A scatola chiusaIl linguaggio segreto dei regali

In “Tirchi e Spendaccioni” (Egea), Scott Rick spiega che i doni non sono solo oggetti, ma messaggi: dimostrano quanto conosciamo e comprendiamo il partner. Ma la paura di sbagliare frena molti, perché un dono deludente lascia un segno più profondo di uno ben riuscito

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Molti di noi apprezzano e ammirano il partner ma fanno fatica a esprimere questo tipo di sentimento. Un gruppo di psicologi guidati da Amie Gordon ha recentemente scoperto che siamo più propensi ad apprezzare il coniuge di fatto che a dirglielo espressamente. Certo, potreste aver detto «Ti amo» al vostro coniuge di recente, magari come parte di una routine di fine chiamata, ma quando è stata l’ultima volta che avete iniziato una frase con «Ti amo perché…»?

Potrebbe darsi che evitiamo questo tipo di intimità perché ci sentiamo troppo occupati, troppo timidi, troppo sconnessi oppure troppo preoccupati che il momento sia inadatto («È fantastico, tesoro, ma possiamo pensare a come portare i bambini al baseball e a ginnastica domani?»). Oppure potremmo partire dal pericoloso presupposto che il nostro coniuge sia già ben consapevole dei motivi per cui lo apprezziamo. Qualunque sia il motivo, spesso ci lasciamo sfuggire l’opportunità di esprimere apprezzamento e ammirazione.

Anche se le espressioni d’amore dirette e verbali sono limitate, le relazioni intime presentano in ogni caso molte opportunità indirette e non verbali di rivelare ciò che ciascuno prova e sa dell’altro. Mi riferisco ai regali. Ogni regalo che facciamo al nostro partner dimostra quanto esso sia «visto» o compreso. Tipicamente, in un matrimonio, trasmettiamo costantemente questo tipo di informazioni.

Per esempio, se siete genitori sposati negli Stati Uniti, dovrete probabilmente affrontare almeno cinque occasioni di regali all’anno: il compleanno del vostro coniuge, il vostro anniversario, San Valentino, la Festa della Mamma o del Papà e le vacanze di Natale (la faccenda può ulteriormente complicarsi se due di queste occasioni si sovrappongono – negli Stati Uniti, San Valentino è di gran lunga il compleanno più comune a febbraio!). Alcuni esperti di relazioni raccomandano un approccio più ampio ai regali, ossia che vada oltre le ovvie occasioni speciali.

(…) Sembra un po’ stressante. Di fronte alla prospettiva di trovare così tanti regali, mi farei il problema di cadere in qualche scelta deludente. Probabilmente apparirà nevrotico, ma credo che si tratti di una preoccupazione ragionevole. La cosa è dovuta a un principio fondamentale della scienza comportamentale, nota come «avversione alla perdita». L’idea, in parole povere, è che una cattiva riuscita abbia un impatto psicologico più forte rispetto a una sorpresa gradita.

Per chi lavora sui social, il dolore di perdere un follower pare essere maggiore della gioia di ottenerne uno nuovo. Allo stesso modo, in un matrimonio, le interazioni negative (per esempio i litigi, le critiche) hanno generalmente un impatto più forte, sull’andamento della relazione, rispetto alle interazioni positive (per esempio compromessi e coccole). Quando si tratta di regali, il gradimento che accompagna un regalo ben scelto è probabilmente oscurato dalla delusione che deriva da un regalo scadente. La delusione per un regalo sbagliato può essere persistente. Un regalo può essere «sbagliato» per i motivi più disparati: forse è inopportuno, forse è troppo costoso da gestire, forse è inappropriatamente pratico (per esempio, una nuova tavola da stiro).

Tratto da “Tirchi e spendaccioni” di Scott Rick, Egea, 208 pagine, 23,66 euro

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