Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaLa nuova vigilanza bancaria europea e i “promessi dati”.

La valutazione dei principali 130 gruppi bancari europei da parte della nuova vigilanza europea in capo alla BCE si avvia alla fine. Verranno messi a disposizione i dati? Verrà rilasciata tutta l’...

La valutazione dei principali 130 gruppi bancari europei da parte della nuova vigilanza europea in capo alla BCE si avvia alla fine. Verranno messi a disposizione i dati? Verrà rilasciata tutta l’informazione disponibile in piena trasparenza? “Adelante, con juicio” è stata la risposta di Ignazio Angeloni, responsabile della supervisione europea, in margine a un convegno sulla regolamentazione organizzato a Venezia dall’’Università Ca’ Foscari e da Greta. Una risposta deludente, per il paternalismo manzoniano che la ispira. Una brutta risposta, perché proviene dalla nuova supervisione europea, e perché viene da una persona che ha goduto, e gode ancora di una stima unanime nell’industria e nell’accademia. E’ solo una caduta di stile? Speriamo, ma è il momento di aprire la discussione sui flussi di informazione, e il dibattito che si è sviluppato in questa conferenza è l’occasione ideale.

La risposta di Angeloni si è opposta a una domanda che molti economisti del nostro settore hanno in mente da molto tempo, e che puntualmente ci eravamo scambiati nella notte precedente con un “guru” di fama internazionale che insegna alla London Business School. Passeggiando nella notte per calli, campi e fondamenta, a un certo punto siamo arrivati a parlare della sessione del giorno dopo, e ho detto: “secondo me la BCE dovrebbe rendere disponibile l’informazione dell’ ‘asset quality review’” . “Senza dubbio, e dovrebbe essere ‘raw information’”, ha rilanciato lui. Vero: informazione non trattata, perché per l’informazione vale una sorta di paradosso di Heisenberg: appena la tocchi la cambi.

Il giorno dopo, Ignazio Angeloni è arrivato, atteso come una rock star, e con un’attesa esasperata anche da un ritardo nel programma. Alla fine, è arrivato e ha presentato un intervento sul ruolo dell’etica nel sistema bancario. Un bell’intervento, anche se scritto, come il ruolo e l’istituzione ormai impongono anche a una mente brillante e duttile come la sua. E interrotto, come se anche il relatore volesse esorcizzare un po’ di imbarazzo, da qualche battuta. Esempi: l’etica ci porta nel campo della filosofia, su cui non sono preparato. Oppure: siamo fortunati che non c’è Aristotele. Un bell’intervento, che ha toccato le grandi frodi del LIBOR e del mercato dei cambi, e che a un certo punto ha promesso anche di diventare concreto, con tanto di proposte: con poco successo, almeno su di me, perché non sarei in grado di descriverne alcuna.

Poi l’intervento è finito, il “chairman” ha chiesto se c’erano domande. I partecipanti si sono uniti al silenzio delle statue dei santi e delle tele della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, e io in silenzio insieme a loro pensavo: “etica implica trasparenza, sarà etica la BCE per prima”? Mentre pensavo questo, e non parlavo, dall’altro lato della sala ha preso la parola il mio compagno della passeggiata notturna del giorno prima, e in un accento “oxbridge” così sofisticato e gentile da essere quasi appena percettibile ha rivendicato il valore della “trasparenza”. Angeloni ha risposto che la trasparenza è senz’altro un valore, ma che l’emissione di informazione non controllata può essere un pericolo per la stabilità. Insomma: informazione sì, ma “bisogna studiare il modo”. Niente “raw information”. Informazione trattata in modo da non essere nociva.

Alla risposta di Angeloni ho sentito un senso di insofferenza crescente. E’ come se qualcuno mi avesse obbligato a rimettere i pantaloni corti. “Bisogna trovare il modo”. E tutto dopo un pistolotto sull’etica. Cosa c’è di meno etico di arrogarsi il diritto di decidere quale informazione debba essere rilasciata o meno? E come debba essere trattata perché sia innocua? L’informazione trattata come una droga che non può essere fornita pura, per non scatenare un’overdose.

E la contraddizione con l’etica non è l’unica che è venuta in mente. L’informazione che la BCE custodisce con la prosopopea di una vestale proviene dalle banche sottoposte a supervisione, e dalle banche centrali nazionali del sistema che l’hanno rilevata. Non ritiene Angeloni che, con le sue stesse buone intenzioni e per la stessa concezione dell’etica, le banche abbiano già “trattato” l’informazione? E che se anche non hanno avuto margini per farlo, l’abbiano fatto le banche centrali nazionali? Per una coincidenza paradossale, proprio una delle ultime relazioni presentate prima che Angeloni arrivasse è stata dedicata proprio a questo rischio: le banche centrali nazionali, per il loro grado di vicinanza alle banche del proprio paese, potrebbero non rivelare tutta l’informazione alla vigilanza centrale della BCE.

Abbiamo parlato spesso delle teorie di Vegas, di Mucchetti e compagnia sul pericolo della troppa informazione. Ignazio Angeloni è di un’altra pasta, è un economista di razza. Allora, anche in assenza di Aristotele, non violi il principio di non contraddizione. Riconosca che è etico lasciare che le informazioni competano tra di loro, e che possano competere diversi modi di trattarle. E ammetta che invece non è etico trattare e vestire l’informazione, proprio come non è etico nasconderla o travisarla.

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