Marchionne veste PradaBenetton, storie di ordinario delisting

Perchè quotarsi in borsa? Per appianare i debiti, per guadagnare sull'onda di utili significativi, per investire, per l'impossibilità di gestire un impero tra le quattro mura di casa propria. Benet...

Perchè quotarsi in borsa? Per appianare i debiti, per guadagnare sull’onda di utili significativi, per investire, per l’impossibilità di gestire un impero tra le quattro mura di casa propria. Benetton si è quotata in borsa, a Piazza Affari, nel 1986; oggi – l’annuncio d’intenti è di ieri – sembra che prenderà la via del delisting.

Nella foto: una delle famose campagne pubblicitarie dell’azienda

La società oggi quotata, che ha un valore di circa 680 milioni di euro (il titolo ieri è stato sospeso dopo aver registrato un bel +9,3%) è per il 70% in mano alla società Edizioni srl, controllata dalla famiglia Benetton. Il restante 30%, valutato circa 200 milioni è proprietà di azionisti vari.

Il 2011 è andato piùttosto male per Benetton Group che ha dichiarato ricavi per 70 milioni di euro contro i 102 dello scorso anno: vuoi la concorrenza, diventata ancor più spietata dopo lo sbarco di Gap e Banana Republic in Italia, vuoi il mix tra situazione economica più che incerta e le alte temperature che hanno pregiudicato il sell out delle collezioni invernali, Benetton ha registrato un calo del 30%. Una percentuale da non sottovalutare, soprattutto se accompagnata ad un andamento tutt’altro che positivo a Piazza Affari: le azioni di Benetton, nel 2006 scambiate a 15 euro, ieri erano scambiate a 4,05, complice il balzo degli ultimi giorni (sul quale pare indagherà la Consob).

Nella foto: Alessandro Benetton, figlio di Luciano e oggi Vicepresidente esecutivo Benetton Group Spa, è stato nominato “Imprenditore dell’anno 2011”

I rumors, a questo punto parlano di due scenari possibili: il primo vede la società, che a fronte di questi risultati negativi, tornare nelle mani della famiglia Benetton, che acquisterebbe il 30% oggi in mano ad altri azionisti. Il secondo – mai confermato – è quello di una fusione tra l’azienda veneta, precursore del fast fashion mondiale ( e di qualità) con il gruppo spagnolo Inditex che, per capirci, possiede Zara, Oysho e Massimo Dutti.

Inutile dire che questa seconda opzione rappresenterebbe un’evoluzione significativa, da tenere d’occhio: quali logiche porterebbe la visione di Inditex in un gruppo come quello di Ponzano Veneto, da sempre orientato alla creatività – uno degli esempi è Fabrica, il centro di ricerca creativa che fa capo al Gruppo Benetton – e alla produzione in serie ma di qualità? In questo caso un importante gruppo italiano cederebbe il passo, ancora una volta, all’Europa, come è già successo per i brand del segmento altagamma.

Alcuni analisti commentano il delisting come la conseguenza prevedibile di un’esperienza che negli ultimi anni si è rivelata difficile e, certo, poco fortunata e vedono il rientro in gioco della famiglia Benetton come l’opzione più sensata per rimettere in sesto l’azienda.

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