8 Settembre Set 2018 0745 08 settembre 2018

Questo è l’uomo che consegnerà l’Unione Europea a Salvini e Orban

Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, probabile successore di Juncker, si dice pronto a compromessi con gli euroscettici. La nuova alleanza nero-blu dominerà l’Europa, ma occhio alle contraddizioni

Weber Linkiesta
Emmanuel DUNAND / AFP

Nella corsa per la prossima presidenza della Commissione Europea il tedesco Manfred Weber, forte del sostegno di Angela Merkel, è sicuramente in una posizione di vantaggio. Capogruppo del Ppe al Parlamento Europeo, 46 anni, proveniente dalla CSU bavarese, è il primo politico a scendere in campo per prendere il posto del lussemburghese Jean-Claude Juncker.

La Cancelliera ha preferito non mettere in pericolo la già fragile intesa tra il suo partito, la CDU, con il partito gemello bavarese, che nel giugno scorso aveva messo in pericolo la stabilità del governo tedesco. E attento agli equilibri da non far vacillare è anche Weber, che in un’intervista a La Stampa tende la mano ai sovranisti euroscettici, tra cui Viktor Orban e Matteo Salvini.

I rapporti tra il Ministro degli Interni e il tedesco non erano stati precedentemente caratterizzati da grande simpatia, basti pensare al botta e risposta del maggio scorso: «State giocando col fuoco perché l’Italia è pesantemente indebitata», aveva dichiarato ai media tedeschi Weber mentre il governo pentaleghista era in procinto di formarsi, dichiarazione alla quale il leader del Carroccio non aveva atteso a replicare: «Pensi alla Germania che al bene degli italiani ci pensiamo noi».

Weber, peraltro, si era fatto notare anche per aver ammonito che “l’Italia deve fare i compiti a casa” in replica al discorso di Matteo Renzi per l’inizio del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea nel 2014. In quattro anni molte cose sono cambiate. Il contesto delle elezioni del Parlamento Europeo del prossimo maggio infatti sarà ben diverso da quello precedente, e Weber lo sa: «Dobbiamo ricordarci che la coalizione pro-Ue che quattro anni fa ha eletto Juncker – socialisti, popolari e liberali – ha avuto solo 45 voti in più di quelli necessari. E quest’anno l’ondata dei partiti populisti sarà ancora più forte». Un’apertura ai sovranisti è dunque inevitabile per il leader del Partito Popolare, che è da sempre in buoni rapporti con l’ungherese Orban che con il suo partito, Fidesz, fa parte del Ppe, a differenza di Salvini, e che sostiene la candidatura del tedesco alla guida della Commissione.

Certo, poi inizierà lo spettacolo: come si concilieranno l'austerità teutonica di Weber con le sparate sovraniste di Salvini, ad esempio? Alla prossima legge di bilancio il governo gialloverde si troverà di fronte quello dei compiti a casa o l'alleato del fronte sovranista?

Siamo di fronte quindi a un curioso spostamento delle alleanze europee su un asse conservatore-sovranista? Parrebbe di sì, e Weber ne è la più limpida rappresentazione: il suo sostegno a un severo rigore di bilancio si accompagna a una strenua battaglia all’immigrazione clandestina e alla difesa dei confini esterni, in sintonia con la vicina Austria guidata dal giovane Sebastian Kurz.

Chi nel PPE ha mal digerito la vicinanza tra il tedesco e il primo ministro ungherese dovrà probabilmente mettersi l’animo in pace: Orban non può fare a meno del sostegno dell’eurodeputato bavarese, soprattutto ora che l’Europarlamento è in procinto di decidere se sanzionare l’Ungheria per le controverse politiche anti immigrazione, dall’altro lato Weber potrà contare sul sostegno di Fidesz il prossimo novembre al congresso interno dei popolari europei, dove verrà ufficialmente scelto il candidato alla corsa per succedere a Juncker.

Certo, poi inizierà lo spettacolo: come si concilieranno l'austerità teutonica di Weber con le sparate sovraniste di Salvini, ad esempio? Alla prossima legge di bilancio il governo gialloverde si troverà di fronte quello dei compiti a casa o l'alleato del fronte sovranista? Si vedrà. Di sicuro lo spirito di Ventotene, quello di un’Europa federale, libera e unita, così tante volte nominato e celebrato sembra oggi più che mai essere finito nel dimenticatoio. Con buona pace di Colorni, Spinelli e Rossi, che fortuna loro, non assisteranno a questa lunga notte dell'Europa.

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