ResilienzeMa non è che lo sciopero dei mezzi va a colpire solo i più deboli?

Alcuni amici mi hanno già tacciato di aver partorito quest'oggi un pensiero reazionario. Vediamo se anche qui pensate la stessa cosa.Non so se può valere come excusatio non petita dichiarare prelim...

Alcuni amici mi hanno già tacciato di aver partorito quest’oggi un pensiero reazionario. Vediamo se anche qui pensate la stessa cosa.

Non so se può valere come excusatio non petita dichiarare preliminarmente di essere figlia di ex sindacalista, “concepita tra un direttivo provinciale e una trattativa aziendale” come ha dichiarato urbi et orbi su social network mio padre qualche mese fa (gli stessi amici commentarono allora “si capiscono molte cose”)

Però c’é un però che non mi torna.

Ed è un però sullo sciopero dei mezzi pubblici di oggi.

Ore 12.40, stazione centrale di Milano. Decido di prendere la filovia per recarmi sul posto di lavoro. “Parto prima, così son sicura di arrivare in tempo”.

ore 13.30 ancora non passa nulla. La folla si fa calca sullo spartitraffico dove è collocata la fermata. Immigrati stranieri per lo piu’, qualche studente e qualche viaggiatore. Carrozzine, valigie, volti sconsolati piu’ che incavolati.

ore 13.40 decido la mossa che penso possa risolvere lo stallo: vado con la 92 in piazza Nigra. Che di quelle ne son passate già tre. Da lì aspetterò la 91. Non sono la sola a formulare questo brillante pensiero.

ore 13.50 sono sull’altro spartitraffico. Comincio a sfogarmi sui social network, che, suvvia, in fondo servono anche a quello. “qui la situazione è drammatica” Non passa nulla.

ore 14.15 le persone che mi sono attorno cominciano a telefonare per disdire o posticipare i loro appuntamenti “nooooo signoraaa oggi non so quando arriverò a stirareeee c’é scioperooooo”.

Altro evidentemente non possono fare, no?

ore 14.30 il contatore Atm dice 8 minuti. Ci guardiamo tutti in faccia: dai dai dai che ce la facciamo!!!!

-6 minuti

-5 minuti

-4 minuti

– 3, 2, in arrivo …

RICALCOLO

parte l’urlo e qualche imprecazione.

Un signore ferma un taxi e lo prende al volo.

So che devo cedere anche io. Non ho altra scelta.

Io sì. Ma i poveracci alla fermata, loro, attendono.

Non saprò mai quanto.

Arriviamo al pensiero reazionario, ma secondo me neanche troppo: chi danneggia lo sciopero dei mezzi pubblici? A chi crea veramente disagio?

Chi se lo può permettere prende il taxi. Chi fa un lavoro in cui può permettersi di stare a casa un giorno sta a casa.

E chi è costretto a muoversi? Chi magari se non si presenta sul posto il lavoro lo perde perché sappiamo che c’é la crisi e si attaccano a tutto per il pretesto di fare un po’ di spending review?

E’la solita storia: se vogliamo comprendere, e le comprendiamo, le ragioni di chi sui mezzi pubblici ci lavora dobbiamo concludere che quella che abbiamo descritto è una guerra tra poveri. Ci troviamo in mezzo.

Come si organizzano allora proteste un po’ piu’ solidali tra fasce deboli? Mi sa che ne avremmo proprio bisogno.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta