E(li's)booksIl mito del deficit di Stephanie Kelton

La teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo.

Il libro

Dopo anni di supremazia incontrastata, la teoria economica dominante è oggi seriamente minacciata da una nuova e controversa scuola di pensiero che sta rapidamente conquistando il mondo intero, rivoluzionando il nostro modo di concepire l’economia. Si tratta della cosiddetta “teoria monetaria moderna” o MMT (Modern Monetary Theory). La MMT ci invita a ripensare completamente il funzionamento della finanza pubblica: il bilancio dello Stato non è come quello di una famiglia; gli Stati che dispongono della sovranità monetaria, infatti, sono degli emittenti di valuta – possono, cioè, creare “dal nulla” tutto il denaro che vogliono – e dunque non possono mai “finire i soldi”, né possono essere costretti a fare default sui loro titoli di debito; i deficit pubblici non danneggiano le future generazioni né pregiudicano la crescita a lungo termine; e soprattutto, le politiche sociali non compromettono la sostenibilità fiscale dello Stato. La MMT, in altre parole, ribalta completamente la narrazione che ci è stata ossessivamente propinata in questi anni per giustificare politiche di austerità dai devastanti effetti economici e sociali. E per questo fa così paura ai guardiani dell’ortodossia. Stephanie Kelton – economista statunitense di fama mondiale, consulente economico di Joe Biden e Bernie Sanders, ed ex economista capo presso la minoranza democratica della Commissione bilancio del Senato statunitense – è probabilmente la divulgatrice più nota della MMT. In questo libro Kelton offre un’introduzione semplice e accessibile ai concetti chiave della MMT, mostrandoci come possiamo utilizzarli per costruire una società più giusta e più prospera, passando da una narrazione di scarsità a una di opportunità. Il mito del deficit rappresenta anche un fondamentale contributo al dibattito europeo, permettendoci di comprendere appieno i problemi derivanti dall’aver rinunciato alla sovranità monetaria attraverso l’adesione alla moneta unica europea.

La mia lettura

 Il mito del deficit, il titolo è già da solo impegnativo, tuttavia la lettura di questo saggio di Stephanie Kelton, docente di Economia e Politica alla State University di New York, si è rivelata molto agevole per i numerosi esempi concreti che l’autrice propone e le capacità divulgative che probabilmente sono frutto anche della sua esperienza di insegnamento.

Stephanie Kelton è stata inclusa tra le menti più brillanti e influenti al mondo da molti organi di informazione, Il mito del deficit è diventato un bestseller negli Stati Uniti subito dopo la pubblicazione.

Ne Il mito del deficit vengono spiegati i pilastri della teoria economica della moneta moderna MMT (Modern Money Theory) che è un mix tra il pensiero di Geroge F. Knapp e Mitchell-Innes, quello di Abba Lerner, quello di Keynes per arrivare fino a Hyman Minsky e Wynne Godley.

Contrariamente a quanto gli economisti mainstream e i politici ci raccontano da decenni, i governi che emettono la propria valuta […] non possono mai finire i soldi né possono diventare insolventi (fare default) sui titoli di debito emessi nella loro stessa valuta”.

Così inizia Il mito del deficit, la prefazione è proprio dedicata all’edizione italiana per cui subito dopo Stephanie Kelton aggiunge:

Purtroppo questo discorso non vale per l’Italia […] Le nazioni che fanno parte dell’eurozona utilizzano quella che è a tutti gli effetti una valuta estera […] le autorità fiscali degli Stati membri dell’eurozona hanno rinunciato alla possibilità di emettere debito esente da rischio di insolvenza (non-defaultable debt).”

Per la Kelton lo Stato è dotato di sovranità monetaria, sostiene che le tasse non debbano finanziare la spesa pubblica, le tasse servono soprattutto a creare un equilibrio nella “distribuzione” del reddito, se i ricchi vengono tassati si riduce il divario di reddito e si riesce anche a tenere a bada l’inflazione.

I concetti che la Kelton spiega sono abbastanza ostici da comprendere perché rappresentano una rottura totale rispetto al modo in cui siamo abituati a “leggere” l’economia e la finanza. L’autrice parla del suo paese, degli Stati Uniti, non so sinceramente quanto le sue teorie siano efficaci per altri paesi, tuttavia è così convincente che riesce a spingere il lettore verso la strada dell’approfondimento.

La risposta della BCE alla crisi determinata dalla pandemia secondo la Kelton rende evidente un fatto:

Da marzo, la BCE ha intensificato il suo programma di acquisto titoli e oggi sta effettivamente finanziando il disavanzo pubblico dell’Italia, acquistando praticamente tutte le obbligazioni italiane di nuova emissione; di conseguenza, nonostante un significativo aumento del deficit e del debito pubblico, i tassi di interesse sulle obbligazioni italiane sono scesi a livelli record. Ciò dimostra, al di là di ogni dubbio, che la BCE può sempre impedire che l’aumento del deficit ( o dei livelli del debito) spinga all’insù i tassi di interesse.”

E’ difficile da contraddire, non pensate?

L’approccio che ho trovato particolarmente stimolante è stato quello di elencare “I deficit che contano veramente” che sono, secondo la Kelton:

Il deficit di buoni posti di lavoro

Il deficit di risparmio

Il deficit di cure sanitarie

Il deficit di istruzione

Il deficit di infrastrutture

Il deficit climatico

Il deficit democratico

Ora più che mai trovo importante citare quest’ultimo deficit in elenco, il deficit democratico:

E’ il deficit esistente fra i pochi e i molti; tra i potenti e i senza potere; tra chi ha voce e chi non ne ha. […] Quando diventano estreme, le disuguaglianze di reddito e ricchezza iniziano a riflettersi anche nella sfera politica […] Nel frattempo milioni di persone si allontanano dalla politica, nella convinzione che le loro voci (e i loro voti) non contino niente.

Bello il capitolo 6 “Ne hai il diritto”. E’ un “viaggio” all’interno dei “diritti sociali” riconosciuti negli Stati Uniti, “entitlement” è il termine che definisce le indennità riconosciute a determinati gruppi di persone.

Quasi 6 persone su 10 negli Stati Uniti attraverseranno almeno un anno di povertà nell’età compresa tra i 20 e i 65 anni; e quasi un bambino ogni 5 vive già oggi in povertà.”

Stiamo parlando del paese più potente al mondo.

Vi lascio con alcune delle domande che Stephanie Kelton fa ai suoi lettori e lettrici:

Riuscite a immaginare un’economia in grado di misurare e migliorare continuamente il benessere della gente e non solo il prodotto interno lordo? Riuscite a immaginare un’economia in cui l’attività umana rigenera e arricchisce tutti gli ecosistemi? Riuscite a immaginare un’economia in cui sia garantita a tutti una pensione serena, capace di soddisfare tutti i propri bisogni alimentari, abitativi, sanitari?”.

Voi ci riuscite? Io faccio molta fatica, lo confesso tuttavia mi fa piacere sapere che ci sono persone che provano a lottare per affermare queste idee.

Stephanie Kelton – Il mito del deficit. La teoria monetaria moderna per un’economia al servizio del popolo.

Fazi editori

Traduzione di Jacopo Foggi

Pp 459 € 20,00 Brossura

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