Il partito unicoPd, Conte e Avs si illudono di dettare l’agenda, ma mostrano chiusura e insicurezza

La linea di Schlein è quella di un “blocco” con populisti e sinistra radicale che detti le condizioni sul programma, ma la minoranza riformista (almeno quella rimasta) è pronta a chiedere pari dignità, mentre Renzi andrà da solo alle primarie

Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein alla festa della Fiom Cgil a Bologna venerdì scorso / LaPresse

Francesco Boccia ieri ha ufficializzato quello che su Linkiesta da tempo definiamo il “partito unico Pd-M5s-Avs”. Ha detto il capigruppo del Pd al Senato: «Pd, Movimento 5 stelle e Avs rappresentano un blocco politico e assolutamente aperto alle alleanze».

La nozione bocciana di “blocco” è la traduzione in parole della catacombale foto all’osteria di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il “primo cerchio” dell’alleanza che verrà graziosamente consentita a Italia viva e alle altre forze che lo vorranno, magari dopo aver superato l’esame all’applausometro della Fiom. Tutto si può dire tranne che non sia una linea chiara. Il partito unico Pd-M5s-Avs non solo dà le carte, ma è talmente autoreferenziale che potrebbe persino essere autosufficiente. Accecati dall’ottimismo, ormai ci credono.

Ma non si tratta solo di geometrie politiche. Le parole di Boccia rimandano alla questione vera, che è quella del profilo dell’alleanza e dunque della proposta dell’alternativa: se il timone è nelle mani del partito unico Pd-M5s-Avs va da sé che il programma sarà molto squilibrato. Poi ci sono gli altri: gli alleati, gli interlocutori, gli ospiti. Benvenuti, naturalmente. Purché sappiano qual è il posto assegnato loro a tavola. Perché a capotavola ci sono gli altri.

Il punto è che questa impostazione viene raccontata come un’operazione di allargamento mentre assomiglia sempre di più a un processo di incorporazione

D’altronde i compagni della Fiom lo hanno gridato, «Renzi? Nooo», una bella copertura ideologico-sociale soprattutto per il Pd e Avs (nel gioco delle parti, Avs dice quello che Schlein non può dire, dalla patrimoniale al no al riarmo, forse persino alla scala mobile). L’avvocato del populismo sguazza in questo stagno ideologico emergendone ogni tanto con l’allure dello statista che conosce il mondo e le logiche del potere. Ma, sempre nel gioco delle parti, il blocco Pd-M5s-Avs, versione aggiornata e meno eroica del Fronte popolare e perfino della gioiosa macchina da guerra, non lesina le offerte ad altre forze nella convinzione, non peregrina, che i riformisti di Matteo Renzi, quel che resta Più Europa di Riccardo Magi e altri verranno sicuramente, nel “campo”. Se vogliono aderire, aderiscano. Ma tanto conteranno poco. Le carte le dà il “primo cerchio”, il blocco.

Contro questa linea schleiniana cui Boccia ha dato voce, oggi nella riunione della Direzione del Pd interverrà a nome della minoranza riformista Graziano Delrio, il quale insisterà non solo e non tanto sull’allargamento del campo quanto sulla pari dignità che dovrà regolare i rapporti tra gli alleati. Ovviamente non si tratta di una questione di cortesia ma di contenuti. In questo senso, Elly Schlein s’illude se pensa che il programma lo scriverà il partito unico Pd-M5s-Avs e anche se ritiene che le primarie sul nome del candidato premier chiuderanno definitivamente ogni discussione di merito.

La segretaria – questo il messaggio – è attesa sia sulla sua concezione dell’alleanza sia sul merito dei problemi a partire dalle questioni internazionali, Ucraina in primis. Non è più tempo di girarci intorno. Prima la foto, poi le parole di Boccia stanno dando molto fastidio a un pezzo del partito.

Da fuori, Pina Picierno, che conosce quel mondo, manda a dire: «La dichiarazione di Boccia ci racconta la subalternità del Pd al M5S e a Avs, questo è il grande problema di quel campo». Gli “ospiti” del campo largo sembrano poi non volersi occupare di come pesare tutti assieme. Se Magi e i socialisti sembra che cerchino un’intesa con il piuttosto fantomatico gruppo di Alessandro Onorato e con quello, tuttora poco conosciuto, di Ernesto Maria Ruffini, il loro problema sarà arrivare al tre per cento. Matteo Renzi non si scompone. Italia viva andrà da sola e avrà un suo candidato alle primarie al primo turno. Così magari Elly arriva seconda dietro Giuseppi, chissà.

X