Marchionne veste PradaOltre il circo c’è (molto) di più. La prima giornata di Milano moda donna guardando un abito da vicino.

Sono le 9 e tutto va bene: le sfilate della prima giornata di Milano Moda Donna si sono chiuse (tutte e 8 quelle in calendario, 11 con gli outsider) e si fanno i primi bilanci di una kermesse che a...

Sono le 9 e tutto va bene: le sfilate della prima giornata di Milano Moda Donna si sono chiuse (tutte e 8 quelle in calendario, 11 con gli outsider) e si fanno i primi bilanci di una kermesse che a Milano porta gente, soldi e compratori.

Un bel circo, non c’è che dire: Anna dello Russo che da Gucci indossava un cappellino di paillettes stile torero Camomillo; Morgan che ha fatto il dj da John Richmond e ha spaccato i timpani a un parterre intero di persone; un gruppo di photoblogger che pur di fotografare un “non so chi sia ma è vestito in modo improbabile” hanno schivato per un pelo il tram numero 9 in piazza Oberdan.

Nella foto: la folla fuori dalla sfilata di Gucci, in piazza Oberdan

n bel casino, anche: mezz’ore in macchina/navetta nonostante l’Area C (ho scordato di fare l’abbonamento a Bikemi, ahiahiahi), mezz’ore di attesa nell’attesa che una sfilata cominci, per poi correre all’altra.

Nel pomeriggio ho avuto però un intermezzo educativo: sono stata nello showroom di un marchio che sfilerà domani a vedere la collezione in anteprima. La stilista non era ancora arrivata e così mi sono messa a guardare i capi con i ragazzi dell’ufficio stile: loro sono quelli che a conti fatti costruiscono gli abiti, supervisionati dal direttore creativo, ma li seguono dall’idea alla spedizione in location, ultimo passaggio che veniva messo a punto proprio mentre ero lì. Persone che non appaiono di solito, ma grazie alle quali nasce la collezione.

Mi hanno spiegato con passione i tessuti, i punti di ricamo. Mi hanno fatto vedere come sono cucite le perle su un vestito, come è tagliato un abito, mi hanno fatto sentire quanto morbido o leggero o resistente può essere un tessuto. Non che non mi sia mai capitato tutto questo, intendiamoci. Ma oggi nel frullatore di una giornata di sfilate questo episodio mi ha fatto pensare: l’immagine di una collezione di moda che spesso emerge dai report dei giornalisti, dai servizi tv e dalle foto dei blogger è riduttiva. Così come è riduttivo, cinque mesi dopo la presentazione della collezione in passerella, il metodo con cui si va ad acquistare un capo: il mi piace regna sovrano, come su Facebook.

Per valorizzare quella grande industria artigianale che è la moda italiana, però, bisogna davvero cominciare a guardare oltre. E ad apprezzare il lavoro che una sarta di Carpi ha fatto cucendo a mano cristalli su un abitino.

Io in compenso – che predico bene ma razzolo malissimo – oggi avevo indosso un abitino di zara 100% poliestere, che dopo 12 ore di lavoro serrato (con n spostamenti), ora vanta: un filo tirato verticalmente proprio in mezzo alla gonna (olè); l’orlo dietro che si sta scucendo; uno strappo sulla manica destra.

Poi non dite che i giornalisti di moda non vanno in guerra.

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