Cazza la randaBene Squinzi ma ora renda pubblica la lista di tutti gli incentivi alle imprese

E' sera, sto rincasando in auto, quando sento riferire dallo speaker della stazione radio sui cui sono sintonizzato le seguenti parole, pronunciate dal presidente di Confindustria Squinzi e riporta...

E’ sera, sto rincasando in auto, quando sento riferire dallo speaker della stazione radio sui cui sono sintonizzato le seguenti parole, pronunciate dal presidente di Confindustria Squinzi e riportate oggi sui principali media: “siamo disponibili a rinunciare a tutti gli incentivi in cambio di una riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sulle famiglie”. Non mi pare vero quello che le mie orecchie hanno appena udito e dunque esclamo ad alta voce: “grande Squinzi!”. Mio figlio, rivolgendomi uno sguardo tra il compassionevole e l’allarmato, mi chiede: “papà ma sei fuori? Neanche avesse segnato un goal l’Italia!!”.

Oggi, a mente fredda, penso che l’Italia in effetti segnerebbe un gran goal se desse un taglio radicale al fiume di inutili incentivi, sui cui hanno parassitato per troppo tempo le aziende di stato e tante grandi industrie associate a Confindustria. E se quei 25-30 miliardi venissero finalmente utilizzati in modo selettivo, ad esempio e come propone Squinzi, per ridurre il peso straordinario delle imposte sulle imprese e sulle famiglie.

Nel mare di quaquaraquà, antichi e nuovi, giovani e vecchi, che animano l’insopportabile chiacchiericcio quotidiano, l’idea di Squinzi è audace e ispirata ad un pragmatismo riformatore che mi ha sorpreso. Nessuno dei suoi più blasonati predecessori aveva avuto il coraggio di pronunciarsi in modo così netto su quella che è, a tutti gli effetti, una delle tante vergogne del paese. Non parliamo poi della politica, che, così subalterna ai grandi gruppi industriali, ossia ai principali fruitori di sussidi pubblici, non si è mai neppure sognata di mettere in discussione il relativo mare di soldi.

Sul terreno della riforma degli aiuti alle imprese, se da un lato prendiamo atto con piacere del nuovo corso della Confindustria di Squinzi, dall’altro non possiamo che registrare il sostanziale fallimento del governo dei tecnici. A partire dal ministro dello sviluppo Passera, che circa 210 giorni fa annunciava, in una maxi intervista al Sole24ore, l’imminente riorganizzazione degli incentivi. E che, pure a causa di forti resistenze in seno alla compagine governativa, non è riuscito ad andare oltre la sacrosanta eliminazione della legge 488 e di alcune leggi di finanziamento minori.

Ma il pensiero va anche al prof. Giavazzi, che dopo tutto il cancan fatto dalle colonne della prima pagina del Corriere, una volta chiamato come superconsulente a stilare un programma di tagli decisi alle sovvenzioni, pare non sia riuscito che a partorire un topolino. Di cui per la verità si sono perse misteriosamente le tracce, ma da cui pare deriverebbero tagli compresi in una forbice tra 1 e 3 miliardi.

A questo punto Squinzi completi l’opera e faccia quello che il governo pare non sia in grado di mettere in atto: renda pubblica la lista delle tante costose stampelle a favore delle industrie. Fornendo un assist al premier Monti e mettendo così il Paese in condizione di fare finalmente goal.

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