Mompracem – Il mondo è tutto ciò che accadeMicheli e Bazoli, occorre uno scatto per salvare i cimeli di Toscanini

In questi giorni a Milano si parla molto della Pietà Rondanini che verrà temporaneamente collocata a San Vittore. Per la città è un simbolo che va oltre alla valenza artistica. L'ultima opera di Mi...

In questi giorni a Milano si parla molto della Pietà Rondanini che verrà temporaneamente collocata a San Vittore. Per la città è un simbolo che va oltre alla valenza artistica. L’ultima opera di Michelangelo fu infatti acquistata nel 1952 dal Comune di Milano grazie ad una sottoscrizione pubblica promossa dall’allora sindaco Ferrari per essere destinata alle Raccolte Civiche del Castello Sforzesco. Alcuni diranno: altri tempi. E invece no.

Invece, fatte le dovute proporzioni, è il caso di ripetere un’operazione simile per i preziosi manoscritti appartenuti ad Arturo Toscanini e che andranno all’asta mercoledì a Londra da Sotheby’s. Fra cui, ad esempio, le prime bozze dell’inizio del Falstaff, ultima opera di Giuseppe Verdi, che verranno battute a partire da una stima compresa fra gli 80 e 100 mila pound.  Ma ci sono anche tanti altri pezzi importanti. 

Ecco, sarebbe importante che Milano non perdesse almeno parti di quel patrimonio. Tanto più in vista del bicentenario della nascita di Verdi che cade l’anno prossimo. Rispetto al 1952 tante cose sono cambiate. Ma questo non può significare una regressione, non può significare che non riusciamo a fare ora quello che fu fatto allora. Anzi. Significa allora che spetta a Milano, ma soprattutto alla sua borghesia, battere un colpo per evitare che materiali così preziosi finiscano chiusi in qualche villa senza che studiosi e appassionati possano usufruirne. Viene spontaneo rivolgere questo appello in primis a Francesco Micheli e a Giovanni Bazoli, attori di prima fila nel mecenatismo meneghino. Acquistate voi almeno quella partitura del Falstaff e mettetela a disposizione dei milanesi e di tutti gli interessati. «Neminem pecunia divitem fecit» diceva Seneca. Ma, anche se il denaro non ha mai fatto ricco nessuno, almeno può rendere orgogliosa una città che potrebbe così appropriarsi di un tesoro di uno dei geni che hanno contribuito in maniera così determinante al suo, al nostro, sentire comune. 

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