Kyjiv non è Mosca. E anche sotto legge marziale, la società civile ucraina alza la voce. I cittadini sono scesi per la prima volta in piazza contro il presidente Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione russa. Le manifestazioni di Kyjiv, Leopoli, Odessa e Dnipro contro la legge che annulla l’indipendenza delle agenzie anticorruzione nazionali sono una dimostrazione che «l’Ucraina rimane democratica anche adesso», dicono le piazze. Questa è una delle più forti manifestazioni della democrazia ucraina.
Le proteste hanno già ottenuto un primo, piccolo risultato: una promessa da parte del presidente. In un primo momento il presidente ucraino aveva detto che i principali organi anticorruzione – l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) e l’Ufficio del procuratore specializzato anticorruzione (Sapo) – sarebbero stati infiltrati da una rete di spie al servizio della Russia e che per questo motivo ha firmato e non si è opposto alla legge numero 12414, votata a larga maggioranza dalla Verkhovna Rada (il parlamento ucraino) dopo diverse forzature nelle procedure. Dopo però ha promesso che nel giro di due settimane presenterà un piano d’azione per rafforzare il sistema giudiziario. «Tutti noi sentiamo quello che la società dice», ha spiegato Zelensky. «Sappiamo cosa la gente si aspetta dalle istituzioni statali: giustizia garantita e funzionamento efficace di ciascuna istituzione».
Il presidente ha detto che presenterà al parlamento una nuova legge che «rafforzerà l’indipendenza di Nabu e Sapo. Poi ha aggiunto che il disegno di legge mira a rafforzare tutto il sistema giudiziario ed eliminare qualsiasi ingerenza russa nelle attività delle forze dell’ordine ucraine. La Verkhovna Rada sarebbe in pausa fino a fine agosto, ma è stata messa in agenda una sessione d’emergenza per la prossima settimana per esaminare ed eventualmente adottare la nuova legge.
Fino ad allora però sarà difficile ricucire lo strappo con la società civile. «Abbiamo scelto l’Europa, non l’autocrazia», «Mio padre non è morto per questo», erano tra le frasi scritte sui cartelli dei manifestanti a Kyjiv, mentre al fronte si continua a combattere. Molti sventolavano la foto di Zelensky del 2019, quando, dopo essere stato eletto, esortava la popolazione a non tollerare alcun caso di corruzione e a contattare immediatamente la Nabu. I giornali ucraini sono pieni di articoli, commenti e storie dalle piazze. Raccontano il malcontento di una popolazione che da tre anni e mezzo lotta contro un’autocrazia criminale e poi in casa propria deve fare i conti con una legge illiberale.
Il Kyiv Independent, una delle più importanti testate indipendenti ucraine in lingua inglese, ha scritto che «è possibile condizionare la leadership ucraina in modo da proteggere la democrazia senza compromettere la difesa dell’Ucraina contro la Russia», precisando che «sarà difficile per i governi stranieri trovare sostegno interno per tali aiuti se si permetterà all’Ucraina di scivolare nell’autocrazia. Lo stesso uomo che rappresenta la lotta dell’Ucraina contro la Russia non può rappresentare la distruzione della democrazia ucraina».
Anche le istituzioni europee si sono schierate al fianco dei manifestanti. Per la prima volta in tre anni i vertici di Bruxelles si sono spinti a criticare Zelensky per la sua decisione. Marta Kos, Commissaria europea per l’Allargamento, si è detta «seriamente preoccupata», parlando di «grave passo indietro» per la democrazia ucraina e aggiungendo che «organismi indipendenti come Nabu e Sapo sono essenziali per il percorso dell’Ucraina verso l’Unione europea». E poi: «Lo Stato di diritto rimane al centro dei negoziati di adesione».
Nei tre anni precedenti, gli alleati occidentali dell’Ucraina hanno elogiato la lotta del Paese per la democrazia e lo Stato di diritto contro la Russia. Fornendo aiuti e armi. Ma i principi devono essere rispettati nelle istituzioni come sul campo di battaglia. «In guerra, la fiducia tra la nazione combattente e la sua leadership è più importante delle armi moderne: difficile da costruire e mantenere, ma facile da perdere con un solo errore significativo da parte della leadership», ha scritto il Commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius su X. «La trasparenza e un dialogo europeo aperto sono gli unici modi per riparare la fiducia danneggiata».
La società civile ucraina e i partiti di opposizione hanno sempre rilevato alcune criticità nell’operato di Zelensky. Ma finora nessuno aveva alzato così tanto la voce, tollerando molte scelte del presidente, nascondendo volentieri la polvere sotto il tappeto in nome dell’unità nazionale e della vittoria contro la Russia.
Uno dei pericoli per un Paese in guerra, però, è proprio l’arretramento della democrazia. Il rischio è che, mentre l’esercito combatte al fronte e le bombe continuano a cadere sui civili, i poteri speciali concessi dalla legge marziale vengano forzati. Ed è quello che molti criticano a Zelensky.
Lo scorso 14 luglio, l’attivista e giornalista Vitaliy Shabunin, co-fondatore del Centro d’azione anticorruzione (AntAC), l’ong più famosa nella lotta alla corruzione, è stato arrestato con l’accusa di frode e di evasione del servizio militare. Anche Gregory Osovyi, segretario generale dell’Fpu, la principale confederazione sindacale ucraina, dall’8 aprile si trova in arresto con l’accusa di complicità con la Russia, sostituito da un fedelissimo di Zelensky.
La legge che smantella la Nabu e la Sapo è stata approvata dopo una grossa operazione dei servizi segreti contro le due agenzie, con perquisizioni condotte senza mandato e mentre i loro direttori erano all’estero. Tra i quindici indagati, uno è accusato di spionaggio per Mosca e un altro per presunto coinvolgimento nel traffico di droga e per legami con gruppi filorussi. Gli altri tredici hanno invece accuse molto generiche, che vanno dalle violazioni del codice della strada alla cattiva condotta amministrativa. Secondo due delle principali ong anticorruzione ucraine, Anticorruption Action Center e AutoMaidan, le perquisizioni sarebbero state in realtà una ritorsione per le indagini nei confronti di alcuni alleati di Zelensky, e in particolare del vice primo ministro e amico Oleksiy Chernyshov.
Ora «la pazienza è finita», dicono i cittadini in piazza. Nonostante le proteste e gli scioperi siano limitati dalla legge marziale e dal coprifuoco serale, migliaia di civili ucraini, tra cui molti studenti, veterani di guerra e soldati, hanno partecipato ai presìdi organizzati sui social network.
La difesa della democrazia ucraina contro la dittatura russa è il motivo per cui gli ucraini combattono e continuano a morire al fronte. E questa legge ora potrebbe compromettere il futuro europeo dell’Ucraina. Così – dicono i manifestanti – si presta il fianco non solo a Vladimir Putin e al suo alleato europeo Viktor Orbán, ma anche a tutti i detrattori dell’Ucraina, pronti a dire «Ve l’avevamo detto che erano dei corrotti».
A sostenere la piazza è arrivato anche l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, che sul suo profilo Facebook ha parlato di un «brutto giorno per l’Ucraina». Kuleba ha spiegato che la questione va oltre la storia delle agenzie anticorruzione e riguarda il desiderio degli ucraini di vivere in un Paese giusto. «Capisco che per molti al potere la Rivoluzione di Euromaidan sia solo un post annuale sui social media. Ma per milioni di persone è stato un sacrificio per la giustizia. Questo non può essere cancellato da un voto e da firme affrettate», ha scritto l’ex ministro.
Le agenzie anticorruzione in Ucraina sono nate nel 2015, proprio come conseguenza delle proteste europeiste che portarono alla fuga del presidente filorusso Viktor Yanukovich. Per molti manifestanti, l’importanza di questa legge sarebbe addirittura paragonabile alla decisione di Yanukovych del 2013 di annullare l’integrazione europea dell’Ucraina. Durante le proteste di martedì 22 luglio, molti ucraini tenevano in mano cartelli che facevano riferimento alla rivolta del 2014, invitando Zelensky a non ripetere gli errori del suo predecessore.
La lotta alla corruzione è un tema centrale nel negoziato per l’ingresso nell’Unione europea. Nell’ultimo rapporto sui progressi dell’Ucraina, la Commissione auspicava un’espansione dei poteri investigativi di Nabu e Sapo ed elogiava proprio la loro indipendenza. Solo qualche settimana fa, alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina a Roma, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva annunciato un nuovo fondo per l’Ucraina. E in quella sede erano stati elogiati i grandi passi avanti nelle riforme fatti da Kyjiv nella lotta alla corruzione.
La legge numero 12414 ora rischia di compromettere il percorso di adesione, perché è in netto contrasto con le indicazioni della Commissione europea. La Commissaria Marta Kos ha fatto sapere di aver avuto colloqui «franchi» con la nuova prima ministra Yulia Svyrydenko e con Taras Kachka, responsabile dell’integrazione dell’Ucraina nell’Ue. «Continueremo a lavorare con l’Ucraina sulle necessarie riforme dello Stato di diritto e sui progressi nel suo percorso verso l’Ue», ha scritto ancora Kos sui social media.
Ma per gli alleati europei, la nuova legge ucraina è una condizione di grande imbarazzo. La beffa è che il leader ungherese Orbán, un campione in materia di violazioni dello Stato di diritto, è stato colui che ha bloccato i progressi nei negoziati di adesione dell’Ucraina. E ora potrebbe, se lo desidera, avanzare più di una preoccupazione sullo Stato di diritto ucraino per giustificare il suo ostruzionismo contro Kyjiv.
Il Kyiv Independent parla del rischio di una «regressione democratica in stile russo» e del «sabotaggio dello Stato di diritto» da parte della leadership ucraina, suggerendo l’ipotesi che Zelensky voglia garantire una sorta di «amnistia per la corruzione nell’industria della difesa» in un momento critico della guerra contro la Russia. Forse agevolato anche dalla presenza di Donald Trump alla Casa Bianca che, al contrario del predecessore Joe Biden, non ha mai prestato grande attenzione alle riforme anticorruzione in Ucraina.
Yaroslav Zhelezniak, del partito liberale Holos, ha scritto sui suoi profili social di aver chiesto agli organismi internazionali – tra cui l’Unione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale – di fare pressione sul governo Zelensky per invitarlo a fare marcia indietro. I deputati dell’opposizione presenteranno una proposta per annullare la legge, oltre che un ricorso alla Corte Costituzionale per chiederne l’abrogazione. «L’ufficio del presidente pensava che tutti se ne sarebbero dimenticati entro oggi», ha detto Zhelezniak. «Non credo che si aspettassero una reazione come quella di ieri».