Il diritto di morire
13 Novembre Nov 2018 0559 13 novembre 2018

Non è eutanasia, è salvezza dall’accanimento. Una scelta raccontata a teatro

A portare questi temi alla luce sono sempre casi personali che diventano simbolici da cui nascono libri e spettacoli. “Interruzioni” è uno di questi: un dramma sul testamento biologico che andrà in scena a Milano il 16 novembre

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Una figlia, una madre e una dottoressa. Un sax in sottofondo che accompagna le loro parole e i loro pensieri. Un’unica attrice che impersona l’accettazione della fine e allo stesso tempo il rifiuto della morte, parlando al pubblico in sala delle tante battaglie sostenute per poter decidere della nostra vita sino all’ultimo respiro.

Si tratta di “Interruzioni”, il primo spettacolo a trattare il tema dall’approvazione in Italia della legge sulle DAT (Disposizioni anticipate di Trattamento) che andrà in scena a Milano, al teatro Linguaggicreativi, il prossimo 16 novembre e in replica sabato 17 e domenica 18.

Temi delicati come l’eutanasia, il testamento biologico e l’accanimento terapeutico vengono affrontati con chiarezza, umanità e ironia.

Sul palcoscenico l’attrice Gianna Coletti, accompagnata dal sax di Jonathan Norani. Lo spettacolo è una produzione “Spericolata Quinta” ed è ispirato al terzo racconto dell’omonimo libro della giornalista ferrarese Camilla Ghedini (Giraldi editore), ristampato nel novembre 2018 con la prefazione di Mina Welby.

A patrocinarlo è l’Associazione Luca Coscioni, protagonista in questi anni di tante battaglie per arrivare ad una legge sul fine vita. È il suo leader più noto, Marco Cappato, a spiegarne la motivazione: «Se il Parlamento ha approvato la legge sul biotestamento è anche grazie a storie di persone che hanno deciso di rendere pubbliche le loro scelte, come Piergiorgio Welby e Dj Fabo, incarnando il motto di Luca Coscioni, “dal corpo dei malati al cuore della politica”. Sono grato all’opera di Camilla Ghedini interpretata da Gianna Coletti perché il teatro è spesso uno specchio della vita, e può contribuire a diffondere la cultura del Diritto e dei diritti in attesa di una legge che consenta anche l’eutanasia».

Temi delicati come l’eutanasia, il testamento biologico e l’accanimento terapeutico vengono affrontati con chiarezza, umanità e ironia.

La pacifica rassegnazione di una giovane donna malata di cancro, giunta ai suoi ultimi giorni di vita dopo aver scelto la sedazione palliativa profonda, si contrappone alla disperazione della madre al suo capezzale, ignara della malattia della figlia fino a quando non ne viene informata dalla dottoressa. Questa, ricordando Dj Fabo, Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro, si fa portavoce dei tanti dubbi sul tema e, rivolgendosi esclusivamente al pubblico, spiega che il testamento biologico non è solo un atto con cui porre fine alla vita rinunciando all’accanimento terapeutico ma anche uno strumento con cui si può scegliere invece di vivere più a lungo.

Così come la figlia lo spiega alla madre, dopo averla perdonata: «Il mio, sia chiaro, non è un suicidio. È una rinuncia all’accanimento. È dirsi che io ho giocato bene le mie carte, ma la partita è finita mamma, e io non ho perso».

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