Rotta verso il mercatoConflitto d’interessi Alitalia: Matteo Colaninno si dimetta da responsabile economico del PD

La battaglia ventennale del Partito Democratico  e dei suoi dimenticati brand predecessori DS e PDS, insomma della sinistra italiana, contro Silvio Berlusconi in nome del conflitto d' interessi, è ...

La battaglia ventennale del Partito Democratico e dei suoi dimenticati brand predecessori DS e PDS, insomma della sinistra italiana, contro Silvio Berlusconi in nome del conflitto d’ interessi, è stata una delle due colonne portanti dell’ idea che lo statista donnaiolo di Arcore andasse escluso dall’ agone politico, l’ altra essendo quella che si avvia ora al voto definitivo, l’ esclusione in conseguenza dei processi penali.

Non può essere in politica chi in politica prende decisioni che influiscono pesantemente sui risultati dei propri affari. La RAI sotto il controllo del suo principale concorrente Berlusconi era il colmo del malcostume italiano e i conti in rosso fuoco dell’ emittente televisiva pubblica, insieme alla perdita di audience, di quota di mercato, non possono stupire nessuno.

Le leggi si applicano ai nemici e si interpretano con gli amici, perciò nel Partito Democratico, così sensibile ai conflitti d’ interessi altrui, nessuno obietta all’ avere come Responsabile delle Politiche Economiche Matteo Colaninno, la cui azienda di famiglia Alitalia viene oggi salvata dal fallimento con denaro pubblico e con l’ attivo prodigarsi del Governo, di cui Enrico Letta è capo proprio perché espressione del PD, partito che ha la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati.

Non conosco meriti o demeriti, qualità o difetti del silenzioso Matteo Colaninno, che non spicca per presenzialismo nei media. È forse un genio o forse un inetto, ma non conta. Non voglio immaginare che il Presidente del Consiglio Letta o il Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato discutano della politica del trasporto aereo e del caso Alitalia con il responsable economico del proprio partito Matteo Colaninno, figlio di quel Roberto Colaninno che da presidente ha guidato Alitalia ad una situazione per cui, senza l’ intervento delle Poste e delle due grandi banche del Paese, di fatto costrette dal Governo, sarebbe oggi fallita e con gli aerei a terra.

Non si obietti che bisogna distinguere fra padri e figli perché, come ho letto in un articolo del Fatto Quotidiano del 26 settembre, Matteo Colaninno possiede il 19,78% ed è amministratore delegato della holding di famiglia Omniaholding, cui fa capo indirettamente la partecipazione in Alitalia. Sono a tutti gli effetti soldi suoi o meglio sono soldi nostri che diventano suoi.

Se Silvio Berlusconi con la RAI ai suoi piedi era una pugnalata al cuore della destra liberale italiana, ammesso che il WWF ci certifichi che esiste, Matteo Colaninno a cui nessuno chiede di dimettersi da responsabile economico del Partito Democratico, mentre lo Stato salva la sua azienda di famiglia (e contemporaneamente tiene lontane dal padre le noie giudiziarie che inevitabilmente accompagnerebbero un fallimento), rappresenta la bancarotta intellettuale e morale della sinistra italiana, per rubare l’ espressione all’ economista Sandro Brusco.

Pare che si faccia apposta a dar ragione al (non più) comico genovese. Che differenza c’ è fra destra e sinistra? Che la sinistra è pure ipocrita.

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