Nella notte tra lunedì 17 marzo e martedì 18 marzo, Israele ha ripreso le operazioni militari a Gaza con una serie di massicci bombardamenti sulla Striscia. Secondo il ministero della Salute di Gaza, almeno duecentoventi palestinesi sono stati uccisi negli attacchi, concentrati su Gaza City, Rafah e Khan Yunis. Israele ha notificato l’offensiva all’amministrazione americana di Donald Trump in anticipo.
È il più grande attacco di Israele sulla Striscia di Gaza da quando il 19 gennaio era iniziato il cessate il fuoco con Hamas. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Katz hanno fatto sapere che l’attacco è stato ordinato a causa del «ripetuto rifiuto» di Hamas «di liberare i nostri ostaggi» e di accettare la proposta mediata dagli Stati Uniti per estendere la prima fase del cessate il fuoco. «Israele d’ora in poi agirà contro Hamas con una forza militare crescente», si legge nella dichiarazione. Hamas, in risposta, ha accusato Israele di violare l’accordo di tregua e ha chiesto l’intervento dell’Onu e dei mediatori internazionali.
La prima fase del cessate il fuoco, scaduta il 2 marzo, prevedeva la sospensione dei combattimenti, il rilascio da parte di Hamas di alcune delle persone prese in ostaggio nell’attacco del 7 ottobre 2023 e la liberazione da parte di Israele di molti detenuti palestinesi.
Israele finora si è rifiutato di procedere con i colloqui per accordarsi sulla seconda fase, che prevederebbe il ritiro dalla Striscia Gaza e la fine dei bombardamenti, proponendo un prolungamento della prima fase con il sostegno di Donald Trump.
Il cosiddetto “piano Witkoff”, dal nome di Steve Witkoff, l’inviato speciale di Trump per il Medio Oriente, prevede un’estensione temporanea del cessate il fuoco, durante cui Hamas dovrebbe rilasciare la metà degli ostaggi israeliani, ma senza garanzie per una fine permanente delle ostilità.
Hamas, che detiene ancora 59 ostaggi, finora ha rifiutato il “piano Witkoff”. In risposta al rifiuto di Hamas, il 2 marzo Israele aveva bloccato l’accesso di tutte le merci e degli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo aveva anche ordinato di interrompere del tutto la fornitura di energia elettrica verso la Striscia, per forzare Hamas a cedere sulle richieste israeliane.