Durante la mediazione sul debito comune e gli asset russi da destinare all’Ucraina, il presidente francese Emmanuel Macron in conferenza stampa aveva detto che in caso di fallimento della proposta di pace americana l’Europa avrebbe dovuto parlare con il Cremlino al posto degli Stati Uniti. Un’apertura accolta subito dal Cremlino, dove il portavoce di Vladimir Putin Dmitry Peskov ha fatto sapere che Mosca è «pronta al dialogo». Ma perché lo scenario dei negoziati sull’Ucraina è improvvisamente cambiato?
Secondo quanto racconta il Financial Times, sarebbe stato proprio Macron a bloccare il piano del cancelliere tedesco Friedrich Merz di usare gli asset russi congelati nella Unione europea per finanziare Kyjiv. Un «tradimento», scrive il quotidiano britannico, che potrebbe provocare la rottura dell’asse storico tra Francia e Germania nell’Ue. Cosa che non dispiace affatto al Cremlino, la cui mira principale è quella di spaccare le cancellerie europee.
Dall’Eliseo è arrivata già l’apertura all’incontro tra Macron e Putin, auspicando che ci sia «una volontà politica reciproca» e l’eventuale colloquio sia un reale «tentativo di capirsi a vicenda» e non «una serie di moniti».
Repubblica racconta che il politologo Sergej Markov si è rallegrato per il «tradimento» di Merz: «La Francia sta capendo che tutto potrebbe finire con il Quarto Reich in Europa». Mentre sul canale Telegram Mig41, vicino alla Difesa russa, si scrive: «Il francese Macron ha probabilmente capito dove stanno andando le cose tra Russia e Stati Uniti e ora sta cercando di essere il primo a salire sull’ultimo vagone del treno dell’amicizia tra Europa e Russia che sta per partire».
Certo, c’è anche chi invita a non cadere in facili entusiasmi. Non è la prima volta, del resto, che Macron cerca il dialogo con Mosca. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il presidente francese è stato tra gli ultimi a chiudere il dialogo con Mosca. L’obiettivo di Parigi di fermare l’escalation militare ai confini dell’Ucraina, con il famoso incontro del 7 febbraio 2022 attorno al lungo tavolo bianco, fallì. Ciononostante, Macron aveva più volte chiamato Putin nei primi mesi del conflitto in Ucraina, ma poi era passato all’estremo opposto diventando uno dei suoi più espliciti avversari. Lo scorso luglio, poi, dopo una pausa di tre anni e mezzo, lo aveva ricontattato per discutere del nucleare iraniano. Anche quell’apertura era stata infruttuosa anche perché a Mosca era chiaro che Macron era isolato.
L’Eliseo ci ha tenuto a far sapere che l’incontro eventuale deve avvenire «in piena trasparenza con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con i partner europei» e col solo obiettivo di «promuovere una pace solida e duratura». Parigi non ha dato né una tempistica né i dettagli sul possibile dialogo col presidente russo. Ma ha affermato che «nei prossimi giorni» saranno organizzati i termini del colloquio.
Intanto, in Europa sono arrivate le parole di Putin nella conferenza stampa prima di Natale a Mosca: «Siamo pronti a lavorare con l’Europa… ma su un piano di parità, nel rispetto reciproco. Lavoreremo insieme e ci svilupperemo. Se ciò non accadrà, l’Europa scomparirà gradualmente».
Mentre l’inviato di Mosca Kirill Dmitriev è rimasto in Florida per proseguire il dialogo con gli Stati Uniti. Tornerà oggi a Mosca, dove riferirà al presidente russo Vladimir Putin.