Tutto è permesso (o quasi)La Costituzione più bella e cornuta del mondo.

   I fatti e misfatti che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica evidenziano alcune questioni delicate se non gravi da cui dipende l’evoluzione del nos...

I fatti e misfatti che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica evidenziano alcune questioni delicate se non gravi da cui dipende l’evoluzione del nostro sistema politico e la sua corrispondenza ai principi di democrazia. La prima questione riguarda l’oscillazione del nostro sistema verso una sorta di semipresidenzialismo. In sé il cambiamento della forma di governo non è un problema ma una questione delicata. Che diviene grave quando avviene per la decisione di pochi sotto la spinta e l’alibi di una situazione emergenziale. Nel giro di 18 mesi è infatti la seconda volta che Giorgio Napolitano dilata i suoi poteri. Alla fine del 2011 di fronte ad un’imminente crisi del debito, Napolitano chiese le dimissioni di Berlusconi e s’inventò Monti. Fu una forzatura istituzionale avallata da partiti allo sbando e spaventati. Venne raccontata come l’unica scelta possibile. Dopo le ultime elezioni Napolitano ha dato una “mezza porzione” di incarico a Bersani, nominando allo stesso tempo i saggi per stabilire le priorità politiche del prossimo governo venturo (qualunque esso fosse). Di questi saggi nessuno apparteneva o era vicino al M5S, votato da ben il 25 % degli italiani. Come minimo la si può considerare una decisione irriverente nei confronti del voto popolare, tale da delineare il percorso per una alleanza tra PD e PDL, quindi una decisione politica (?) del Capo dello Stato. E’ infatti quello che sta accadendo. In buona sostanza Napolitano, che oggi si appresta a giurare per la seconda volta sulla Costituzione, ha già tracciato l’agenda politica. Non gli resta che decidere il nome del Presidente del Consiglio e i ministri. Sfido le forze politiche, e soprattutto il PD fresco di suicidio, a contrastare le decisioni del primo Presidente della Repubblica rieletto della storia repubblicana. Non sono un esperto di diritto costituzionale, ma è evidente che siamo molto oltre le funzioni di un Capo dello Stato “che non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”. Lo sa anche Napolitano che ha voluto sottolineare la “fiducia espressa liberamente” sul suo nome dalla maggioranza dell’Assemblea. Con buona pace delle anime belle che dicono che la nostra Costituzione è la più bella del mondo e non va toccata, la seconda parte sull’ordinamento della Repubblica è stata, di fatto, già cambiata. Dimenticavo, l’azionista di maggioranza del prossimo governo è l’intramontabile Silvio Berlusconi.

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