Generazione Harry PotterL’EUROPA DI SAN BENEDETTO

E così quella statua rimasta in piedi tra le macerie del terremoto più forte mai registrato da quello del 1980 in Irpinia richiama con forza quel convincimento alla base del Manifesto di Ventotene ...

E così quella statua rimasta in piedi tra le macerie del terremoto più forte mai registrato da quello del 1980 in Irpinia richiama con forza quel convincimento alla base del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni. Quel convincimento secondo il quale fosse dovere imprescindibile della loro generazione battersi per impedire la resurrezione dalle ceneri della guerra di nuovi antagonismi nazionalistici e bandire ogni ipotesi di regime totalitario.

Ho ancora davanti agli occhi l’immagine della facciata della Basilica di San Benedetto a Norcia rimasta in piedi a ricordarci della chiesa capolavoro dell’architettura medievale ridotta in un cumulo di macerie e in quella piazza, dove tutto in torno si vedono solo calcinacci e desolazione, la statua del Santo patrono d’Europa, miracolosamente intatta, quasi a dirci che non è tutto perduto.

Proprio Benedetto che smise di pensare al monachesimo-rifugio cominciando a pensarlo e praticarlo come azione, a vivere Dio nella contemplazione certo, ma anche nell’azione facendone un modello esportato in tutta Europa, perché adattabile a tutti, è diventato nuovamente un simbolo, con tutta la forza mediatica del nostro tempo. Un nuovo punto di riferimento in un’epoca, ora come allora (quando l’antico ordinamento romano stava ormai crollando e stava per nascere una nuova società sotto l’impulso di nuovi popoli), di profondi mutamenti.

Un’epoca che l’Europa, intesa come organizzazione internazionale politica e soprattuto economica, fatica a comprendere ed interpretare, che ha come colore il grigio dei completi dei tecnici e non le tinte sgargianti dei trolley colorati della generazione Erasmus la prima cresciuta vivendo l’Europa come un unico grande Paese ma che non è (ancora) riuscita a sviluppare una cultura europeista.

E così quella statua rimasta in piedi tra le macerie del terremoto più forte mai registrato da quello del 1980 in Irpinia richiama con forza quel convincimento alla base del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni. Quel convincimento secondo il quale fosse dovere imprescindibile della loro generazione battersi per impedire la resurrezione dalle ceneri della guerra di nuovi antagonismi nazionalistici e bandire ogni ipotesi di regime totalitario.

Oggi molti di noi danno per scontata la pace, ma dimentichiamo che è stata l’Unione Europea a rendere obsoleta la guerra nel nostro piccolo pezzo di mondo, a relegarla ai libri di storia, mente fuori dall’Unione e negli altri continenti si parla di guerra al presente.

Tocca all nostra generazione pensare in modo comunitario, considerare l’episodio successo a Goro, piccolo comune del ferrarese, una ferita e non un gesto da emulare, opporsi alla costruzione di nuovi muri, unire l’Europa. Tocca a questa Europa, soprattutto a chi siede nelle istituzioni europee, colmare il gap tra il palazzo che spesso dopo le belle parole si dimentica di fare i fatti e chi è nato europeo, tocca a tutti, non solo noi italiani, ma a tutti gli europei stringerci attorno alla statua di San Benedetto, rimasta in piedi, e contribuire alla ricostruzione di una terra, l’Umbria, nella quale si trova un pezzo importante di quelle che sono le radici del nostro “vecchio” Continente che tocca a noi accmompagnare nel nuovo secolo.

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