I gessetti di SylosTanto rumore per una manovra recessiva

Il primo a rilevare pubblicamente che la promessa “manovra espansiva” è una bufala derivante da un trucco contabile – dialettico, mi sembra sia stato il prof. Gustavo Piga in un articolo apparso su...

Il primo a rilevare pubblicamente che la promessa “manovra espansiva” è una bufala derivante da un trucco contabile – dialettico, mi sembra sia stato il prof. Gustavo Piga in un articolo apparso sul suo sito. Ma è data la possibilità a tutti di verificarlo andando a consultare la “Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza” redatta dal Ministro dell’Economia.

Perché una manovra possa essere chiamata espansiva deve prevedere un ampliamento del deficit, e infatti così è stata pubblicizzata precisando che l’aumento del deficit per il 2015 ammonterebbe a 11 miliardi, pari allo 0,7% del Pil.

Ebbene non è vero niente, o meglio quell’aumento del deficit dichiarato per il 2015 non è rispetto a quello del 2014, e allora sì che sarebbe stata una manovra espansiva, ma rispetto alle precedenti previsioni per il 2015. Quindi la manovra è “espansiva” (si fa per dire) rispetto a quello che avrebbe potuto essere, ma non rispetto a quello che è stato.

La nota di aggiornamento di cui sopra ci dice che il deficit del 2014 sarà del 3% mentre quello del 2015 avrebbe dovuto essere del 2,2%, come concordato con l’Ue e ora richiamato dalla stessa. Ebbene oggi il governo ci dice che il deficit “espansivo” del 2015 sarà del 2,9%, cioè uno 0,7% in più di quello che avrebbe dovuto essere, ma uno 0,1% in meno del 2014. Stando così le cose, la prevista riduzione delle tasse sarà finanziata totalmente con una riduzione delle spese e non con un aumento del deficit come va strombazzando il governo.

Considerato che il deficit 2015 sarà inferiore rispetto al 2014 si potrebbe addirittura pensare che la manovra sia deflattiva, cioè il contrario di quello che dice il governo, se non fosse che in compenso la componente “saldo primario” passa da un + 1,7% a un + 1,6 e la componente “spesa per interessi” passa da – 4,7% a – 4,5%, per via della riduzione dei tassi (pertanto: deficit 2014 +1,7 – 4,7 = – 3; deficit 2015 + 1,6 – 4,5 = – 2,9) e la riduzione degli interessi non comporta deflazione mentre la diminuzione dello 0,1% del saldo primario (che è positivo) potrebbe dare una piccola, infinitesimale, spinta.

Ma anche quest’ultima piccolissima consolazione di fatto viene smontata se si pensa che la propulsione fatta attraverso la riduzione delle tasse, checché ne dicano i neoliberisti, di solito è meno espansiva di quella fatta attraverso la spesa (per esempio cosa ne faranno le imprese della riduzione dell’Irap? Siamo sicuri che la rimetteranno in circolo con gli investimenti e le assunzioni?), pertanto la riduzione delle tasse fatta attraverso la riduzione della spesa, come pensa di fare il governo, rischia di essere recessiva.

Comincio a pensare che negli incontri del Nazareno Berlusconi abbia fatto anche un corso accelerato a Renzi su come turlupinare la popolazione. Spiace constatare che a sua volta Renzi abbia ripetuto queste lezioni a Padoan.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta