Per la prima volta nella sua storia, lo Juventus Headquarter di Torino ha aperto le porte della sua sede alla community bianconera. Non per celebrare un trofeo o un nuovo acquisto, ma per onorare il progetto Juventus One, la squadra paralimpica del club. In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, è stata presentata la mostra fotografica “Portraits of Identity, Inclusion & Youth”, un evento che «riconosce l’enorme importanza che il progetto Juventus One ha per noi», come dice Greta Bodino, Chief People, Culture and Esg Officer della Juventus.
Questa apertura simbolica non è casuale. Si inserisce perfettamente nella Strategia “Black, White & More” della Juventus, in particolare nel pilastro “Sustainable Glocal Club”. Come spiegato da Bodino, l’obiettivo è chiaro: «Promuovere i valori fondamentali dello sport, come l’equità e il lavoro di squadra, sia a livello globale che locale attraverso progettualità con un significativo impatto sociale».
Nato nel 2017 in collaborazione con l’associazione “Nessuno Escluso” – il cuore pulsante del progetto – Juventus One è cresciuto in modo esponenziale nel tempo. Oggi coinvolge oltre centoventi atleti suddivisi in otto squadre che competono nella Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale. «Siamo orgogliosi del progetto Juventus One per i significati che ha», ha detto il presidente bianconero, Gianluca Ferrero aprendo l’evento della Continassa. «I ragazzi ci hanno portato una coppa e oggi li rivediamo per questa mostra che rappresenta la loro vita».
Dopo un percorso di rebranding che ha visto il progetto passare da Juventus for Special a Juventus One, il concetto è cristallino: “One” esprime l’idea di un unico team, un’unica squadra, un’unica Juventus. Il principio guida, dice ancora Bodino, è semplice quanto rivoluzionario per il mondo sportivo: «Per noi la disabilità non è mai stata un limite, ma una delle tante condizioni umane». Questo ha portato a considerare i partecipanti «come atleti a tutti gli effetti, normalizzando una visione che troppo spesso viene percepita come “altro”».
L’allestimento della mostra stessa è la prova tangibile di come per la Juventus l’inclusione non sia un’iniziativa isolata, ma una «pratica quotidiana che si riflette negli spazi, nei servizi, nei contenuti e nel modo in cui accogliamo la nostra community», dice Bodino.
La cura dell’accessibilità è stata curata nel minimo dettaglio, lavorando sia sugli aspetti fisici sia su quelli sensoriali. Dalla passerella esterna per facilitare l’accesso alle persone in carrozzina, all’interno della sede priva di barriere architettoniche, ogni dettaglio è stato pensato per garantire la piena fruizione.

Sul piano dei contenuti, si è lavorato su una fruizione multilivello. C’è una guida sempre presente per il racconto audio (utile per le persone non vedenti);pPannelli descrittivi ad alta leggibilità, realizzati con il font Lexend Deca, riconosciuto come uno dei più accessibili; un sistema di QR code per accedere a contenuti testuali e audio dedicati; la creazione di una cartolina tattile per i visitatori ciechi.
Per garantire la massima efficacia, il club si è confrontato con associazioni di riferimento come l’Ente Nazionale Sordi e l’Unione Italiana Ciechi. Questa filosofia è applicata in tutto il mondo bianconero: lo stadio riserva duecentottanta accrediti gratuiti per i tifosi con disabilità, con steward formati anche in Lingua dei Segni Italiana (Lis), che viene utilizzata anche nelle conferenze stampa pre-gara. Il Museo Juventus è progettato seguendo la stessa logica, con percorsi dedicati ai non udenti e pannelli in braille.
Se i trofei regionali e nazionali sono un orgoglio, i dirigenti sottolineano che la dimensione più importante del progetto è quella sociale. La mostra racconta undici storie che rappresentano in modo esemplare il successo di Juventus One: «Crescita personale, nuove autonomie, miglioramento delle competenze e, soprattutto, un ritrovato ruolo sociale», dice Bodino. Il cambiamento, infatti, «nasce sul campo, ma che si manifesta soprattutto fuori dal campo». Grazie al progetto, molti atleti «hanno trovato un lavoro stabile, hanno intrecciato relazioni durature, hanno acquisito sicurezza nelle proprie capacità e, in alcuni casi, si stanno prendendo cura di una famiglia».
Per misurare l’efficacia del calcio come strumento di empowerment, il club usa un approccio duplice. Al di là dell’osservazione qualitativa costante da parte della psicologa e dello staff, si tiene conto di un elemento estremamente concreto, cioè, aggiunge la Chief People, Culture and Esg Officer della Juventus, «l’impegno con cui questi ragazzi scendono in campo a ogni allenamento per conquistare la maglia da titolare». Questo, a conti fatti, «è forse il segno più evidente della filosofia che guida il progetto Juventus One».

La visione strategica di lungo periodo per Juventus One è ben definita e trasparente, anche grazie alla sua esplicitazione nel report di sostenibilità. La direzione è quella di «crescere in modo strutturato, rafforzare la presenza nelle scuole e nella comunità». Gli obiettivi per il prossimo triennio sono ambiziosi e misurabili. Per gli atleti il target è aumentare del dieci per cento il numero di atleti coinvolti (dalla media di 117-125 attuali) entro il 30 giugno 2026. Sul fronte scuole, il progetto educativo “Juventus One @ School” vedrà un aggiornamento nei contenuti didattici, con il target di raddoppiare il numero di studenti raggiunti: da cinquecentoventi nella stagione 2024/2025 a 1.040 nella stagione 2025/2026. E poi gli investimenti: la trasparenza è garantita dall’indicazione dell’investimento economico complessivo: 102.500 euro nella scorsa stagione, a cui si aggiungono kit e l’impegno dei professionisti del club.
Il successo e la sostenibilità di questa crescita sono garantiti dalle partnership. Se l’Asd Nessuno Escluso è cruciale per la competenza sul tema della disabilità, le collaborazioni con il mondo privato, come adidas (partner della mostra), sono fondamentali per dare ulteriore forza e visibilità al racconto, raggiungendo la community bianconera e non solo attraverso un linguaggio contemporaneo e riconoscibile.
In conclusione, Juventus One non è soltanto un progetto sportivo, ma un investimento sul futuro e sui valori che il club vuole rappresentare. È un modello in cui la vittoria si misura nella capacità di trasformare la vita degli atleti e la percezione della disabilità da parte della comunità.