Vita da caniLo scandalo del lavoro gratuito

Agli inizi di dicembre mi sono iscritto a un sito, Infocity, che, in cambio di un canone annuo di 70 euro, garantiva di dare accesso ad annunci di lavoro e/o collaborazioni RETRIBUITE. Tutte. Senza...

Agli inizi di dicembre mi sono iscritto a un sito, Infocity, che, in cambio di un canone annuo di 70 euro, garantiva di dare accesso ad annunci di lavoro e/o collaborazioni RETRIBUITE. Tutte. Senza eccezioni. Convinto dal giudizio di un’amica, decido di pagare quanto stabilito per cercare di avere qualche collaborazione aggiuntiva nel campo del giornalismo. I primi tempi mi arriva una newsletter quotidiana, in cui mi si informa delle nuove opportunità di lavoro. Mi sembra ben fatto e molto serio e sono contento di aver speso quella cifra.

Il problema inizia ad affiorare quando, di tutte le opzioni possibili cui ho mandato mail con cv e richieste varie, l’unica a rispondermi è una testata sportiva online. Entusiasmo: finalmente potrò scrivere di Inter come ho sempre sognato fin da quando, nell’Inter, giocavano i tre tedeschi. La risposta che mi arriva dalla testata è però strana: nella seconda mail, senza neanche aver visto come scrivo, mi danno le chiavi d’accesso all’intero sistema e mi nominano immediatamente titolare della sezione dedicata all’Inter. Grazie, rispondo io, “ma quanto pagate”? Risposta: “Tendenzialmente è tutto gratis, i più meritevoli avranno un piccolo rimborso”.

Traduzione: vi fate un culo come una capanna a seguire una squadra ciascuno, poi se siete simpatici vi molliamo cento euro una tantum. Geniale. Congedo il simpatico amico, trattenendomi dall’insultarlo. Scrivo a Infocity che, però, non ha mail dirette a responsabili del sito ma un più generico “contattaci”, un form sul sito in cui riportare qualsiasi cosa, dai guasti, alle lamentele, ai complimenti. Decido comunque di scrivere per segnalare che l’unico che mi ha risposto mi ha detto che avrei dovuto lavorare gratis. Insomma, non mi pare in linea con gli standard promessi.

Nessuna risposta. In compenso, caso strano, smetto di ricevere la newsletter con le offerte di lavoro possibili. Visto che nel frattempo si era nelle vacanze di Natale ho pensato che il servizio fosse stato “rallentato” per le Festività. Ma niente, mi arriva una mail a metà gennaio e poi più nulla. Riprovo a scrivere sul sito, segnalando che, insomma, oltre ad aver ricevuto una sola risposta per un lavoro gratuito, ora non mi arriva neanche più la newsletter. Chiedo chiarimenti o la restituzione dei miei 70 euretti. Niente, silenzio.

Lascio passare un paio di settimane poi decido che la misura è colma. E ne scrivo su questo blog non tanto perché speri che l’eco prodotta da Linkiesta possa far recedere da intenti truffaldini Infocity, ma più che altro per segnalare l’ennesima presa per i fondelli a chi, speranzoso di poter ampliare le proprie collaborazioni, decide di pagare una quota. E invece resta, come troppo spesso accade, fregato. Se per caso questo post arrivasse alle orecchie di Infocity, sono pronto a dare spazio a eventuali repliche. Che spieghino come mai, dopo le mie lamentele, si è interrotto l’invio della newsletter e, soprattutto, come mai l’unico lavoro che mi è stato offerto fosse gratuito, quando sulla home page del sito ci si fa vanto di procacciare solo collaborazioni retribuite.

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