La City dei TartariIl grande accrocchio #1: l’umanita’ é il rimedio

Passato qualche tempo prima di convincermi a ritornare su questi fogli elettronici. Le parole continuano a scorrere e formarsi in percorsi carsici, fra il mio C-drive e un cloud qualsiasi, appeso a qualche presa elettrica in un deserto del Nevada o qualche paese terzo. Parole consegnate a una posterita’ gia’ abbondantemente bombardata da libri, blog, pensieri, tweet e qualsiasi altra forma di interazione comunicativa.

Sono mesi pesanti, a cavallo di una pandemia senza precedenti e di una guerra dalle molte conseguenze. E ci stiamo passando attraverso con una naturalezza che, la sera allo specchio, ci invidiamo a noi stessi. L’invidia di quei momenti in cui il nostro io sfatto e distrutto da un’altra giornata appesa fra ansieta’ e doveri, osserva con occhio furtivo il nostro ego, contento di essere sopravvissuto a un ulteriore tramonto. E per l’alba, si vedra’.

E sono mesi di accrocchio, di incroci, di spostamenti. Quello che valeva due mesi fa ora é come se appartenesse a una dimensione parallela. Da quanto ci siamo abituati a gestire le emergenze nel brevissimo periodo, creando una umanita’ che funziona come i mercati finanziari. Siamo MtM, mark to market. Il valore nominale della nostra presenza oggettiva, terrena, fisica, oscurato dal valore in potenza, da quanto vale il nostro essere umani nel momento preciso in cui lo valutiamo. Un essere presente distorto, reso bilanciamento e presa di posizione. Come se.

Come se dovessimo rinunciare all’esperienza personale e collettiva e convincersi di una, dieci, mille normali, di modi e di etiche nuove e di un mondo in divenire, che sta nascendo, dove abbandoneremo la nostra fisicita’ per immergersi in pianeti paralleli, dove moriremo, godremo senza mai arrivare alla fine della nostra esperienza lisergico-elettronica.

L’accrocchio, un mondo che cerca di cancellarci con la furia delle tempeste e dei cambiamenti climatici, un mondo in transizione verso macchine che sapranno talmente tanto di noi che conosceranno ogni piccola debolezza e piega non svelata del nostro cuore, dei nostri desideri, usandoci, alla fine, per vendere, posizionare, dominare.

Un mondo coraggioso. Forse. E brutale, barbarico, dove ancora oggi le guerre si decidono con esplosioni, corpi dilaniati, stupri e rastrellamenti di notte, avversari politici esiliati, uccisi. E tutta la tecnologia del mondo asservita a centrare con perfezione millimetrica, per distruggere vite.

O per influenzarne il pensiero.

Entro in un caffe’storico di Roma e, alla cassa un cartello mi dice che, se pago in contante, ci metto meno che se uso una carta di credito. Vorrei dire al cassiere che si sbaglia, che entro pochi anni non ci saranno ne’ carte, ne’ contanti, ma ogni desiderio e pulsione verra’ gia’ pagata non appena la avro’ pensata. Entrero’ nello stesso bar e gia’ sapranno cosa voglio bere, se un espresso, un macchiato, con alcune regole che impediranno, per esempio, di bere un cappuccino dopo le undici di mattina.

Ogni desiderio, ogni sapere, ogni informazione, modificata, trasformata. Il tempo diventera’ giocoforza sempre piu’ veloce, fino al punto del ritorno verso l’indietro. Perche’ se tutto diventera’ istantaneo, improvvisamente disponibile, il senso stesso del tempo sara’ stato consumato dal difetto maggiore del tempo, quello di scorrere e di lasciarci ogni volta attoniti all’incrocio delle ere e delle transizioni.

Riappropriasi del tempo nostro, del presente che diventa serie storica di emozioni e un futuro che puo’ diventare una nostra estrapolazione resa carne, evento. O un susseguirsi di esternalita’ senza capacita’ di prender fiato. Questo il dilemma. Lasciare che tutto prenda il sopravvento o riappropriarsi del nostro spaziotempo.

Soundtrack – San Salvador Lo Mes de Mai (2) Lo Mes de Mai – YouTube

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