FuoriserieMi sono innamorata di Corky. Perdutamente

Ebbene sì, succede. Ne avevo già parlato in uno dei primissimi post di questo blog. Ci sono personaggi televisivi con i quali, di tanto in tanto, scatta qualcosa. Mi era successo con Sawyer (Lost) ...

Ebbene sì, succede. Ne avevo già parlato in uno dei primissimi post di questo blog. Ci sono personaggi televisivi con i quali, di tanto in tanto, scatta qualcosa. Mi era successo con Sawyer (Lost) e non è difficile capirne il motivo. Ma mi era successo anche con il rigoroso Carlson (il maggiordomo di Downton Abbey). Giusto a farvi capire che non basta essere fighi per entrare nelle mie grazie. Certo, di personaggi televisivi me ne piacciono tantissimi. Ma amare, beh, solo pochi possono entrare in questa lista. E il detective Corcoran di Copper (Corky per gli amici) c’è entrato. Eccome.

Copper è la serie che sta letteralmente facendo impazzire questo mio settembre di attesa (perché pilot e preair a parte, c’è ancora calma piatta fino a fine mese) ed è la serie che mai mi sarei aspettata che mi piacesse. Violenta sino al midollo, cruda, sanguinolenta e senza eroi positivi. Perché Corky (Tom Weston-Jones), lasciatemelo dire, non è proprio uno dei “buoni”: è un detective nel quartiere malfamato di Five Points, pronto a massacrare di botte tutti coloro che considera “sospetti”, pronto a uccidere i criminali a sangue freddo e a intascarsi i bottini che questi ultimi avevano rubato. Ma quel fascino cupo, di chi agisce per disperazione, è assolutamente irresistibile. E non è un caso che tutte le donne dello show ne siano attratte. Come non esserlo, insomma.

Copper ci trasporta indietro nel tempo: New York, 1860. La guerra civile, i conflitti razziali, l’idea di giustizia quantomeno ambigua. Sullo schermo c’è una parte della storia dell’America che si interseca con le vicende personali del protagonista. Lo scenario ricorda Gangs of New York di Martin Scorzese, lo stile quello di Deadwood, i casi settimanali costruiti alla CSI: un mix perfetto, ancora più ricco se si pensa che il papà dietro a tutto questo è Tom Fontana (già creatore di Oz). E poi la musica, da brividi: hanno detto che ricorda quella della terza classe del Titanic. Ed è vero. Stesse malinconiche note che fanno venire la pelle d’oca. E che rendono ancora più irresistibile (per lo meno per me) quell’alone ipnotico e incantatore che ruota intorno a Corky.

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