Arabic PortraitsSul web Babele non c’è più

Non poteva mancare una soluzione al problema dei problemi di Dubai, anzi mi stupisce ci abbia messo tanto ad arrivare. In questo mescolarsi di alfabeti differenti, enormi incomprensioni e grossissi...

Non poteva mancare una soluzione al problema dei problemi di Dubai, anzi mi stupisce ci abbia messo tanto ad arrivare. In questo mescolarsi di alfabeti differenti, enormi incomprensioni e grossissimi fraintendimenti, la barriera linguistica, almeno sul web, non esiste più. E’ stato lanciato da pochi giorno, ad Abu Dhabi, il sito godudu.com, specializzato in traduzioni simultanee per social network. Gli utenti possono infatti collegare i propri accout Facebook o Twitter a godudu, e avere le traduzioni di messaggi e bacheche di amici arabi, russi o inglesi in tempo reale (entro fine anno arriveranno altre dieci lingue). Il suo inventore é una società russa, che ha già avuto un buon successo in altri paesi e conta per ora 1,2 milioni di utenti nel mondo.

Qui il web, soprattutto per i giovani e per la donne, ha una funzione di socializzazione molto più importante che altrove. Non solo per la cultura, le tradizioni e la religione, che di sicuro limitano le relazioni sociali tra sessi diversi, ma anche per come é strutturata la città. Incontrarsi non é semplice a Dubai: i luoghi di aggregazione sono pochi e dispersi in quartieri differenti e molto distanti tra loro. Per gli adolescenti, poi, mancano completamente luoghi pubblici di incontro che non siano le sale giochi dei mall.

La sfida di godudu – ed é in questo che si distingue da altri siti di traduzioni – é quella di offrire un servizio specifico per social network, e cioè tradurre slang, modi dire e forme dialettali in modo corretto. Non solo: il sito ha anche una sezione dedicata a chi vuole imparare altre lingue, per incentivare i suoi utenti a uscire dal mondo virtuale e superare la Babele reale che è Dubai.

E’ incredibile, e forse possibile solo qui e in poche altre grandi metropoli così multietniche: c’è chi vive e lavora in questa striscia di deserto da più di dieci anni e, oltre a un inglese molto stentato, continua a non parlare altro che la propria lingua madre.

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