Bitchiness gets you everywhereDonne, fate autocritica. Un burqa può salvarvi la vita

Forse più delle stesse violenze fisiche perpetrate nei confronti delle donne, possono ferire brutalmente il silenzio e l’indifferenza sociale che tali violenze cullano e alimentano. Un muro solido...

Forse più delle stesse violenze fisiche perpetrate nei confronti delle donne, possono ferire brutalmente il silenzio e l’indifferenza sociale che tali violenze cullano e alimentano.
Un muro solido e incrollabile, saldo di ignoranza e arretratezza, protegge e conserva una nicchia ecologica comoda e ospitale per il germoglio dell’odio di genere, e crea le perfette condizioni per il prosperare delle atroci nefandezze che ne derivano.

Mentre le statistiche dei centri di accoglienza e delle associazioni in difesa delle donne denunciano dati a dir poco inquietanti sull’aumento sensibile di violenze e omicidi perpetrati da partner e familiari nei confronti delle donne del loro nucleo, e mentre il dibattito su un’evoluzione legislativa che provveda a maggiori tutele è in pieno corso, capita ancora, purtroppo, di imbattersi in deliranti argomentazioni da scenario surreale.
In un articolo a firma Bruno Volpe pubblicato sul sito Pontifex Roma si parla di femminicidio e si consiglia alle donne di «fare autocritica». Si legge che per contenere l’aumento delle violenze di genere basterebbe «proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l’immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio».
Per i nostalgici dell’oscurantismo, insomma, il rimedio alle degenerazioni violente che – stando a quanto sostenuto – sarebbero provocate dal dissolvimento della famiglia tradizionalmente intesa, è presto pronto. Sei donna? Un burqa ti salva la vita.
Lo stereotipo tramandato da secoli e riproposto in salsa moderna è sempre lo stesso. Un teorema facile da verificare: le donne indossano la minigonna, mostrano il décolleté, e quindi «provocano» e istigano persino a compiere atti criminali. Gli uomini, dalla loro, già «esauriti» a causa di «piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia» molestano, violentano e arrivano anche a uccidere. Un quadro semplice e chiaro.
Se è una provocazione, quella contenuta nelle righe riportate, certamente non fa ridere né tantomeno riflettere. Fa, piuttosto, rabbrividire per le idiozie che porta con sé.

La mancanza di considerazione e di rispetto per la figura femminile e l’odio autentico e atavico di alcuni sottouomini nei confronti della donna in sé considerata, pianta robuste radici e cresce e ramifica in questa cornice di ispirazione medievale.
La bellezza della donna e del suo corpo intimorisce e spaventa questi omuncoli piccoli, insicuri, e incapaci a rapportarsi nei suoi confronti. La violenza, in tutte le sue declinazioni, è per questi vili l’unico, bestiale, modo di comunicare.
Una «femmina» colta, valida e preparata è pericolosa: va disprezzata, mortificata e annientata nel suo essere donna. L’indipendenza e la bravura di una giovane madre in carriera sono motivo di vilipendio da parte di questi esseri pavidi e senza spina dorsale.
Il nudo? Atterrisce. Il sesso? Terrorizza.
La mortificazione e la sottomissione dell’essere femminile è l’unica via per contenere questa paura innata e irrisolta nei confronti della donna e del suo essere biologicamente perfetta. Non è misoginia questa, ma “ginofobia” da manuale freudiano.

Di omuncoli del genere ne è pieno il mondo, e molti di questi si celano sotto mentite spoglie. Ma in maggioranza restano ancora gli uomini, per fortuna. Uomini veri, capaci di amare e degni di essere ricambiati.