra delle Finanze Chrystia Freeland, che ha lasciato l’incarico poco prima della presentazione dei risultati economici canadesi. È proprio quello di Freeland, parlamentare dal 2013, uno dei nomi in lizza per la leadership di un partito liberale in crisi di consensi. Dopo le dimissioni della ministra, Trudeau aveva cambiato otto ministri su trentacinque. Alcuni membri del suo stesso partito erano arrivati al punto da chiederne le dimissioni, poi arrivate con l’anno nuovo.
Non è mancato il commento provocatorio di Donald Trump, che sul suo social Truth ha scritto che molti canadesi desidererebbero che il loro Paese diventasse il cinquantunesimo Stato degli Usa. Una «fusione» che, secondo il prossimo presidente degli Stati Uniti, abbasserebbe le tasse e annullerebbe i dazi doganali.
Tra i possibili successori di Trudeau alla guida del partito liberale, sostiene Politico, ci sono anche Mark Carney (ex governatore della Banca del Canada e consigliere economico del partito) e Christy Clark (ex premier della provincia canadese della British Columbia).