Contro-esodoChe cosa sta facendo l’Ucraina per riportare a casa chi è dovuto fuggire a causa della guerra

Il governo di Kyjiv deve affrontare diverse sfide legate ai danni economici e sociali causati dall’invasione russa, a partire dai dubbi su come e a chi affidare la ricostruzione del Paese. In un paper pubblicato per Chatham House, Olga Tokariuk spiega come si sta muovendo l’amministrazione Zelensky

AP/Lapresse

Un ucraino su sei ha lasciato il suo Paese dal febbraio 2022, giorno in cui la Russia ha iniziato l’invasione su vasta scala. Sono quasi sette milioni, secondo le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). La maggior parte sono donne e bambini – di tutte le età ma soprattutto di fascia medio-giovane – e a tre anni dall’inizio dell’aggressione è difficile comprendere in maniera precisa quanti di questi faranno ritorno in Ucraina. Se nei primi mesi successivi a febbraio 2022, tre quarti di chi ha lasciato il Paese aveva dichiarato di voler fare ritorno, alla fine del 2024 il numero si è assottigliato, ridotto a meno della metà. E più volte in questi anni il presidente Volodymyr Zelensky ha fatto capire che il loro ritorno è fondamentale per il futuro del Paese.

La perdita di un capitale umano ha un impatto negativo in termini economici e di prospettive di ricostruzione per il governo di Kyjiv. Soprattutto perché una caratteristica distintiva dei rifugiati ucraini è il loro elevato livello di istruzione: due terzi degli ucraini adulti sotto protezione temporanea nell’Unione europea ha completato l’istruzione terziaria e oltre il quaranta per cento ha una laurea magistrale o superiore, secondo un sondaggio Ocse. Lo spiega bene Olga Tokariuk, giornalista e politologa ucraina nel suo paper scientifico “La lotta dell’Ucraina per il suo popolo. Strategie per l’impegno dei rifugiati e della diaspora” pubblicato da Chatham House. Basandosi su diversi metodi di ricerca, tra cui un focus group di dodici rifugiati ucraini nel Regno Unito, interviste approfondite con sociologi, economisti ed esperti di migrazione, Tokariuk prova a dare risposte e raccomandazioni pratiche al governo di Kyjiv in vista di un’eventuale risoluzione del conflitto; propone strategie per gestire la diaspora e incentivare il ritorno dei rifugiati.

Quattro fasi di ricerche condotte dal think tank Centre for Economic Strategy (Ces) con sede a Kyjiv, svolte tra il 2022, il 2023 e il 2024, dimostrano che la percentuale di rifugiati ucraini all’estero che ha intenzione di tornare a casa è scesa dal settantaquattro per cento di novembre 2022 al quarantatré per cento di dicembre 2024. Mentre un sondaggio condotto dall’Office for National Statistics del Regno Unito nell’aprile 2024 ha rilevato che il sessantotto per cento degli intervistati ucraini intende «vivere nel Regno Unito per la maggior parte del tempo» anche quando sarà considerato sicuro tornare in Ucraina. A titolo di paragone, nel 2023 tale cifra era del cinquantadue per cento. «Tuttavia, la possibilità di rimanere nei Paesi ospitanti sarà subordinata a politiche e criteri ancora incerti che saranno applicati ai rifugiati ucraini una volta terminato il loro status di protezione temporanea», chiarisce Tokariuk.

Da parte loro, le istituzioni di Kyjiv stanno cercando di incoraggiare il ritorno in patria dei rifugiati. A dicembre 2024 è stato creato un nuovo Ministero dell’Unità Nazionale, per concentrarsi sulla promozione dei legami con gli ucraini all’estero, per cercare di invogliare quanto più gente possibile a far ritorno nella loro terra.

Un aspetto che complica la missione del governo ucraino è che i rifugiati, distribuiti in diversi Paesi dell’Unione europea e in particolare nel Regno Unito, si sono subito integrati nel tessuto sociale e nel mercato del lavoro dello Stato ospitante – anche se spesso svolgono lavori poco qualificati rispetto alle loro reali capacità e al grado di istruzione che possiedono. Inoltre, quanto più a lungo continuerà l’aggressione russa, tanto minore sarà la percentuale di rifugiati disposti a tornare in Ucraina.

Gli ucraini che vivono all’estero conservano sempre un legame con la madrepatria. Dallo studio di Olga Tokariuk emerge che il novanta per cento dei rifugiati controlla più volte la settimana aggiornamenti e notizie dal fronte e in generale sulla quotidianità nella sua città o nella regione d’origine, e il quaranta per cento partecipa a raduni a sostegno dell’Ucraina. «Secondo i dati del rapporto Ocse/Euaa, più di un terzo dei rifugiati ucraini ha visitato l’Ucraina almeno una volta dall’inizio dell’invasione su vasta scala (una cifra che è probabilmente influenzata dalle restrizioni sui viaggi in Ucraina imposte da alcuni Paesi ospitanti). Le persone che si trovano all’estero senza i propri partner tendono a tornare in Ucraina più frequentemente (il quarantatré per cento di quel gruppo l’ha visitata almeno una volta) rispetto ad altri. Le ragioni principali di questi viaggi sono visitare familiari e amici, controllare le proprietà e aiutare la comunità locale in Ucraina».

Per ciò che riguarda la ricostruzione del Paese post-conflitto, Olga Tokariuk mette in evidenza il fatto che una buona parte di chi ha lasciato il Paese vuole contribuire attivamente al processo. «Le prove dello studio Vox Ukraine suggeriscono anche che, sebbene una quota significativa di rifugiati ucraini rimarrà all’estero nel prossimo futuro, tutti sono molto leali all’Ucraina e sono disposti a contribuire al suo sviluppo presente e futuro. Oltre il settanta percento degli intervistati ritiene che la sua esperienza sarà utile per la ricostruzione dell’Ucraina e almeno la metà pensa che le nuove competenze acquisite all’estero potrebbero essere applicate durante la ricostruzione. Ciò include le nuove competenze trasversali acquisite e i cambiamenti delle norme sociali, come la tolleranza, l’abitudine di aiutare le persone e la comunità, l’osservanza delle regole e il pagamento delle tasse».

Focalizzandosi sull’aspetto prettamente economico, l’esodo di milioni di ucraini ha avuto un impatto negativo sul Pil del Paese. L’Ucraina ha perso quasi un terzo dei suoi consumatori e ha visto una riduzione importante dei livelli di investimenti. «Nello scenario più pessimistico, secondo il Ministero delle Politiche Sociali dell’Ucraina, fino a 3,3 milioni di ucraini potrebbero rimanere all’estero. Le perdite economiche annuali previste potrebbero essere equivalenti fino al 7,8 per cento del Pil ucraino pre-2022, secondo i calcoli del Ces . L’anno prima dell’invasione su vasta scala, gli investimenti diretti esteri (Ide) in Ucraina ammontavano a 7,95 miliardi di dollari (quattro percento del Pil) nel 2021; nel 2022, gli investimenti diretti esteri erano scesi a soli duecentoventi milioni di dollari (0,1 percento del Pil di quell’anno). Tuttavia, le rimesse dall’estero, una fonte di entrate ancora più importante per il bilancio ucraino, sono rimaste sostanzialmente invariate, sia in valore assoluto che in percentuale del Pil. Le rimesse degli ucraini all’estero hanno rappresentato il nove per cento del Pil ucraino nel 2021; questa quota è salita al 10,4 per cento nel 2022 ed è diminuita leggermente all’8,4 per cento nel 2023».

Per arginare una situazione così complicata Kyjiv potrebbe coinvolgere maggiormente e in maniera più efficiente le rimesse degli ucraini all’estero e convogliarle verso le esigenze di ricostruzione attraverso ad esempio i “titoli di debito” emessi dal governo. Il mercato del lavoro ucraino ha subito un crollo già nei mesi successivi al febbraio 2022, creando uno squilibrio in particolare per la mancanza dei lavoratori qualificati in alcuni settori. 

Infine un’ulteriore sfida da affrontare per il governo Zelensky e di chi gli succederà sarà quella dello squilibrio demografico. Tokariuk sottolinea che a causa della guerra l’Ucraina ha il tasso di natalità più basso e quello di mortalità più alto al mondo. Una condizione quasi inevitabile e scontata, ma che rischia di avere un impatto forte su tutto il Paese. «Dal momento che i principali gruppi ad aver lasciato l’Ucraina sono donne di età compresa tra venti e quarantanove anni e i loro figli, c’è un rischio significativo di declino della popolazione che incide sul futuro del Paese. Il presidente Zelensky ha dichiarato ai media che non ci sarebbe alcuna possibilità di pagare le pensioni a una popolazione anziana in futuro se milioni di ucraini che si trovano attualmente all’estero non dovessero tornare. Se le tendenze attuali continuano, si prevede che il numero di persone che vivono in Ucraina diminuirà da quarantatré milioni nel 2021 a 25,2 milioni nel 2051, secondo le proiezioni dell’Istituto di demografia e qualità della vita presso l’Accademia delle scienze dell’Ucraina».

La grande difficoltà del governo in questo momento sta soprattutto nel bilanciare le criticità del presente con le prospettive futuro. Perché l’Ucraina deve pensare sopravvivere come Stato sovrano e indipendente, e fermare la Russia in tutti i modi. Ma dall’altro lato deve pianificare nella maniera più efficiente possibile la ricostruzione e il suo futuro per creare le condizioni che spingano gli ucraini a tornare in patria. Per questo sarà importante, sottolinea ancora Tokariuk nel suo studio, «creare una cooperazione stabile tra lo Stato e cittadini all’estero, il cui primo passo potrebbe essere quello di rendere più accessibili e pratici i servizi consolari e diplomatici. L’Ucraina dovrebbe anche capitalizzare il desiderio dei suoi cittadini di contribuire alla ricostruzione del Paese anche se sono lontani».

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