Marchionne veste Prada11 miliardi di dollari in un anno: i cinesi pazzi per il lusso rappresentano 1/4 dei consumi mondiali

Non sarà la scoperta dell'acqua calda visto che la crescita dell'importanza della Cina come fetta di mercato per i beni di lusso è ormai una sicurezza per le case di moda, di orologeria e di gioiel...

Non sarà la scoperta dell’acqua calda visto che la crescita dell’importanza della Cina come fetta di mercato per i beni di lusso è ormai una sicurezza per le case di moda, di orologeria e di gioielleria, però è un’ulteriore conferma a questo fenomeno, molto più che in espansione.

Mentre nel mondo occidentale si parla di recessione e “lesser depression” (così dice Paul Krugman), la Cina banchetta a suon di soldi spesi. Uno studio promosso dalla World Luxury Association (WLA) e dal China Trade Development & Cooperation Center (CCPIT) evidenzia come da febbraio 2010 a marzo 2011 i consumi cinesi nel settore luxury goods si attestino sulla cifra record di 10,7 miliardi di dollari americani.

La Cina rappresenta un quarto dell’intero mercato del lusso mondiale.

Qui potete trovare il grafico del China Observer: http://thechinaobserver.com/2011/12/13/chinas-luxury-consumption-exceeds-14-of-global-total/

Cosa comprano i cittadini della Repubblica Popolare? A far da padrone nella loro wish list (che poi diventa una lista non solo di desideri, ma di acquisti a tre o quattro zeri) sono gioielli e borse: ne hanno comprati rispettivamente 2,76 e 2,51 miliardi di dollari Usa. A seguire: orologi, vestiti e cosmetici.

In Cina si stanno attrezzando, facendo leva soprattutto sul web: il sito 360.com, uno dei portali di e-commerce più famosi del Paese, ha lanciato da pochissimo il sito 360top.com dedicato proprio ai prodotti di lusso.

In home page al momento troneggiano Gucci, Prada, Miu Miu, Burberry, Marc Jacobs, Fendi, Balenciaga e molti altri; i prodotti spaziano dalla borsa da 10mila CNY (circa 1200 euro) all’orologio da 126mila (15mila euro).

Nonostante l’inflazione e la bolla immobiliare pronta a scoppiare, insomma, la upper class cinese continua a spendere. Il fatto che le vetrine – virtuali e reali – del Paese siano tappezzate solo di big brands è un motivo di preoccupazione per le pmi italiane: come sbarcare su un mercato il cui standard è Gucci offrendo alta qualità ma senza un nome dall’appeal altrettanto forte?

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