Banana MarketsIl giorno in cui i Ligresti divennero azionisti di minoranza

D’accordo, la parola fine su questa vicenda non è ancora stata scritta e non lo sarà a breve. Però fa un certo effetto vedere la famiglia Ligresti, protagonista del salotto buono, del capitalismo d...

D’accordo, la parola fine su questa vicenda non è ancora stata scritta e non lo sarà a breve. Però fa un certo effetto vedere la famiglia Ligresti, protagonista del salotto buono, del capitalismo di relazione, dei patti di sindacato, etc. ridotta ad azionista di minoranza dopo un decennio in cui i piccoli azionisti di Fondiaria-Sai – a proposito, chi sono? – hanno perso il 95% del loro investimento. Chi avesse scommesso mille euro nel 2001 sulla neonata di Fondiaria-Sai, frutto peraltro di un’altra fusione senza Opa orchestrata allora come oggi da Mediobanca, oggi si ritroverebbe in tasca circa di 50 euro (prima dell’avvio dell’aumento di capitale). 

Poche ore fa Unipol ha sottoscritto interamente l’aumento di capitale di Premafin a lei riservato, diventando l’azionista di riferimento con l’81% del capitale con un esborso pari a 339,5 milioni di euro. Nel frattempo, Premafin – per effetto della risoluzione del contratto di equity swap con Unicredit – ha aumentato dello 0,95% circa la propria partecipazione in Fonsai, oltre a sottoscrivere pro quota l’aumento di capitale assieme a Finadin, società dei Ligresti azionista di minoranza sia di Fonsai che di Premafin. 

Le sorprese, comunque, non sono ancora finite. A partire dalla limitazione del diritto di recesso, conditio sine qua non posta dalla Consob per l’esenzione dall’Opa, ma un punto sul quale la famiglia non molla, per finire con l’assemblea – chiesta dal custode giudiziale delle quote delle holding immobiliari e dei trust offshore Alessandro Della Chà per invalidare la delibera dello scorso 12 giugno, che aveva escluso la disamina dell’offerta di Sator e Palladio –  del prossimo 23/28 agosto, dove Unipol potrebbe essere addirittura messa in minoranza. «Ora si può iniziare a lavorare per l’interesse industriale delle aziende e non per cavilli legali e burocratici» ha detto l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, uscendo dallo studio del notaio Piergaetano Marchetti dove è stata firmata l’operazione. Si fa presto però a cantare vittoria, il salotto ha la pellaccia dura. 

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