Marchionne veste PradaImprenditori della pelletteria stretti tra i no delle banche e i negozi che non pagano

Ieri sono stata a fare un giretto al Mipel, salone della pelletteria che chiude oggi dopo 4 giorni, e ho incontrato molti imprenditori che lavorano nel settore pelletteria. La crisi si sente - qual...

Ieri sono stata a fare un giretto al Mipel, salone della pelletteria che chiude oggi dopo 4 giorni, e ho incontrato molti imprenditori che lavorano nel settore pelletteria. La crisi si sente – qualcuno più, qualcuno meno: nel primo caso i piccoli, nel secondo i marchi più riconoscibili ovviamente – e si punta molto sul mercato estero, visto che, secondo i dati Aimpes, nel 2011 i consumi di settore in Italia hanno fatto registrare un -3,3% contro un +30% dell’export. Dati che danno il polso della situazione, insomma.

Intanto gli imprenditori un po’ si lamentano: da un lato ci sono le banche, sempre più restie a concedere crediti. Dall’altro ci sono i negozi, che, dicono quasi all’unisono imprenditori di fascia diversa, non pagano.

“Se alla lista dei buyer che di solito presenziano a questa mostra mancherà qualcuno sarà perchè non vuole presentarsi davanti ai suoi creditori” mi dice un imprenditore romagnolo.

“Io non prendo gli ordini da chi non mi ha pagato quelli dello scorso anno” puntualizza un altro imprenditore, questa volta toscano.

Con i negozianti io parlo mediamente una volta alla settimana, anche con più di uno e, diciamocelo, anche loro non se la passano alla grande: budget in calo, fatturato traballante, sperano tutti di pareggiare e nel caso stapperebbero una bella bottiglia di champagne, credetemi. Ovviamente parliamo di quelli italiani, perchè quelli stranieri – non so se avete letto l’intervista ad Andrew Keith, presidente di Lane Crawford, venerdi scorso su Moda24 del Sole24Ore – ma fanno numeri da capogiro se confrontati con i nostri retailer.

Che si può fare, mi chiedevo in metropolitana tornando verso il lavoro? Forse se si saldassero le fatture a tempo debito si potrebbe partire con un piede diverso. E già, diciamocelo, 60 giorni non sono pochi per chi deve mandare avanti un’attività in un momento del genere. Non è una soluzione ma un punto di partenza, ovviamente.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta