Confuse alla metàL’Italia va bene o va male? In casa Meloni si mettano d’accordo

Giorgia ritiene che alcune misure impopolari siano inevitabili, la sorella Arianna continua con la retorica del Paese in piena salute, ma le due cose sono incompatibili. E intanto le mattane di Salvini spaccano la maggioranza sulla legge di bilancio

LaPresse

Ringalluzzito dall’assoluzione a Palermo, così che torna il tormentone di prendersi il Viminale, Matteo Salvini schiocca la frusta e la maggioranza balla. L’uomo del Ponte si è messo in testa di far capire – come dice Claudio Borghi, il “duro” di via Bellerio – che «quando la Lega dice no è no». In effetti al Senato sta andando esattamente così, fino al punto che a tremare è il “leghista buono”, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che a momenti ha rischiato di andare a casa, lui e il governo.

Un gioco delle parti? Può essere. Di certo hanno giocato con l’età pensionabile come fosse un jackpot di quelli dove non si vince mai. Giorgia Meloni era a Bruxelles per il difficilissimo Consiglio europeo e pensava più a Merz che a Borghi ma va detta la verità: lei in queste partite economiche non entra proprio in campo e nell’arena parlamentare, luogo di trappole e manine, sono più forti la Lega e Forza Italia. Il risultato è quello che ha sintetizzato Elly Schlein, che la maggioranza si è rotta. Non è solo l’effetto-Salvini. C’è un problema politico più di fondo: il racconto che la premier (e sua sorella) fanno al Paese.

Attenzione, care sorelle Meloni, qui non si capisce più quale sia il messaggio del governo. Ma insomma, l’Italia va bene o va male? Dopo avere per mesi suonato il piffero dell’ottimismo e del tutto va bene arriva una legge di bilancio piena di balzelli, tasse e tassette, e altre piccole colate di stress natalizio per molti lavoratori. Lo spettacolo di questi giorni in Senato sulla legge di bilancio va oltre i consueti dissensi, è una specie di grand guignol della politica, un massacro di commi e articoli, un tiro al piccione contro l’alleato, un’indigestione di promesse rimangiate.

In Parlamento l’altro giorno è sfuggito alla sorella più grande, Giorgia, che certe misure sono inevitabili per riparare i buchi della «finanza allegra» di quelli che c’erano prima (ma chi? Draghi? Il Conte 1?). Poi qualche ora dopo la sorella minore, Arianna, sul Corriere della Sera è tornata a decantare un Paese del Bengodi a partire da una fantomatica diminuzione delle tasse. Ora, propaganda a parte, delle due l’una: o le cose vanno bene, e allora non si vede perché non l’abbassano, l’età pensionabile, come pure aveva promesso Salvini; oppure vanno male, e allora però va buttata via tutta la retorica sull’aumento dell’occupazione, lo spread eccetera eccetera, cose in sé vere ma che non leniscono di un grammo l’evidente difficoltà sociale del Paese.

Il Paese reale e il Paese  legale, si diceva una volta: quando cominciano a collidere sono guai. Presto o tardi, le cose si incaricheranno di dimostrare che la narrazione del governo Meloni è stata controproducente, illudendo il Paese che una stagione felice fosse alle porte, anzi, già realtà, come se il retaggio della retorica berlusconiana del “sole in tasca” fosse riapparso dopo gli anni bui del Covid e della instabilità dei governi, senza che si desse peso, per dirne una, alla catastrofe dell’industria che perdura da anni. Il governo non ha giustamente timore di cadere e dunque sarebbe nella posizione di fare un discorso di verità sulla situazione economica e sociale del Paese.

Manie di grandezza di Salvini a parte, le sorelle d’Italia si devono mettere d’accordo perché le persone normali sanno che qui non c’è nessun sole in tasca. Solo che non meritano di scoprirlo la sera di Natale, con il cenone che si raffredda.

 

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