L’arte non è mai stata neutrale. Ogni statua eretta, ogni quadro commissionato, ogni mostra organizzata risponde a un’intenzione: persuadere, legittimare e imporsi nella scena culturale. Non esiste arte che non veicoli un messaggio, e spesso quel messaggio è politico, anche quando non lo dichiara. È da questa consapevolezza che parte “Arte e Propaganda”, il nuovo documentario di Eleonora Zamparutti e Piero Muscarà, in onda in prima visione mercoledì 16 aprile alle ore 21.15 su Rai 5 (canale 23 del digitale terrestre, 5023 di Sky), all’interno del programma Art Night.
Un’indagine che attraversa secoli e regimi per mostrare come l’arte sia stata, ed è tuttora, uno degli strumenti più potenti del potere: strumento raffinato, ambiguo, apparentemente disarmato, ma capace di modellare l’immaginario collettivo con più efficacia di qualsiasi discorso o proclama.
Prodotto da ARTE.it Originals in collaborazione con Rai Cultura, il documentario si presenta come un viaggio attraverso luoghi emblematici, opere iconiche e momenti chiave della storia, per svelare le molteplici forme in cui il potere ha piegato l’arte ai propri scopi. Le riprese spaziano da Roma a Berlino, da Londra a New York, toccando musei come il Victoria & Albert Museum, l’Ara Pacis, la Collezione Peggy Guggenheim e l’Akademie der Künste, e documentando mostre fondamentali come Art Dégénéré al Musée Picasso di Parigi. Il racconto è scandito da episodi indipendenti ma intrecciati da un’unica traiettoria: mostrare come ogni regime – imperiale, totalitario o democratico – abbia fatto dell’arte un campo di battaglia ideologico.
Tra i protagonisti: Augusto e Canova, Mussolini e Leonardo, Hitler e Heartfield, Peggy Guggenheim e la CIA, il Che Guevara di Alberto Korda e Jim Fitzpatrick. Le testimonianze raccolte da Zamparutti e Muscarà offrono punti di vista qualificati e spesso inediti: tra gli altri, intervengono Martin Kemp, Giordano Bruno Guerri, Julius Bryant, Karole P. B. Vail, Elena Canadelli, Grazina Subelyte, Denis Curti. Un parterre che conferisce autorevolezza e profondità al racconto, sorretto da un impianto visivo curato e da una struttura narrativa capace di unire rigore e ritmo.
Il documentario non si limita a mostrare come l’arte sia stata usata per il potere, ma esplora anche le forme di contro-propaganda, in cui l’artista si fa voce critica, oppositiva, anticipatrice. Come John Heartfield, che con i suoi fotomontaggi mise a nudo la retorica nazista prima ancora che il mondo ne vedesse l’orrore. O ancora degli Espressionisti astratti promossi in Europa come simbolo di libertà occidentale durante la Guerra Fredda, a insaputa degli stessi artisti, in un’operazione orchestrata dai servizi segreti americani.
Arte e Propaganda pone una domanda importante: che ruolo ha oggi l’arte nella costruzione dell’opinione pubblica? I muri dipinti dagli street artist, da Banksy in avanti, sono davvero liberi dal meccanismo propagandistico, o ne rappresentano semplicemente una forma aggiornata?
«Oggi le cose sono cambiate. Banksy e gli artisti della Street Art non hanno committenti e occupano spazi pubblici, abusivamente, per consegnare all’arte i loro messaggi, senza paura di fare propaganda. Ma non bastano un committente e un artista per fare un’opera d’arte di propaganda. Occorre il pubblico: senza le persone che guardano e aderiscono ai messaggi, le opere d’arte si spengono. È un’illusione ridurre l’arte di propaganda a un inganno. Siamo noi a dover essere consapevoli, a riconoscere il messaggio contenuto in ogni opera d’arte, e a svelare anche la propaganda più sofisticata, quella che conferma i valori in cui crediamo», spiegano Eleonora Zamparutti e Piero Muscarà.