
Gli Stati Uniti hanno catturato il dittatore venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie e li hanno portati via dal paese, in seguito a un intervento militare. Lo ha annunciato Donald Trump. Ora la domanda è con quali mezzi può difendersi il Venezuela? Le esplosioni registrate nella notte riportano al centro questa domanda, mentre cresce l’attenzione sulla reale capacità militare di Caracas. Dall’ascesa del chavismo nel 1999 e, soprattutto, da quando Nicolás Maduro è al potere, le Forze Armate sono diventate un pilastro del sistema politico e sono guidate da oltre undici anni dal ministro della Difesa Vladimir Padrino López. Il Venezuela non ha un apparato in grado di sostenere una guerra convenzionale contro una superpotenza, ma ha costruito un sistema pensato per difendere il territorio, rallentare un attacco e renderlo costoso.
Il primo e più importante livello è la difesa aerea, considerata il vero punto di forza. Secondo l’International Institute for Strategic Studies, il Paese dispone di dodici batterie di missili S-300 di fabbricazione russa, sistemi a lungo raggio progettati per colpire aerei e missili prima che si avvicinino a città e basi militari. A questi si affiancano nove sistemi Buk e quarantaquattro Pechora, anch’essi di produzione russa, che operano a distanze più ridotte e servono a proteggere aree specifiche come aeroporti e infrastrutture strategiche. Completano il quadro migliaia di missili portatili Igla-S, sempre di fabbricazione russa, che possono essere usati anche da piccoli gruppi di soldati contro elicotteri, droni e aerei a bassa quota. In pratica, questo insieme di armi serve a rendere rischioso il controllo dei cieli venezuelani, soprattutto nelle prime fasi di un conflitto. I sistemi Pantsir-S1, anch’essi russi, svolgono una funzione di difesa ravvicinata per proteggere basi, città e obiettivi sensibili da attacchi improvvisi, mentre i radar di allerta precoce P-18-2M, di produzione russa, servono a individuare con anticipo i bersagli in arrivo e coordinare la risposta.
Il secondo livello è l’aviazione. Il Venezuela schiera circa venti caccia Sukhoi Su-30 di fabbricazione russa, impiegati per intercettare velivoli nemici e difendere lo spazio aereo nazionale. Accanto a questi restano in servizio F-16 e F-5 di produzione statunitense, acquistati negli anni Ottanta e oggi tecnologicamente superati, ma ancora utilizzabili per pattugliamenti e missioni limitate. Gli elicotteri Mi-17 da trasporto e i Mi-35 da combattimento, entrambi di fabbricazione russa, servono rispettivamente a spostare truppe e rifornimenti e a fornire supporto di fuoco alle forze di terra. Negli ultimi anni Caracas ha inoltre mostrato droni armati ANSU-100 e ANSU-200, sviluppati localmente ma derivati da tecnologia iraniana, utilizzati per sorveglianza e attacchi mirati senza esporre piloti.
Il terzo livello è la difesa terrestre. L’Esercito dispone di novantadue carri armati T-72B1 di fabbricazione russa e di 81 carri AMX-30 di origine francese, mezzi pesanti pensati per la difesa del territorio. I veicoli da combattimento BMP-3 e i blindati BTR-80A, entrambi di produzione russa, servono a trasportare la fanteria sotto protezione. I lanciarazzi multipli BM-21 Grad e l’artiglieria semovente 2S19 Msta-S, anch’essi di fabbricazione russa, permettono di colpire obiettivi a distanza e saturare determinate aree. A questi si aggiungono veicoli blindati VN-4 di produzione cinese, utilizzati soprattutto per compiti di sicurezza e controllo del territorio.
In mare, la Marina Bolivariana ha un ruolo più limitato. Conta settantasei unità, tra cui una fregata classe Mariscal Sucre costruita in Italia, pattugliatori oceanici e costieri di origine spagnola e cinese, e un sottomarino Tipo 209 di fabbricazione tedesca, ormai datato. Negli ultimi anni sono state integrate imbarcazioni veloci Peykaap-III di produzione iraniana, armate con missili e pensate per attacchi rapidi e azioni di disturbo vicino alla costa.
Infine c’è il fattore umano. Le forze regolari contano circa 123.000 militari attivi, distribuiti tra Esercito, Marina, Aeronautica e Guardia Nazionale. A queste si affianca la Milicia Bolivariana, composta in gran parte da civili con addestramento limitato: in caso di conflitto il suo compito sarebbe soprattutto il controllo del territorio, i posti di blocco, la sorveglianza e una resistenza diffusa. Nel complesso, l’apparato militare venezuelano non è costruito per vincere una guerra contro gli Stati Uniti, ma per difendere le città, rallentare l’avversario e trasformare un’operazione rapida in un confronto lungo e complesso.