Scatenare l’infernoPerché Netanyahu vuole occupare in modo permanente Gaza

Il premier israeliano intende imporre un nuovo governo militare nella Striscia, sfruttando la copertura politica di Trump, rendendo però impossibile la liberazione degli ostaggi

LaPresse

Benjamin Netanyahu, forte della copertura di Donald Trump, tenta una massiccia operazione: l’occupazione militare di Gaza, per farla ritornare alla situazione in atto tra il 1967 e il 2005, quando era, come la Cisgiordania, un territorio occupato. Ben quarantamila militari, cinque divisioni, in larga parte composte da riservisti, si accingono a invadere la Striscia per tentare di infliggere un colpo decisivo a Hamas. La novità strategica è radicale, secondo quanto trapela dagli uffici del governo ed è riportato dal Financial Times, dal Washington Post, dal Wall Street Journal e da Haaretz: su pressione dell’estrema destra parafascista, Netanyahu sta per deliberare la rioccupazione di Gaza, riannettendola, e sottoponendola così a un governo militare israeliano.

Netanyahu prepara l’attuazione della prima fase del piano di Trump che passa per lo svuotamento degli abitanti della Striscia. Il piano è stato pubblicamente incentivato dal ministro della Difesa Israel Katz, che ha avviato le procedure amministrative per favorire l’espatrio dei palestinesi. In una prima fase dell’occupazione israeliana, gli abitanti, secondo il progetto che dovrebbe essere presto adottato, verranno quindi ristretti nella zona umanitaria di al Mawasi, per essere poi esfiltrati al di là della frontiera. Sono forti le pressioni sull’Egitto affinché accetti di ospitarne cinquecentomila nel Sinai.

L’occupazione permanente di Gaza è un azzardo anche sotto il profilo militare, perché, nonostante cinquecentorentasei giorni di guerra, in realtà Hamas è riuscita a mantenere una solida presenza armata e soprattutto a non far liberare manu militari gli ostaggi, se non in pochissimi casi. Di fatto, ha tenuto la nuovissima strategia bellica messa in campo da Yahya Sinwar: il complesso combinato disposto di decine di migliaia di miliziani nascosti in una immensa e profonda rete di tunnel-bunker nei quali gli ostaggi sono cinicamente usati come scudi umani, impedendo così azioni di sfondamento violento – così come l’allagamento massiccio – con un sostanziale appoggio politico e morale da parte di una consistente componente della popolazione civile.

Sul punto, è da registrare la prima manifestazione contro Hamas di alcune migliaia di abitanti di Gaza al grido: «Il nostro sangue non è a buon mercato». Una buona notizia dopo un anno e mezzo di passività e di omertà dei gazaui nei confronti dei miliziani aguzzini.

Per comprendere quanto sia azzardato il nuovo piano, bisogna ricordare che, preso atto dei risultati conseguiti, molto simili a un’impasse bellica, un anno fa, nell’aprile 2024, il governo israeliano ha ritirato gran parte delle truppe di terra – impiegate poi in Libano – e ha continuato la pressione militare essenzialmente con massicci bombardamenti dall’aria e con azioni mirate contro la dirigenza di Hamas, che è stata effettivamente più che decimata, a partire dall’uccisione di Yahya Sinwar, di Mohammed Deif e di praticamente tutto il quadro di comando.

Una strategia che è costata a Israele un pesantissimo isolamento nella comunità internazionale, che ora si acuirà, fatta eccezione – e questo è l’unico appoggio che interessa a Netanyahu – per il totale e assoluto sostegno politico e militare di Donald Trump, che appena eletto ha sfidato Hamas: «Liberate tutti gli ostaggi o sarà l’inferno».

Il ritorno di un governo militare israeliano su Gaza è una strategia contrastata non solo da una larga parte di israeliani, ma anche da tutta l’opposizione parlamentare, così come dalle famiglie degli ostaggi. Già nel novembre 2024, l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant aveva giudicato impossibile per le Forze armate israeliane «estirpare Hamas da Gaza», come pretendono Netanyahu e l’estrema destra, e che quindi si dovessero fermare le azioni militari per concentrarsi sulla trattativa per liberare gli ostaggi, tanto da dichiarare: «Le Israel Defense Forces hanno raggiunto tutti i loro obiettivi nella Striscia e non vi è alcuna ragione per non concordare il cessate il fuoco». Identica posizione tenuta dal capo di Stato maggiore Herzi Halevi.

Se Netanyahu vorrà imporre un nuovo governo militare israeliano su Gaza, si troverà contro anche una parte consistente delle Forze armate, che ha sempre detto di rifiutare nettamente questa strada, tanto che, a causa di questi dissidi su più piani, sia Gallant che Halevi sono stati costretti alle dimissioni da Netanyahu. Nelle prossime settimane si vedrà se questo nuovo «inferno contro Hamas» promesso da Donald Trump e da Netanyahu produrrà risultati.

Questa nuova offensiva riduce al lumicino le probabilità di liberare gli ostaggi, tanto che lo stesso presidente di Israele, Isaac Herzog, ha denunciato questa scelta, dimostrando l’enorme peso che hanno i partiti parafascisti di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, dichiarandosi «scioccato»: «Constato che la liberazione degli ostaggi non è più in cima alla lista delle priorità! Come è possibile?»

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