
Due persone sono state arrestate a Roma in un’indagine su una presunta attività di spionaggio a favore della Russia e sull’accesso abusivo a sistemi informatici. L’inchiesta, condotta dal Ros dei Carabinieri e coordinata dalla Procura di Roma insieme alla Procura militare, riguarda la possibile trasmissione di informazioni riservate sulla sicurezza nazionale a un funzionario russo coperto da immunità diplomatica.
Secondo quanto riferito dall’Ansa, il principale indagato è un uomo di 59 anni, già appartenente al comparto dell’intelligence italiana ed ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Gli investigatori lo accusano di avere raccolto informazioni attraverso una rete di fonti e di averle cedute, in cambio di denaro, a un presunto agente dei servizi di intelligence russi in servizio in Italia sotto copertura diplomatica.
L’indagine avrebbe coinvolto anche ambienti militari. L’uomo si sarebbe servito di sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, tutti indagati. Oltre ai due arrestati, risultano coinvolte altre cinque persone. Le accuse contestate a vario titolo comprendono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione e accesso abusivo a sistema informatico o telematico.
Secondo La Repubblica, i due arrestati sarebbero ex appartenenti ai servizi segreti, da oltre dieci anni in servizio al ministero della Difesa. Secondo questa versione, avrebbero avuto contatti con un funzionario dell’ambasciata russa a Roma, al quale avrebbero consegnato notizie riservate riguardanti la sicurezza nazionale in cambio di somme di denaro. Nella stessa ricostruzione, tra gli episodi contestati ci sarebbe anche la rivelazione dell’identità di alcuni agenti impegnati in attività di controspionaggio italiano. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i contatti tra gli indagati e il funzionario russo, verificare l’eventuale presenza di altro materiale riservato e stabilire quali informazioni siano state effettivamente trasmesse.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso apprezzamento per il lavoro della magistratura e degli investigatori e ha disposto che l’amministrazione della Difesa collabori pienamente con l’autorità giudiziaria. «Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica». Il ministro ha aggiunto che la tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle istituzioni è un interesse primario dello Stato e ha assicurato la prosecuzione della collaborazione con i magistrati. La posizione del ministero è rilevante anche perché, secondo le ricostruzioni disponibili, una parte degli indagati avrebbe avuto o avrebbe ancora rapporti con strutture della Difesa.
Su X, Crosetto ha scritto: «Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza. È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo e incessante».
Il caso richiama un precedente recente, quello di Walter Biot, ufficiale della Marina arrestato nel 2021 mentre consegnava documenti riservati a un ufficiale dell’ambasciata russa in cambio di denaro. Anche allora l’inchiesta riguardava la sottrazione e la cessione di informazioni coperte da segreto, in un contesto di forte attenzione per le attività dei servizi russi in Italia.