Quando arrivò al cinema “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick non ebbe un grande successo. Non si intravedevano i tratti del film di culto che sarebbe diventato negli anni successivi. I critici per primi sollevarono qualche perplessità, perché il regista era morto pochi giorni dopo aver consegnato un montaggio incompleto alla Warner Bros. e non aveva potuto limare gli ultimi dettagli con il suo occhio clinico e l’attenzione ossessiva al minimo dettaglio. Il film era stato confezionato dallo studio e dal resto del suo entourage.
“Eyes Wide Shut” è invecchiato bene, come spesso capita ai film di Kubrick. È stato apprezzato e rivisto tanto dal pubblico quanto dalla critica. Diverse scene sono diventate icone del cinema durante gli anni Duemila. Per qualcuno sono state anche un segnale premonitore di un mondo che stava cambiando, perdeva abitudini e costumi, un mondo in cui sfumava sempre di più il confine tra sesso, potere e abuso. Per qualcuno è diventato un film fin troppo profetico, al punto di diventare il fulcro di alcune delle teorie del complotto più gettonate dell’ultimo decennio.
Su internet hanno iniziato a circolare idee quanto meno bizzarre. Secondo una di queste, Kubrick avrebbe realizzato “Eyes Wide Shut” come monito al mondo intero, una denuncia di una setta di ricchi pedofili nascosti in piena vista tra l’élite globale. Allora l’orgia in maschera del film non è più solo una metafora delle ipocrisie sessuali dell’alta borghesia, ma una rievocazione fedele di ciò che accadeva realmente dietro le porte delle ville dei miliardari. Non è finita qui. Perché i diretti interessati avrebbero anche fatto uccidere Kubrick in modo che il film potesse essere rimontato contro la sua volontà per eliminare i dettagli più incriminanti, per renderlo meno compromettente. Alcuni sostengono che siano stati tagliati ben ventiquattro minuti dal film originale.
Queste idee hanno iniziato a circolare in modo sistematico negli anni Dieci, alimentate dall’esplosione del Pizzagate, da QAnon e, soprattutto, dallo Jeffrey Epstein. Oggi se ne parla, in versioni sempre diverse, su Reddit, YouTube e TikTok. Ogni tanto salta fuori un dettaglio nuovo, una cosa che non avevamo pensato, una connessione improbabile.
Kubrick avrebbe inserito i suoi indizi nel film con talmente tanta maestria che alcuni di essi sarebbero perfino sopravvissuti ai rimaneggiamenti. «Esistono diverse varianti di questa teoria, ognuna con un’idea diversa di come Kubrick avrebbe smascherato la vera setta», scrive Lane Brown su Vulture. Brown fa notare che i soggetti citati dalle teorie del complotto sono sempre gli stessi: gli Illuminati, la famiglia Rothschild, satanisti di ogni tipo. Altri dicono che “Eyes Wide Shut” parlasse proprio di Jeffrey Epstein – il finanziere di New York condannato nel 2008 per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni, morto nel 2019. Secondo alcuni complottisti ci sarebbero delle prove evidenti del coinvolgimento di Epstein: in una scena festa all’inizio del film, si può vedere una coppia che ozia dietro Nicole Kidman, due figure che assomigliano un po’ troppo a Epstein e Ghislaine Maxwell.
Il momento chiave della teoria è forse l’ultima scena. Bill e Alice Harford – i protagonisti – passeggiano in un negozio di giocattoli con la figlia Helena. Per una frazione di secondo, la bambina si ferma accanto a due uomini adulti e poi li segue fuori campo. Secondo i complottisti, quegli uomini sarebbero membri della setta già apparsi all’inizio del film, e la scena rappresenterebbe la consegna della bambina alla setta. Negli ultimi anni un enorme archivio di video, screenshot e brevi saggi online hanno trasformato questo dettaglio in una presunta rivelazione. Kubrick avrebbe usato il linguaggio cinematografico per lanciare un avvertimento cifrato.
Negli ultimi anni, in piena era di post-verità, questa teoria del complotto è uscita dai bassifondi del web per diffondersi come un virus. Un ruolo importante l’ha avuto lo sceneggiatore premio Oscar Roger Avary, che ne ha parlato nel 2023 al podcast di Joe Rogan, sostenendo che Kubrick avesse girato un film molto più esplicito e che fosse furioso per i tagli subiti poco prima di morire. La sua fonte primaria è una versione della sceneggiatura, che avrebbe letto, diversa dalla versione finale che tutti conoscono.
Sul film è stata costruita un’intera contronarrazione, con le teorie cospirazioniste che si sono moltiplicate fino a diventare incontrollabili. L’articolo di Vulture, però, smonta punto per punto questi argomenti – o almeno ci prova.
Prima di tutto, come sempre, c’è il buon senso. Se qualcuno, nello specifico Kubrick, avesse davvero scoperto un traffico illecito di pedofilia prostituzione illegale e avesse voluto allertare l’opinione pubblica, perché mai avrebbe dovuto inventare un’allegoria in codice invece di denunciarla alla polizia o a un giornalista? E anche ammettendo questa premessa, perché una setta sessuale in preda al panico – abbastanza potente da assassinare un regista di fama mondiale – avrebbe poi permesso che il film venisse proiettato, sebbene in una versione edulcorata, in tutto il mondo?
A Vulture hanno fatto le cose per bene e hanno provato a smontare le teorie del complotto coinvolgendo chi conosce la storia del film fin dalla genesi. E infatti le persone chiave coinvolte nella realizzazione di “Eyes wide shut” – dal produttore Jan Harlan, all’assistente storico di Kubrick, Anthony Frewin, fino alla casting director Denise Chamian e lo sceneggiatore Frederic Raphael – liquidano queste storie come «nonsense», nessuno parla di tagli significativi o pressioni esterne.
Anche l’idea che Kubrick conoscesse Epstein è stata respinta. Quando il regista acquistò i diritti di “Doppio sogno” (titolo originale “Traumnovelle”), il racconto di Arthur Schnitzler del 1926 da cui è tratto il film, Epstein era appena un adolescente. Kubrick parlava di adattare quella storia già alla fine degli anni Sessanta, e il film ricalca fedelmente struttura, personaggi e temi del testo originale. La stessa idea della setta non è un’invenzione, ma un elemento letterario già presente nell’opera di Schnitzler. E sulla famosa scena del negozio di giocattoli, Madison Eginton, la bambina che interpreta Helena, racconta che non le fu mai indicato alcun significato nascosto e che molte azioni furono improvvisate.
Infine, l’ipotesi dell’assassinio viene liquidata come irrealistica. Kubrick aveva settant’anni, problemi cardiaci e stava lavorando in condizioni di forte stress. «Produrre quel film ha contribuito a ucciderlo», dice Raphael. Nessun collaboratore ricorda scontri violenti con lo studio, né proiezioni segrete finite in rissa.
Certo, è sempre possibile che tutti quelli con cui ha parlato Lane Brown del New York Magazie fossero coinvolti in un insabbiamento, o troppo spaventati per dire la verità. Oppure hanno coordinato le loro storie per alimentare una bugia. Ma su una cosa quasi tutti sembrano concordare: «Chi ha partecipato al film ha diversi dubbi su ciò che Roger Avary ha detto a Joe Rogan», si legge nell’articolo. «Frewin dice che è “molto improbabile” che Avary abbia mai messo le mani su una vera sceneggiatura di “Eyes Wide Shut”».
Ma le teorie del complotto non si fermano con le smentite, per quanto circostanziate. Lo sa bene anche Lane Brown, che ha costruito il suo articolo con cura di ogni particolare. Anzi, la diffusione su larga scala di questa teoria dice più del nostro rapporto con l’ambiguità che del film stesso. Perché “Eyes Wide Shut” rifiuta volutamente spiegazioni univoche, lascia spazio all’interpretazione dello spettatore. E in un’epoca in cui si pretende trasparenza totale dai consumi culturali – o, per dirla brutalmente, bisogna imboccare lo spettatore – l’opacità di quell’opera viene vista con sospetto.