Marchionne veste PradaQuotazioni e collezioni: a Milano le matricole (della borsa)

La domenica assolata di Milano è stata dedicata alle sfilate uomo (come il sabato e anche oggi, del resto). In passerella, le matricole della borsa, veterani dei defilé. Ferragamo e Prada sono stat...

La domenica assolata di Milano è stata dedicata alle sfilate uomo (come il sabato e anche oggi, del resto). In passerella, le matricole della borsa, veterani dei defilé.

Ferragamo e Prada sono state infatti le protagoniste della seconda giornata di Milano Moda Uomo. Due marchi, due storie, due piazze differenti per quotarsi, due collezioni profondamente diverse. Non voglio allietarvi o annoiarvi, peggio, con recensioni varie, ma solo collegare quello che ieri è stato visto in passerella con la quotazione in borsa. Come dire: la moda non è tutta una questione di stile, ma anche di vendite.

Ferragamo: la collezione di Giornetti è un omaggio agli studi di Picasso e di altri pittori novecenteschi; il trait d’union tra gli outfit è un lusso sobrio e ricercato, come sempre quando si parla di Ferragamo. L’artigianalità italiana è in primo piano, soprattutto quando si parla di accessori (per la cronaca: tante espadrillas e cappelli di paglia). La quotazione, del resto, è tutta italiana, non fosse per il socio cinese che deterrà l’8%: la maison – la cui quotazione potrebbe portare la data del 29 giugno – colloca a Piazza Affari il 22,75% del capitale per un totale di circa 38milioni di azioni. Se secondo gli analisti la quotazione non è competitiva rispetto a quella di Prada (il margine operativo lordo è, in effetti, inferiore alla media di 10 punti percentuali), di fatto è un modo per sganciare i numerosi eredi Ferragamo dalla gestione diretta dell’azienda. Per ora la maison vuole mantenere la propria identità storica e legata al lusso, senza strafare, puntando a quotarsi in tranquillità: la collezione, di fatto, è espressione dello stesso concetto.

Prada: collezione che stupisce, come sempre o quasi, e che darà grandi idee alle catene del fast fashion. Pezzi nuovamente dall’identità forte che si impongono su quelli delle altre passerelle e puntano a vendere. L’importante, per la maison milanese, è appianare i debiti: per questo si rivolge a un mercato in crescita (che adora Prada) con una collezione strong. L’eleganza non c’entra con questa collezione di Prada – che gioca la carta golfista rivolgendosi a una fetta di mercato che ancora, probabilmente, non aveva conquistato al 100% – ma come sempre Miuccia si fa notare. Anche la quotazione non è passata inosservata: primo perchè è stata rimandata per anni, secondo perchè è sulla piazza di Hong Kong. Terzo perchè – salvo l’aver fissato il prezzo di collocamento al minimo della forbice, ovvero 39,5 dollari di HK – l’IPO di Prada ha già ottenuto buoni risultati (nel settore istituzionale triplo di sottoscrizioni rispetto al quantitativo offerto). Staremo a vedere. La collezione, di certo, venderà anche e soprattutto nell’est asiatico.

Per la cronaca, ieri ha sfilato anche Moncler Gamme Bleu: la rinuncia alla quotazione (a Piazza Affari) è notizia di un paio di settimane fa. L’assetto societario di Moncler, infatti, è cambiato con l’ingresso del fondo francese Eurazeo che ha acquistato il 45%. Il 32% rimane sempre a Remo Ruffini mentre il fondo Carlyle di De Benedetti si defila mantenendo una quota di minoranza. La collezione? Combattiva: ispirata allo sport e alla scherma. Magari l’idea della quotazione non è abbandonata definitivamente.

Queste faccende di borsa e moda, mi chiedo quanto vi interessano? Per quanto riguarda le sfilate – fatta eccezione per gruppi di studenti o blogger internazionali – mi sa che siamo tutti un po’ stufi..anche noi addetti ai lavori.

Oggi un giovane designer mi ha detto “Sono finiti gli anni Ottanta, ma pochi sembrano rendersene conto”. Come dargli torto..